Dolce & Gabbana – vetrine e moda 2015 a Milano, di Luca Pietro Nicoletti

Dolce & Gabbana Milano

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Dolce & Gabbana 2015 vetrine e moda a Milano, di Luca Pietro Nicoletti. Milano Arte Expo, con lo storico dell’arte, saggista e curatore di mostre Luca Pietro Nicoletti (leggi tutti i suoi articoli per il magazine), inaugura una rubrica dedicata alle vetrine di Milano viste da “non addetti” alla moda. “Primavera a gennaio” -Per Dolce & Gabbana è già primavera: passeggiando, in una fredda domenica di metà gennaio in cui sciarpa e berretto non sono di troppo, le quattro vetrine che affacciano su via della Spiga fanno pensare a luoghi di mare, a una natura che si risveglia e si colora con tinte accese che raramente si incontrano nei cieli di Milano. Eppure, la scelta non stupisce, perché è coerente con l’immagine dell’Italia e degli italiani che i due stilisti costruiscono da anni, e che corrisponde, in larga parte, all’immagine della penisola e dei suoi abitanti che si ha al di fuori dei suoi confini. >

È storia remota: da sempre, nell’immaginario degli stranieri in visita nella penisola questa è un paese assolato, che vive in un’eterna e luminosa primavera dal clima temperato, dai colori accesi che impressionano particolarmente chi vive in zone più umide, più buie, dove la luce obliqua e radente disegna con esattezza le forme ma le bagna di un tono più freddo e tagliente. Dolce & Gabbana lo sanno bene, e sanno che il colore vivo e un’aria da paese costiero affacciato sul mare sono le icone più emblematiche della penisola più verace e, seppure un po’ oleografica, apparentemente più autentica: si può dire, senza troppe incertezze, che l’Italia di Dolce & Gabbana è quella delle isole, del tacco e della punta dello stivale, e in cui si riassume, per sineddoche, lo spirito di un intero paese (e più di un paese come identità territoriale che come nazione).

Dolce & Gabbana

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Ecco allora che un vestitino nero a fiori senza maniche è portatore di un significato articolato: il nero vestito dalle donne del sud e i fiori pieni e di un rosso intenso della natura primaverile. Sta a confermarlo la scenografia della vetrina nel suo insieme: una parete intonacata di bianco con una porta finestra (nella vetrina accanto una porta di legno, laccata di rosso, con tanto di numero civico), affacciata su una strada acciottolata e invasa da un’esuberante buganvillee fiorita. Una sedia e un tavolino dipinti di verde e decorati con motivi di gusto popolare, utili per presentare eventuali accessori accanto al vestito, completano la scena con un tocco di curiosità etnografica.

Il messaggio è stratificato: una semplicità moderna, in fondo, che dichiara la propria fedeltà alle origini e alla tradizione; un prodotto di qualità che è tale perché affonda le proprie radici in un lavoro antico, artigianale, con quel valore aggiunto di unicità e accuratezza che accompagnano il concetto di lavoro “fatto a mano”.

Ma una vetrina di questo genere induce anche a un altro ordine di riflessioni: quell’Italia assolata, eternamente a mezzogiorno, affonda in un immaginario fuori dal tempo. Quel paesaggio da cartolina, fatto di muri bianchi, gerani e mandolini, è fatto per non mutare mai e per non avere dei precisi agganci cronologici: come la tradizione, che si tramanda uguale a se stessa di generazione in generazione, così il paesaggio che viene evocato da una vetrina come questa sembra destinato, come un’Arcadia moderna di sapore ottocentesco, a non subire mutamenti.

Un’utopia, pensandoci bene, se si tiene a mente quanto quel paesaggio, e ciò che questo porta con sé dell’identità di un paese e di una cultura, sia quotidianamente minacciato, usurato e vilipeso. Ma in tutto il mondo, quegli elementi sono ricorrenti nell’immaginario simbolico legato al nostro paese, e una dichiarazione di appartenenza come questa deve necessariamente ricorrere a certi elementi evocativi.

Deve farlo anche a Milano, dove il sole non c’è mai o almeno il cielo raramente è azzurro e intenso, dove non c’è il mare e dove i fiori rampicanti, che pure talvolta ci sono, ricordano un angolo di meridione trapiantato in Pianura Padana. Milano, in fondo, è un crocevia per chi va verso Sud, o verso Venezia. Non è una vetrina pensata per i milanesi, o almeno non solo per loro: è un segnale per dire, al viaggiatore di passaggio, che è arrivato nel Bel Paese, e che anche in via della Spiga può trovare un frammento di Mediterraneo, e pensare a un vago odore di salsedine e di fiori.

Luca Pietro Nicoletti

MAE Milano Arte Expo –mail:milanoartexpo@gmail.com– ringrazia Luca Pietro Nicoletti per il testo e le fotografie relative alle vetrine di Dolce & Gabbana a Milano.

Milano Arte Expo

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