Expo 2015 Padiglione d’Israele Fields of Tomorrow, di Michela Ongaretti

Padiglione Israele

Padiglione Israele Fields of Tomorrow Expo 2015

Expo 2015 Padiglione d’Israele Fields of Tomorrow: That’s Edutainment! di Michela Ongaretti. Due grandi pareti verticali, una per il video che attira l’attenzione anche da lontano, e una per un mosaico di coltivazioni dai diversi colori, riso, grano e mais. Così si presenta nel suo appariscente impatto visivo il padiglione di Israele, dal nome rappresentativo Fields of Tomorrow. All’interno troviamo diverse installazioni multimediali con un’accoglienza spettacolare, dove prevale l’entertainment sull’education.

Expo Padiglione Israele

Expo Padiglione Israele Fields of Tomorrow

Il vantaggio del padiglione Israele è in primis la chiarezza. Il visitatore può aspettare in coda, come in altri padiglioni, ma non appena varcata la soglia non gli si permette di perdere tempo. La visita non è libera ma guidata dall’inizio alla fine per dare importanza all’approccio ottimistico del paese del ” latte e del miele”, nel quale la costante ricerca tecnologica serve a reinventare il presente e il futuro, nel superamento progressivo dei limiti imposti dalla Natura.

Il padiglione si trova in prossimità dell’incrocio tra Cardo e Decumano accanto a Palazzo Italia ed è stato progettato dall’architetto David Knafo con Knafo Klimor Architects, mentre le installazioni multimediali sono a cura di Avant Video Systems. Lo promuovono il Ministero degli Affari Esteri Israeliano ed è sponsorizzato da KKL-JNF, Keren Kayemeth LeIsrael – Jewish National Fund.

Expo 2015 Padiglione Israele

Expo 2015 Padiglione Israele Fields of Tomorrow

Già dall’architettura esterna si anticipa scenograficamente un grande risultato della tecnologia agroalimentare del paese, il Vertical Planting, innovativo ed ecosostenibile perchè permette di risparmiare e ottimizzare acqua e territorio.

La parola edutainment è l’unione di education ed entertainment, e in questo padiglione è chiaro fin dall’ingresso tutta l’importanza data a questo tipo di approccio, che vuole essere spettacolare attraverso la tecnologia video. Ci accoglie un attore come in un programma televisivo che non introduce subito alla rilevanza agricola di Israele, ma ci preannuncia quanto vedremo e passa a presentarci come sua sorella una nota attrice e cantante nazionale, ovviamente bellissima, per dirci alcune parole generali sul paese e la sua varietà di stimoli, forse da un punto di vista più turistico.

Se sentite un tono leggermente sarcastico nelle nostre parole è perché si, all’inizio abbiamo arricciato un po’ il naso. Poi ripensando all’insieme, in considerazione della serietà dei contenuti interni, non possiamo che ammirare questa tecnica affabulatoria, che mira ad attirare l’attenzione anche dei pigri sui meriti fondamentali di Israele riguardo il cibo e la sua produzione.

Expo Padiglione Israele

Expo Padiglione Israele – La ricerca tecnologica per l’irrigazione, nel padiglione di Israele ad Expo

Lo spettacolo dei primi minuti è tutto incentrato sui due attori: quello in carne ed ossa parla con la ragazza presente solo attraverso un pannello video scorrevole, cambiando location ed infine passando attraverso e davanti il monitor un bicchiere di buon vino del luogo al ragazzo che “magicamente” ritira la mano da dietro lo schermo, reggendo realmente il bicchiere. Tutti notano il gioco di prestigio tecnologico e sale il desiderio di vedere l’interno.

L’idea di far parlare i membri di una stessa famiglia è come dare un senso di continuità nella Storia all’innovazione scientifica e tecnologica, e da qui in poi, attraverso i filmati e le proiezioni sarà l’attrice Moran Atias a dialogare con altre persone, il nonno o il bisnonno, o la cugina ricercatrice, che hanno trovato delle soluzioni incredibili per le tecniche di coltivazione in un luogo con pochissima riserva d’acqua. La famiglia se ci si pensa bene è la tradizione più solida in un paese così giovane, il legame di Israele con la storia è attraverso le generazioni, nel ventesimo secolo.

Expo 2015

Expo 2015 – Un’installazione video nel Padiglione di Israele

Nella prima sala un nuovo stratagemma della comunicazione: la sorpresa. Pensiamo di accedere ad un arido deserto e ci troviamo invece in una foresta. E’ la Keren Kayemeth LeIsrael dove il Jewish National Fund si impegna da settant’anni a trasformare il paesaggio dello stato: sono stati piantati 240 milioni di alberi e per dare nuove possibilità di sopravvivenza ad ecosistemi a rischio, è stata creata una banca di semi e sono state sviluppate nursery botaniche.KKL-JNF continua a sviluppare inoltre progetti ambientali e sociali su tutto il territorio grazie alle donazioni israeliane ed internazionali.. Oggi Israele vanta di poter essere l’unico paese al mondo che ha più alberi di 100 anni fa. Questa storia è raccontata nel grande video dove gli alberi si animano con occhi e bocche parlanti, che i visitatori osservano in sala seduti su una tribuna come al cinema.

