Pasquale Siniscalco – Born in the USA: la grafica nordamericana della prima metà del ‘900

stampe d'autorePasquale Siniscalco, per Milano Arte Expo (> leggi anche gli altri articoli della rubrica Grafica d’arte, stampe d’autore e multipli d’artista) – Born in the USA: la grafica nordamericana della prima metà del ‘900. Associando la parola “grafica” o “stampe” all’aggettivo “americano”, è molto probabile che la prima cosa a passare per la mente sia la Pop Art, che seppur nata nel 1958 in Inghilterra con Richard Hamilton, vide la sua esplosione ed il suo centro di espansione negli Stati Uniti, oramai diventati in quei primi anni ’60 il fulcro indiscusso del mondo occidentale. Le stampe e i multipli, legati al concetto di ripetitività dell’arte, furono infatti tra le tecniche più diffuse ed insieme le più significative dal punto di vista del messaggio culturale che quel movimento propugnava. >

Tuttavia, quando gli Stati Uniti erano “il gigante addormentato” e guardavano ancora alla vecchia Europa come punto di riferimento, nacquero e si svilupparono movimenti artistici che nell’utilizzo delle tecniche grafiche raggiunsero risultati qualitativamente elevatissimi, con un sapore ed un’originalità di assoluta levatura.

Agli inizi del secolo scorso, gli Stati Uniti d’America avevano oramai terminato la propria fase di autodefinizione territoriale con la fine dell’epopea del West e trovavano una nuova frontiera nello sviluppo, sostanzialmente verticale, dei propri principali centri urbani. Il prototipo è New York, la città che non dorme mai, che dal 1880 al 1920 passava da circa due milioni di abitanti a più di cinque milioni e mezzo, anche attirando e inglobando immigrati da ogni parte del mondo.

L’arte non poteva non essere testimone di questa crescita tumultuosa e repentina delle città, con la formicolante umanità che le abitava, ed artisti come John Sloan, George Bellows, John Marin, Martin Lewis o Edward Hopper riportarono in incisioni e litografie i nuovi paesaggi urbani, coi loro scorci nascosti e le vertiginose prospettive architettoniche.

Inoltre, sulla scena artistica (la cosiddetta American Scene, appunto) andavano anche i protagonisti, spesso anonimi e sconosciuti, della vita metropolitana: donne intente alla toilette davanti ad una finestra spalancata, gruppi di amiche a passeggio, furtive figure notturne, coppie di innamorati in metrò. Sulle lastre incise o sulle pietre litografiche si materializzavano, assumendo una imprevista dignità culturale, incontri di boxe, partite di football, scatenate serate a ritmo di jazz.

Da un punto di vista stilistico, quello che salta agli occhi osservando le stampe di questi anni è il taglio modernissimo delle inquadrature, di stampo fotografico o quasi cinematografico, che nel contrasto con la tecnica “classica” dell’incisione o della litografia, conferisce alle opere la sostanza più profonda del loro fascino.

Tuttavia, non è solo la città ad essere protagonista. A miglia di distanza dalle metropoli moderniste viveva l’America profonda, con il mondo della campagna e delle vecchie praterie del midwest oramai vinte dall’agricoltura sempre più industrializzata, che scandiva su altri ritmi la propria quotidianità. E sono figure come Thomas Hart Benton, Grant Wood, John Steuart Curry a portare sulla scena artistica questo ambiente, a volte in chiave fortemente realistica, altre volte con tonalità nostalgiche ed epiche, contribuendo a definire figurativamente l’auto-percezione storica della nazione.

Le avanguardie europee invece approdarono negli Stati Uniti in diverse fasi: il primo impatto, scioccante, avvenne durante il famoso Armory Show del 1913, nel quale furono esposte 1300 opere di artisti europei attivi tra fine ottocento e i primi del novecento: in un’unica esibizione gli spettatori della mostra si trovarono di fronte opere che passavano dall’impressionismo al nascente cubismo, passando per fauvisti, simbolisti, espressionisti. Fu poi la volta dell’astrazione geometrica, attraverso Josef Albers che esportò negli anni ’30 le esperienze accumulate nella Bauhaus tedesca chiusa a causa dell’avvento del nazismo. L’ultimo grande contributo europeo al mondo artistico americano fu dato da Stanley Hayter che portò a New York dalla Parigi invasa dai tedeschi il suo famoso ed innovativo laboratorio di stampa Atelier 17, seguito poi dal gruppo degli emigranti surrealisti come Masson, Matta, Max Ernst.

Dal punto di vista del supporto allo sviluppo delle arti grafiche, va sottolineata l’importanza dei vari Print Club che sorsero in diverse città, ovvero associazioni di collezionisti e artisti, in molti casi legate ai nascenti musei di arte contemporanea, che svolgevano attività di promozione della cultura della stampa d’arte e spesso di vera e propria editoria. Dopo la Grande Depressione, nell’ambito del New Deal roosweltiano vide invece la luce il Federal Art Project (FAP) che diede sostegno a più di cinquemila tra artigiani, disegnatori, pittori, scultori, incisori, nel periodo tra il 1935 e il 1943. Gli artisti che si associavano al progetto venivano infatti stipendiati per creare opere destinate ad essere ospitate nei locali delle diverse amministrazioni pubbliche come scuole, uffici, ospedali, avendo poi a disposizione anche per la propria produzione personale le strutture utilizzate.

Per chi volesse approfondire questi ed altri temi sulla grafica americana della prima meta del ‘900, un’ottima referenza, anche iconografica, è senza dubbio il catalogo della splendida mostra svoltasi qualche anno fa al British Museum: “The American Scene: prints from Hopper to Pollock”, reperibile anche sul sito web del museo (vedi LINK).

Se invece vogliamo guardare al mercato di queste stampe, la prima osservazione da fare è che si tratta di un settore fortemente radicato oltreoceano, con rarissime apparizioni sulle piazze europee. I prezzi sono in genere sostenuti, anche a causa della forte passione degli statunitensi per tutto quanto riguarda la propria storia: basti pensare che l’incisione più iconica di Hopper, la celeberrima Night Shadows, pur non essendo tirata in pochi esemplari (cinquecento circa), viene abitualmente battuta nelle principali case d’asta a cifre non inferiori ai ventimila dollari. Per chi volesse avvicinarsi a tale mercato, il consiglio quindi è di rivolgersi al proprio mercante/gallerista di fiducia, per avere indicazioni sul miglior modo di muoversi in questo campo.

Alla prossima!

Pasquale Siniscalco

La redazione di Milano Arte Expo consiglia la visione del sito Siniscalco Arte – >LINK

MAE Milano Arte Expo –mail:milanoartexpo@gmail.com- ringrazia Pasquale Siniscalco per il testo Born in the USA: la grafica nordamericana della prima metà del ‘900 e la rubrica decicata a Grafica d’arte, stampe d’autore e multipli d’artista.

Milano Arte Expo

 

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