ETRO, Isadora Duncan, libertà, moda – di Federicapaola Capecchi – Milano Arte Expo 2015

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ETRO, Isadora Duncan, libertà, moda – L’invenzione del movimento una rubrica dedicata alla moda, a cura della Coreografa e Danzatrice Federicapaola Capecchi per Milano Arte Expo magazine. Le domande – non di rito – che le abbiamo posto  e che costituiscono l’ossatura e il carattere di questa pagina accompagneranno, speriamo piacevolmente, le vostre scelte e le riflessioni che si legano a una delle forme d’arte più contemporanee che ci siano.

Come ti muovi con addosso un abito? Cosa sveli del tuo carattere e della tua immaginazione? Quale è il movimento che ti viene più naturale in quell’abito? Come ti muovi tu? Chi sei tu … con quell’abito addosso? Quale artista ti riporta alla mente?

MODA. L’invenzione del movimento –  Primo movimento: ETRO, Isadora Duncan e la libertà – Di Federicapaola Capecchi

La moda da sempre intreccia il suo percorso con l’arte e gli artisti. Spesso ne è anche ispirata. Etro in Italia riusò la Merda d’Artista di Piero Manzoni su un prototipo di polo e per alcune campagne – nodo di cravatta o collo di camicia – citò Domenico Gnoli e il suo un gigantismo da metafisica degli oggetti e si rifece alle sculture Mobiles di Calder per delle borse a trapezio; Jean Paul Gaultier nel 1984 si ispirò al quadro di Salvator Dalì Nigh and Day Clothes of the Body; Stephen Sprouse nel 1997 riprese le immagini di Andy Warhol, Mila Schön si ispirò ai moduli optical dei quadri di Victor Vasarely; Krizia ha recuperato iconografie di Vassily Kandinsky, Gustav Klimt, Alberto Burri, Alexander Calder, Tamara de Lempicka; Laura Biagiotti si è rifatta per anni al Futurismo di Balla e Depero; Christian Lacroix si è ispirato alla pittura del Settecento e dei Surrealisti storici; Missoni e i suoi colori richiamano alcune tavole rinascimentali e correnti di astrattismo americano; Vivienne Westwood spesso gioca tra le crioline dei ritratti di Bronzino o a richiamare l’atmosfera “tempestosa” di alcune opere di Théodore Gericault. Solo per citarne alcuni. [fonte Melting pop combinazioni tra l’arte visiva e gli altri linguaggi creativi – Gianluca Marziani]

La moda, altrettanto, ha a che fare con il carattere, l’identità, la psicologia. Studiosi e semiologi, tutt’oggi, si interrogano su questo complesso e articolato rapporto dove la moda – Fenomeno sovradeterminato che esprime a un tempo l’individuo, la società, l’inconscio e la propria autonoma evoluzione”. Marc-Alain Descamps – si relaziona continuamente con la mutevole mente umana, con le volubili passioni, certezze, persone, con il bisogno di sperimentare, di indossare qualcosa che differenzi dagli altri ma che sia anche accettato dal proprio contesto di riferimento. La moda ha uno stretto, molto stretto, legame con il corpo, lo veste, lo usa come veicolo di trasmissione. La corporeità è uno dei connotati essenziali della moda. Un abito indossato da un corpo lo rappresenta. Un abito indossato da un corpo in movimento ne rivelerebbe un senso. La moda vuole svelare sensi, significati e lo fa vestendo la corporeità. Da qui vogliamo partire, riscoprendo della moda questi aspetti, concentrandoci su l’uso del corpo e il movimento.

ETRO Spring summer 2015

ETRO Spring summer 2015

Partiamo da Etro.

Etro – il sito è http://www.etro.com/it_it/ – da sempre si contraddistingue per stoffe di grande pregio realizzate con fibre nobili e naturali, impreziosite da disegni originali e colorazioni innovative. Il successo del marchio è legato all’uso delle tecniche di stampa, alla ricerca sui materiali, alla modernità dei tagli e all’artigianalità che permettono di avere una produzione originale e molto apprezzata. Fin dal suo esordio, 51 anni fa, il marchio a conduzione familiare, vuole fare del tessile e della moda un’arte, prima ancora che un modo di esprimersi.

<Per la primavera estate 2015 – la donna Etro è uno spirito libero. Come un’artista, attraverso i vestiti che indossa, ci racconta il suo viaggio e la sua storia. La collezione è evanescente, quasi un miraggio. Ha un sapore primordiale, con reminiscenze romantiche e bohémien. I colori hanno la consistenza del ricordo, sono stinti e polverosi. Armonici e degradanti, si passa dall’avorio agli azzurri, dal blu all’indaco, con una gamma dei rosa che comprende il corallo, il mauve e il lavanda. Canvas, suede, denim, seta e cotone: un mix di tessuti diversi esplora ricami preziosi, fantasie colorate e dettagli tribali. L’intramontabile Paisley* si trasforma e si svela in nuove forme, lasciando tracce delicate sui tessuti.> Fonte Alfabetro The Magazine.