In seguito ci riappare Moran Atias per non lasciarci fino alla fine del percorso. Inizia un filmato composto da episodi nei quali l’attrice incontra i suoi avi: sono i ricordi della storia di tre generazioni di contadini, che grazie alla loro tenacia e ostinazione sono riusciti a coltivare nell’area desertica. Su questa cocciutaggine del carattere israeliano si insiste molto per sottolineare la capacità di trasformare la difficoltà in sfida, e ottenere infine il successo attraverso l’estenuante ricerca e sviluppo dell’innovazione scientifica e tecnologica, possibile con gli investimenti di chi crede in quella che Elazar Cohen, commissario generale del padiglione, chiama Start-Up Nation.

 Expo 2015 Padiglione Israele

Expo 2015 Padiglione Israele

Al termine si entra nella seconda e ultima sala completamente al buio, dove il soffitto è come un cielo notturno virtuale sul quale vedremo una dopo l’altra proiezioni sui quattro progetti d’eccellenza selezionati per l’occasione. Sono tutti raccontati attraverso l’interazione di Moran con dei personaggi protagonisti della realizzazione di queste innovazioni, che li coinvolge chiedendo loro informazioni su ricerca e risultati: nell’ambito della Biotecnologia parliamo della riproposizione del “Super Wheat”, il grano originario ( e biblico) che cresceva nella zona tremila anni fa, non geneticamente modificato.

Poi si presenta “3.0 Agriculture” cioè l’applicazione di tecnologie satellitari digitali alla gestione dei campi, un progetto all’ avanguardia per l’irrigazione esportato in Africa e infine un secondo esempio di esportabilità dell’innovazione avanzata riguardo le tecnologie zootecniche, stavolta in un centro di mungitura industriale in Asia.

Lo studio Knafo Klimor Architects che ha reso possibile quest’opera per Expo2015 ha sede in Tel Aviv e Haifa ed è stato fondato nel 1980 da David Knafo e Tagit Klimor , in collaborazione con diversi professionisti, anche in ambito urbanistico.. I due progettisti, che considerano l’architettura una scienza sociale che prenda in considerazione l’identità delle comunità locali per costituire ambienti nuovi ma sostenibili per l’ambiente, anche culturale circostante, è stato fondamentale per il design del padiglione saper promuovere i valori della salvaguardia delle preziose risorse naturali, e l’impegno di Israele nel benessere sociale per le generazioni future. Lo studio Knafo Klimor Architects ricerca quindi una sostenibilità non solo per l’ambiente, ma anche del genius loci in combinazione all’innovazione costante e la tecnologia responsabile.

Il campo verticale è fondamentale nella comunicazione al pubblico del successo e l’eccellenza agricola, che ricade sulla produzione di cibo per tutto il pianeta, e mostra sui suoi settanta metri di lunghezza e dodici in altezza, i settori interessati a questa eccellenza, come la coltivazione di verdura nel deserto, i miglioramenti nella qualità delle sementi e le nuove tecniche di irrigazione. L’aspetto scenografico sarà garantito dalla varietà e mutabilità dei colori e delle texture in relazione al cambio delle stagioni.

La parete verticale è formata da unità modulari coltivabili, e ciascuna di esse ottimizza la crescita delle piante attraverso un sistema computerizzato di irrigazione goccia a goccia, ma l’intero padiglione impiega le tecnologie più avanzate per risparmiare acqua ed energia, inoltre Israele dichiara che la struttura sarà integralmente riciclata al termine di Expo.

Nell’ambito agroalimentare la tenacia israeliana ha fatto crescere gli ortaggi nel deserto, con quella tenacia che mio nonno premiava consapevole ogni volta che comprava un pompelmo proveniente da Jaffa, quando io ero bambina. Qui ad Expo in quindici minuti di visita sono stati riassunti i primati israeliani nel settore, certo con grande auto-celebrazione, ma possiamo dire di avere appreso senza difficoltà, con leggerezza, che vince chi insiste. That’s edutainment!

Michela Ongaretti

> Leggi anche gli altri articoli di Michela Ongaretti per Milano Arte Expo magazine.

 

MAE Milano Arte Expo  –mail:milanoartexpo@gmail.com– ringrazia Michela Ongaretti per il testo e la selezione delle immagini (alcune sono di Francesco Tadini) relative al Padiglione d’Israele Fields of Tomorrow all’Esposizione Universale e per la rubrica dedicata al design di Expo Milano 2015.

Partecipa al concorso fotografico  organizzato dal magazine Milano Arte Expo Photo Prize “Instaworld Milano 2015″ su Instagram.

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