Walter BONATTI, Milano – Leonard FREED, Mestre – di Edoardo Pilutti

Walter BonattiMostre 2015 – Walter BONATTI Palazzo della Ragione, Milano e Leonard FREED Centro Culturale Candiani, Mestre  – recensione di Edoardo Pilutti per Milano Arte Expo. Grazie ai mirabolanti progressi della tecnologia, la civiltà occidentale sta rischiando di avviarsi alla pratica di una comunicazione sempre più telematica ed artificiale, mentre la comunicazione umana diretta e tradizionale si sta riducendo sempre più. In questa prospettiva, la fotografia, proprio perché si basa su scoperte tecnologiche ottocentesche e fornisce innumerevoli dati pur con distacco e assenza di parola, costituisce una specie di ponte tra i due generi di comunicazione. >

Presso il Centro Culturale Candiani del Comune di Venezia, a Mestre, fino al 1 febbraio 2015 è possibile visitare un’esposizione fotografica che costituisce un interessante esempio di ricerca fenomenologia e psicologica sull’Italia e gli italiani. Si tratta di circa una settantina di istantanee in bianco e nero scattate soprattutto in città italiane oltreché nella Little Italy di New York, fra gli anni Cinquanta e Novanta, dallo statunitense Leonard Freed ( New York 1929 – Garrison 2006), tra l’altro dal 1975 socio dell’agenzia Magnum.

Leonard FreedLe stampe esposte sono tutte senza data, anche per significare la fondamentale ricerca sull’essenza dell’italianità, quel misto di cultura e improvvisazione, di emotività solidale e originalità individuale che da sempre ci contraddistingue.
Oltre a costituire una ricognizione quasi di antropologia culturale, “La fotografia è un modo per comprendere il senso del mio mondo” affermava lo stesso Freed con voce depressiva in un’intervista ascoltabile in cuffia in una delle sale del museo. La fotografia quindi come mezzo per comprendere qualcosa del proprio mondo interiore e dell’inconscio, individuale e collettivo.

Infatti : “ La macchina fotografica è per me come il lettino dello psicoanalista” confessava Freed nella conversazione registrata. Come se attraverso la ripresa e l’analisi degli altri soggetti, l’artista potesse venire a scoprire qualcosa di se stesso.
Non sappiamo se Leonard durante la sua vita abbia beneficiato del vero divano dell’analista, come per altro fanno molti più artisti, attori, e scrittori di quanto si pensi, certo è che guardando le sue fotografie, a chi sia allenato all’associazione libera e creativa delle idee, possono venire in mente concezioni che la ricerca psicoanalitica contemporanea sta laboriosamente conquistando. Ad esempio i tre cani in quasi spasimante attesa davanti all’ingresso di una farmacia, dicono qualcosa sulla necessità dell’uomo occidentale di trovare immediati rimedi chimici alle proprie sofferenze, fino alla dipendenza chimica e cioè alla tossicodipendenza. E le romane suore velate, coperte di lunghi abiti neri, di fronte ad un monumento funerario ottocentesco rappresentante un giovane coricato ignudo strappato alla vita, suore che passano veloci con uno sguardo corrucciato, non dicono qualcosa della rinuncia e dell’impedimento al naturale godimento?

Godimento al quale si presume non rinunci una procace giovane fiorentina che in un’altra immagine inforca una bicicletta.
Tra scene di gioco fra bambini, di lavoro per le strade ed in mare, di manifesti che vanno da quelli antidivorzisti del 1975 a quelli più recenti dello stereotipo esibito della giovane femminilità seducente, si dipana un percorso che mette in luce anche l’analogia tra i sentimenti, gli affetti del soggetto ritratto e quelli raffigurati in opere scultoree ed architettoniche dell’antichità classicae del Rinascimento. Il tutto con una posizione decisamente critica verso l’inquinamento visivo del paesaggio e l’avanzare della tecnologia, con particolare riferimento all’azione di separazione che possono perpetrare automobili, macchine e telefonini, anziché favorire la vera comunicazione.
In mostra c’è anche un video di 12 minuti del 1990 sulla giornata di un travestito, quindi su inquietanti tematiche d’identità sessuale trattate però con lievità ed eleganza.
Orario dal mercoledì alla domenica, dalle 16 alle 20. Sabato 31 gennaio, ore 18, finissage.

Fino all’8 marzo 2015 una sorprendente esposizione organizzata dal Comune di Milano nella nuova sede deputata a presentare mostre di fotografia, quella dei “Grandi Spazi” di Walter Bonatti, fino ad ora noto più come scalatore estremo che come artista. Le riprese fotografiche furono fin da subito un’attività collaterale delle imprese alpinistiche, in quanto permettevano di studiare a tavolino le vie meno impervie di ascesa e discesa fra le nevi e le rocce. Ed è stupefacente vedere con quali semplici attrezzature venivano compiute negli anni Cinquanta e Sessanta quelle storiche imprese alpinistiche, a partire da quella capitanata da Compagnoni, Ardito Desio e Lacedelli sulla cima del K2 nel 1954.