Guardiamo le foto degli abiti, non ci soffermiamo su una collezione in particolare, anche se cade l’occhio sullo spirito libero 2015 e sull’ironica sfida del cibo su alcuni capi maschili. Ci soffermiamo di più sull’immaginario estetico di Etro, fedele a se stesso, stagione dopo stagione, dove per noi predomina un senso del viaggio in ogni sua forma, anche metaforica e immaginifica, dell’eleganza e della libertà; di un femminile – a tratti romantico – senza dimenticarne però l’attività quotidiana spesso frenetica; un radicato know – how sartoriale, motivi, composizioni artistiche, materiali organici e fibre naturali che creano e rispettano la biodiversità dei tessuti; un senso di leggerezza, influenze multiculturali (una sofisticata folk culture per il 14/15, i nativi americani per il pe donna 2015, l’oriente in altre collezioni) che impreziosiscono sovrapposizioni leggere, volumi fluidi e giochi di opposti. Sovrapposizione, intensità del gioco, cura del dettaglio, vicinanza alla natura.

Scegliamo alcuni capi di moda sui quali porre la nostra attenzione, che riguarda il corpo e il movimento. Ci danno l’idea di chi ama distinguersi dalla massa, che ama esplorare culture e nature, oltre alla natura. Una corporeità semplice e fluida quanto avventurosa e anticonformista. Un corpo spontaneo, naturale, a tratti emotivo, lontano da ogni formalismo. Ed è stato affascinante dunque immaginare questi capi, questi vestiti mossi dal corpo/movimento di Isadora Duncan.

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Etro spring summer 2015 | Isadora Duncan from “Paris was a woman”

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camminare in punta di piedi o sollevare le gambe fino all’altezza della testa. Queste posizioni sgraziate, artificiali non esprimono assolutamente lo stato di abbandono dionisiaco, che ogni danzatrice dovrebbe conoscere…” Isadora Duncan, Lettere dalla danza

Secondo l’opinione del critico americano John Martin, storico e saggista della danza moderna, Isadora Duncan appartiene al movimento della romantic dance, termine con cui indica quel filone di precursori della modern dance americana che, ribellandosi al freddo estetismo del sistema della danza classica, hanno rigettato ogni formalismo in favore <di una libera, personale espressione dell’esperienza emozionale>. Per la romantic dance non è importante collezionare una serie di regole di movimento codificabili per determinare un linguaggio tecnico: quello che conta è esclusivamente il significato da esprimere. “La più alta intelligenza nel corpo più libero: sta arrivando la danzatrice del futuro” Isadora Duncan

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Danza come specchio dell’anima, poesia del gesto, trasparenza delle emozioni. Movimento e danza di un corpo finalmente libero. Isadora Duncan è personalità carismatica e ribelle ad ogni convenzione, ha incarnato la meravigliosa utopia di una umanità danzante svincolata dai condizionamenti sociali e fedele ai ritmi pulsanti della natura. La “danzatrice scalza” californiana restituì alla danza il rango di arte al pari delle altre, anzi la elevò a fonte ispiratrice per pittori, scultori, musicisti.

Arnold Genthe portrait of Isadora Duncan, ca. 1925

Arnold Genthe portrait of Isadora Duncan, ca. 1925

Riusciamo a vedere questi vestiti indossati da un corpo dai movimenti “naturali” ricercati dalla Duncan, portati e mossi a piedi scalzi non sfuggendo alla terra, riprendendo contatto con il suolo, – (la coreografa di questo fece manifesto per rigettare tutto il senso tecnico-espressivo di uno dei principi-cardine della danza accademica: il principio dell’ élévation, che implica, necessariamente, una tensione verso l’immaterialità del corpo spiritualizzato, lieve, disincarnato, tendente verso l’alto, sfuggente al peso) -; vediamo questi capi di Etro delle collezioni 2015 molto vicini, per alcune fattezze e forme, alla concezione dei costumi della Duncan che libera il corpo dalle stecche e dai tutù, ricercando l’armoniosa bellezza del movimento in costumi che, invece di costringere il corpo, ne sottolineino la naturalità, privilegiando a volte i drappeggi della Grecia classica, o tuniche ampie e di stoffa leggera, che seguissero le linee del corpo, esaltando la grazia e l’armonia del corpo, del movimento e della danza.

Isadora-Duncan-from-Swiga

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Un corpo, un movimento che può vestire questi abiti di Etro è spontaneo, leggero, semplice, naturale, emotivo, concreto. Immaginiamo muovere questi capi in una danza concreta e totalizzante rispetto alla fisicità come quella di Isadora. Vedere tessuto e forma godere e respirare nell’espressività di ogni singola parte del corpo, dove il movimento nasce con e mediante l’espressione stessa, assistere alla trasformazione del vestito e del corpo che lo indossa in una totalità danzante che riscopre autonomamente, in tutto il corpo, il proprio linguaggio di movimento.

