Valeria Ceregini – GROW IT YOURSELF al PAV – Parco Arte Vivente di Torino

Piero Gilardi

Piero Gilardi, Ecoagorà, 2015. Credits PAV

Valeria Ceregini per Milano Arte Expo 2015 – GROW IT YOURSELF al PAV – Parco Arte Vivente di Torino. Mostra con Futurfarmers, Inland – Campo Adentro, Myvillages, Piero Gilardi a cura di Marco Scotini. Aperta fino al 18 ottobre 2015. Il PAV, acronimo del ben più esplicativo nome Parco Arte Vivente, ha inaugurato il 12 giugno la mostra Grow It Yourself a conclusione di una stagione segnata dalla ricerca di “forme cooperative di riproduzione sociale e del comune”, come suggerisce il curatore Marco Scotini. La mostra facendo seguito al precedente allestimento, Vegetation as a political agent, si inserisce nella cornice teorica Commons Art che ha preso avvio nel 2014. >

La mostra, ora in corso fino al 18 ottobre, avvalendosi della collaborazione di collettivi e associazioni internazionali, indaga, al confine fra pratiche artistiche e arti rurali, le problematiche politiche ed economiche che soggiacciono alle attività agricole cercando di trovare delle soluzioni alternative al capitalistico monopolio della distribuzione di massa. >

Non è insolito per il PAV, animato dallo spirito del suo ideatore e fondatore Piero Gilardi, confrontarsi con le urgenze sociali che affliggono il pianeta. Infatti, l’artista torinese spesso associato “semplicemente” ai Tappeti natura degli anni Sessanta, è stato animatore e sostenitore di azioni politiche e sociali che lo hanno visto impegnato in prima persona per gran parte della sua vita, come quando nel 1967 decise di prendere le distanze dalla Galleria Sonnabend di Parigi per sottrarsi alle leggi del mercato artistico che avrebbero reso i suoi Tappeti natura dei feticci legati al mero consumo artistico. In realtà questi “oggetti”, che lo hanno così fortemente connotato, possedevano già il seme dell’estetica relazionale fatta di esperienze di creatività comunitaria e democratica attivatrici di relazioni sociali, cifra ideologica che sottende tutto il lavoro di Gilardi e oggi anche del parco.

Piero Gilardi

Piero Gilardi, Ecoagorà, 2015

In questa occasione Piero Gilardi presenta all’interno della significativa corte del PAV (vedi MAPPA) Ecoagorà (2015) : una struttura in legno ottagonale che a mo’ di un antico anfiteatro “contratto”, come lui stesso lo definisce, si rende centro di una piazza dove prende vita, si anima, una discussione intorno ai temi dell’agricoltura sostenibile e delle energie rinnovabili. Strumenti agricoli legati alla pastorizia e alla coltivazione sono posti a corredo della struttura come elementi significativi di una cultura rurale ormai in declino. Elementi tecnologici vogliono, invece, suggerire come le tecnologie possono essere un bene se poste al servizio della natura e in equilibrio con la biosfera. A fare da cornice troviamo immagini rappresentative della devastazione ecologica causata dall’uomo in aree del pianeta a forte rischio d’inquinamento ambientale. Ecoagorà è, quindi, uno spazio relazionale in cui le persone che vi prendono luogo diventano attanti che esperiscono e condividono pensieri e azioni.

L’allestimento, articolandosi in altre tre sezioni, declina il tema centrale della mostra con l’obiettivo di essere canale di attivazione di pratiche di pensiero piuttosto che espositore di forme artistiche “accademiche”.

Inland

Inland – Campo Adentro, Fernando Garcia-Dory, Inland, 2009 – ongoing. Credits PAV

Inland – Campo Adentro (Fig. 3) è il progetto che vede coinvolti artisti spagnoli con l’obiettivo di stimolare e interconnettere il territorio urbano e rurale in una sorta di osmosi simbiotica. Prendendo le mosse dal pensiero articolato e attualizzato dall’artista tedesco Wolf Vostell presso il Museo Vostell di Malpartida, l’opera offre uno sguardo sulle realtà agricole spagnole e su come il progetto, diretto da Fernando Garcia-Dory, abbia messo in relazione l’ambiente metropolitano e rurale attraverso una serie di attivazioni locali che hanno prodotto un avvicinamento e una progressiva conoscenza e consapevolezza delle dinamiche geopolitiche.

I lavori di Mario Garcia Torres e Susana Velasco mostrano come il tema arte-agricoltura-territorio fosse già presente e insito nella missione del Museo Vostell, di cui se ne riportano alcuni elementi documentari e artistici, come un esempio di Dé-coll/age di evocazione fluxusiana realizzato con i manifesti del museo. Fanno da corredo anche elementi legati all’attività pastorale dell’uomo e forme d’arte spontanee nate dalla visione creativa dei pastori dell’Estremadura. Sono evidenti in questi esempi richiami verso un’arte antropologica e brut, non fosse altro per gli artisti evocati dallo stesso Vostell e accolti nel suo museo di Malpartida.

Si prosegue il percorso espositivo e narrativo con il gruppo Futurfarmers originario di San Francisco. Le quattro opere presentate, Erratum: Brief Interruptions in the Waste Stream (2010), Soil Kitchen (2011), Annual Harvest (2014) e This is Not a Trojan Horse (2010), sono un esempio di pratiche partecipative. La prima, propone un video in chiave di “reverse ready-made” realizzato da Amy Franceschini e Michael Swaine, caratterizzato da un forte richiamo duchampiano. Mettendo in scena la destrutturazione fisica di una toilette in porcellana si veicola un messaggio di denuncia verso le erronee politiche legate ai rifiuti ambientali così come il maestro francese nel 1917, presentando segretamente la sua Fontana, volle sovvertire il sistema estetico e artistico mostrando alla commissione della Society of Indipendent Artist di New York un “banale” orinatoio di porcellana.

Myvillages

Myvillages, Made in Zvizzchi Shop, 2013 – ongoing. Credits PAV

Il gruppo, attraverso azioni partecipative a sfondo ludico, mette in atto in ogni sua opera un processo di scomposizione che ha come obiettivo l’attivazione di cambiamenti nel rapporto dicotomico uomo-natura.

Infine, il collettivo internazionale Myvillages propone veri e propri lavori “collaborativi”: Made in Zvizzchi (2013), Company: Movements, Deals and Drinks (2014), I like being a farmer and I would like to stay one (2008-2014) che si inseriscono in un progetto più ampio, The International Village Show (Fig. 4), in cui la produzione artistica interviene direttamente tra i rapporti di produzione e commercio poiché l’obiettivo del gruppo è quello di porre l’ambiente rurale al centro dello spazio di produzione culturale.

La mostra conferma, ancora una volta, come il PAV sia da sempre promotore di una visione di opera d’arte come dispositivo estetico, dinamico e aperto e sostenitore della collaborazione sociale, in grado di accogliere la molteplicità artistica come segno dichiarato d’intenti verso le problematiche ecologiche che affliggono la società moderna.

Valeria Ceregini

MAE Milano Arte Expo  –mail:milanoartexpo@gmail.com– ringrazia Valeria Ceregini  per il testo e la selezione delle immagini relative alla mostra GROW IT YOURSELF al PAV al Parco Arte Vivente di Torino.

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Milano Arte Expo

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