Bonatti non si è mai considerato un fotografo, ma “.. un uomo d’avventura che annota con penna e macchina fotografica le proprie esperienze.” Eppure ha collaborato con altri grandi fotografi come Mario De Biasi, sia in Siberia che alle pendici del Cervino, nel lungo periodo durante il quale fu inviato del settimanale Epoca e di altre riviste italiane, fino al 1979.

Per altro la sua filosofia della fotografia è chiara e profonda: “ ..una bella immagine è tale solo se, oltre a raffigurare degnamente un soggetto, coinvolge la sensibilità e la fantasia di chi la osserva al punto da renderlo partecipe di ciò che precede e segue quel momento e quella situazione…”
In effetti guardando le grandi fotografie di Bonatti, si riflette su cosa spinga alcuni uomini verso imprese estreme, verso sfide nei confronti delle forze della natura: anche dalle parole di Walter, scritte in tanti libri sulle sue esplorazioni, si puo’ pensare che sia il desiderio di sentirsi vivi dopo aver vinto una sfida contro la morte. In effetti parec chi dei compagni di scalata di Bonatti lasciarono la vita sulle pareti del K2 o del Monte Bianco: lui fu uno che sopravvisse, che aiutò a sopravvivere chi aveva più vicino a lui.

La mostra rende conto anche di come furono effettuate le fotografie, spiegando come funzionavano i dispositivi d’autoscatto che l’esploratore usava quasi sempre ( talvolta aveva un assistente come nell’incredibile ripresa di un paio di mirabolanti tuffi nelle acque turbinose di fiumi tropicali).
Sì, esploratore, perché lasciato l’alpinismo nel 1965 a soli 35 anni, dopo una scalata in solitaria d’inverno lungo la fino allora vergine parete nord del Cervino, il nostro si mette a viaggiare per tutto il globo terracqueo, dalle Americhe all’Asia, all’Africa, riportandoci immagini d’una bellezza selvaggia ed epica, dove distese desertiche si alternano a catene di monti a lussureggianti foreste e a cascate e fiumi, in cui lui stesso spesso compare come unico e solipsista rappresentante del genere umano.
Una vita da artista quella di Walter, libero di attraversare continenti ed oceani, antesignano della necessità politica di una relazione più rispettosa della natura e delle altre culture differenti dalla nostra. Una vita che ebbe termine a Roma nel settembre 2011, ma che continua ad insegnarci molto.

Edoardo Pilutti

edoardo.pilutti@gmail.com

Leggi anche gli altri articoli di Edoardo Pilutti per Milano Arte Expo

Walter Bonatti Fotografie dai grandi spazi

Palazzo della Ragione Fotografia

dal 13 Novembre 2014 al 8 marzo 2015

Fino all’8 marzo Milano,

Orari
Martedì, mercoledì, venerdì e domenica dalle ore 9.30 alle ore 20.30
Giovedì e sabato dalle ore 9.30 alle ore 22.30
Chiuso lunedì
Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura

Festività
Sabato 1° novembre: 9.30 – 22.30
Domenica 7 dicembre: 9.30-19.30
Lunedì 8 dicembre: 9.30 – 19.30
Mercoledì 24 dicembre: 9.30 – 14.30
Giovedì 25 dicembre: 14.30 – 18.30
Mercoledì 31 dicembre: 9.30 – 14.30
Giovedì 1° gennaio 2015: 14.30 – 22.30
Lunedì 5 gennaio 2015: 9.30 – 20.30
Martedì 6 gennaio: 9.30-19.30

L’esposizione dal titolo Walter Bonatti. Fotografie dai grandi spazi, con l’ausilio di video, di documenti inediti e di un allestimento particolarmente coinvolgente, ripercorre il racconto visivo, le vicende esistenziali e le avventure dell’alpinista ed esploratore italiano.

Leonard Freed IO AMO L’ITALIA

Fotografie di Leonard Freed
a cura di Enrica Viganò

In collaborazione con Associazione Culturale Admira+ e Associazione Culturale CivicoCinque

Fino al 1 febbraio 2015

orario: dal mercoledì alla domenica 16.00 – 20.00

sala espositiva secondo piano
ingresso: intero 5 euro – ridotto 3 euro (Candiani Card, Cinema Più, IMG Card, studenti)
Il servizio di biglietteria termina mezz’ora prima della chiusura

MAE Milano Arte Expo –mail:milanoartexpo@gmail.com– ringrazia Edoardo Pilutti per la doppia recensione alle mostre fotografiche di Walter Bonatti a Milano e Leonard Freed a Venezia Mestre.

Milano Arte Expo

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