Isadora Duncan in a 1917 drawing + a model in a Fortuny Delphos gown

Isadora Duncan in a 1917 drawing + a model in a Fortuny Delphos gown

La biografia di Isadora Duncan è sul sito della Fondazione QUI 

 

Biografia in breve di Federicapola Capecchi

Federicapaola Capecchi, coreografa di OpificioTrame dance&physical theatre, ha debuttato nel 2008 come giovane coreografa italiana, con la creazione originale Raft of Medusa – Room of a Cloud, al Festival Internazionale di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia (Progetto Choreographic Collision part 1& 2, Direzione Artistica Ismael Ivo, ideazione Viviana Palucci e Manola Bettio, Produzione FNASD e Biennale Internazionale di Danza Contemporanea di Venenzia); Febbraio 2014 vede l’assegnazione del Leone d’Argento per la creatività di Biennale Educational al progetto “Leggo capisco e sono” per l’uso della danza nella formazione nelle scuole di cui Federicapaola è coordinatrice e docente in aula; ha ideato insieme a Francesco Tadini il Festival Coreografia d’Arte ormai giunto alla sua V° edizione; il suo lavoro è citato in alcune pubblicazioni sulla danza come per esempio Creatori di senso. Identità, pratiche e confronti nella danza contemporanea italiana a cura di Massimo Schiavoni. Quando ha scelto la danza e la coreografia come la sua vita ha avuto la fortuna di partecipare subito ad una produzione internazionale della Change Performing Arts, lo spettacolo “Luna di Terra” di Kayo e Yukio Mikami (Teatro Franco Parenti, Milano), di incontrare e lavorare con Marco Baliani nel progetto “Le Antigoni della Terra” (Bologna), di incontrare e studiare con Kazuo Ohno e il figlio Yoshito Ohno (Teatro Comunale di Ferrara), solo per citarne alcuni. Lo spettacolo “Resistenze“ le è valso la selezione Internazionale di Choreographic Collision, part 1 e part 2, Festival Internazionale di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia, Direzione Artistica Ismael Ivo, Associazione Danza Venezia – e, nel 2008, ha ricevuto il Premio Nazionale La Torretta “destinato a tutti coloro che con il loro lavoro contribuiscono all’esaltazione dell’arte, della cultura, della solidarietà e ad elevarne i contenuti”.

Su tutto, danza, parole, gesti cerca un linguaggio vissuto, che arriva dal corpo e vi respira, senza automatismi né artifici tecnicistici. In un’intervista si è definita un meticcio o un ibrido, attraversata fino in fondo e segnata da tutte le esperienze formative, gli stili e i percorsi incontrati e cercati, e perché ad ognuno di loro non è stata fedele. Li ha quasi sempre traditi. Ma nel senso che ha tradotto quanto aveva appreso in un suo percorso e in una sua personale ricerca. Ha iniziato dalla danza classica presso la Scuola Aurelio Millos e poi alla C.S.C di Milano, oggi SPID, con Elisabeth Kahan e David Sutherland. È con un Residenziale di Adriana Borriello presso il Teatro Elfo di Milano il suo primo incontro con la danza contemporanea. Prosegue in questa direzione studiando con Susanna Beltrami, Brigitte Hyon, Dominique Dupuy, Franco Reffo, Michele Abbondanza e Antonella Bertoni. Il ’96 è un anno importante, nel quale incontra sia la danza butoh, che il teatrodanza. È l’incontro con il teatrodanza che segna il suo percorso formativo e di ricerca. In questo senso importanti per il suo percorso artistico sono i seminari e i corsi di aggiornamento di Michele Abbondanza e Antonella Bertoni, Felix Ruckert, Raffaella Giordano e Giorgio Rossi. Nel tempo si dedica assiduamente allo studio e alla pratica della contact improvisation reinterpretandola ed elaborandola in un proprio codice coreografico. Durante la sua permanenza alla Biennale di Venezia per il suo debutto, approfondisce il lavoro di coreografa e di danzatrice contemporanea con Ismael Ivo, Jacopo Godani, Ted Stoffer, Reinhild Hoffann e Mi Na Yoo.

Collabora con Spazio Tadini dal 2008 e nel 2010 ne diviene socia e responsabile danza, musica e teatro, spostando negli spazi dell’Associazione anche il suo lavoro coreografico e teatrale. Come socia di Spazio Tadini porta avanti, sin dall’inizio, un lavoro di ricerca, qualità, accessibilità e valorizzazione della danza, della musica, dello spettacolo dal vivo, del teatro … tutto! è anche giornalista pubblicista. In questa veste ha collaborato come freelance per il quotidiano nazionale La Stampa – esperimento MI.RO Vivere Milano-; oggi collabora con il Magazine Milano Arte Expo MAE International Art Events.

Per il suo curriculum dettagliato https://opificiotramemilanodanza.wordpress.com/federicapaola-capecchi/

MAE Milano Arte Expo 2015 magazine –mail:milanoartexpo@gmail.com– ringrazia Federicapaola Capecchi per il testo e la selezione delle immagini relative a Etro.

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