Lucio Fontana Concetti spaziali, Wunderkammer, GAM Torino – di Valeria Ceregini

Lucio Fontana

Lucio Fontana, Studio per parete spaziale, 1957 (fl/2150). Inchiostro di china a pennello su carta e matita. Credits GAM – Fondazione Torino Musei

Mostre 2015Valeria Ceregini per Milano Arte Expo – Lucio Fontana. Concetti spaziali (15 aprile – 30 agosto 2015) a cura di Danilo Eccher alla Wunderkammer, GAM Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino. La mostra Lucio Fontana. Concetti spaziali, curata dall’ex direttore della GAM di Torino Danilo Eccher e realizzata grazie alla collaborazione con la conservatrice del museo Virginia Bertone e lo storico dell’arte Luca Pietro Nicoletti, ospita per la prima volta negli spazi della Wunderkammer la grande scultura pavimentale Concetto spaziale (1952). A fare da cornice all’opera, trenta disegni realizzati dall’artista argentino fra il 1948 e i primi anni Sessanta e due Concetto spaziale. Teatrino, entrambi del 1965.

L’esposizione fornisce l’occasione per mostrare capolavori appartenenti alla collezione del museo e, nello specifico dei disegni, al Gabinetto Disegni e Stampe GAM. La responsabile, Virginia Bertone, ha dimostrato come la collaborazione fra museo e suoi sostenitori, restauratori e storici dell’arte abbia reso possibile la visione e il godimento di disegni da troppo tempo in deposito. Infatti, il restauro del Concetto spaziale e dei trenta disegni ha dato modo di «riflettere sugli oggetti, la loro storia materiale, critica e creativa», come lei stessa dichiara.

Il grande disco giallo, dopo un lungo restauro durato quasi un anno e terminato nei primi mesi del 2014 è stato protagonista della mostra parigina Lucio Fontana. Rétrospective al Musée d’Art Moderne de la Ville (25 aprile – 24 agosto 2014) a cui era dedicata la sala Un spatialisme ouvert, 1952-1958. Così come a Parigi, anche in questa occasione torinese, esso è posto al centro dell’allestimento come interprete di nuove ricerche e chiavi di lettura dell’operato artistico di Lucio Fontana.

Lucio Fontana Concetto spaziale

Lucio Fontana, Concetto spaziale, 1952 (S/300). Otto elementi in ferro verniciato. Credits GAM – Fondazione Torino Musei

Il maestro dello spazialismo, infatti, esibisce nel Concetto spaziale (inv. S/300), entrato a far parte delle collezioni della GAM nel 1965 con acquisto diretto dall’artista, uno spirito antimonumentale arrivando a concepire una scultura totalmente orizzontale. Composta da otto lastre sagomate e verniciate di un giallo saturo e brillante era stata progettata per essere disposta sul prato antistante la GAM quasi a voler evocare un “fiore” tanto da essere menzionata in forma colloquiale come Il fiore dallo stesso Lucio Fontana. Contraddistinta da un colore fortemente antinaturalistico la scultura voleva provocare un contrasto surreale nella sua collocazione originaria scelta dall’artista in seguito all’esposizione Sculture in metallo (1964) presso le sale del museo.

Le questioni spazialistiche sollevate dal Concetto spaziale di Lucio Fontana sono accolte negli studi dello storico dell’arte Luca Pietro Nicoletti il quale ha messo in luce la necessità di esporre nuovamente al pubblico i disegni donati nel 1970 dalla moglie, Teresita Rasini Fontana. Il dono si concretizzò a seguito della prima grande retrospettiva organizzata dalla galleria civica di Torino nel marzo dello stesso anno, a poco meno di un anno e mezzo dalla scomparsa del marito, per ricordare il legame di stima che aveva unito Fontana al museo. Quasi tutti i disegni donati ed esposti durante la retrospettiva del 1970 subirono un preliminare restauro per l’esposizione curata da Riccardo Passoni nel 1996 (Fig. 3) per poi essere archiviati fino a oggi.

Lucio Fontana

Lucio Fontana, Ambiente spaziale, 1948 Inchiostro di china a pennello su carta. Credits GAM – Fondazione Torino Musei

Sebbene i disegni non fossero più visibili al pubblico, l’interesse per il Fontana disegnatore non scemò tanto da indurre al loro studio molti specialisti. Uno fra questi, Enrico Crispolti, sottolineò come i disegni fossero per Lucio Fontana un momento preliminare, un «progetto di presenza d’immagine concettuale» come li definì nel suo scritto (Carriera “barocca” di Fontana, 1972). Nicoletti va oltre questa definizione osservando come dal 1946, anno di rientro in Italia dell’artista dall’Argentina, fino ai vent’anni successivi di arte “spazialista”, Lucio Fontana utilizzi la carta come un cimento su cui visualizzare la disposizione degli elementi. Il suo gesto impulsivo aggredisce il materiale in modo controllato delineando forme e immagini figurative o astratte come, spiega Luca Pietro Nicoletti, «traduzione istantanea di un input mentale». Il disegno è, quindi, un mezzo per prendere familiarità con motivi tracciati quasi ossessivamente, tradotti poi in una serie di gesti sulla tela o nella modellazione.

I disegni di Lucio Fontana, come gran parte della sua produzione artistica, della quale sono presenti in mostra alcune delle più note testimonianze, rispecchiano la definizione che egli stesso diede della sua opera nel Manifesto Blanco (1947): «pura immagine aerea, universale, sospesa».

In questa occasione espositiva la GAM di Torino si fa testimone di un grande lavoro di restauro e ricerca su un artista che ha segnato la storia dell’arte rileggendolo secondo un aspetto più intimo, il disegno «diagramma del pensiero» di Lucio Fontana.

Valeria Ceregini

> Leggi anche gli altri articoli di Valeria Ceregini per Milano Arte Expo magazine.

MAE Milano Arte Expo  –mail:milanoartexpo@gmail.com– ringrazia Valeria Ceregini  per il testo e la selezione delle immagini relative alla mostra Lucio Fontana Concetti spaziali, Wunderkammer alla GAM Torino.

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