Carlo Nangeroni al MAC di Lissone – recensione di Luca Pietro Nicoletti per Milano Arte Expo

mostre Milano 2015

mostre Milano 2015 – Nangeroni, Lissone, Museo d’Arte Contemporanea

Mostre 2015 – Carlo Nangeroni al MAC di Lissone – recensione di Luca Pietro Nicoletti per Milano Arte Expo in occasione della mostra SESSANTA CUM LAUDE. CARLO NANGERONI al Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, aperta fino al 15 febbraio 2015 – Iconografia del cerchio.  L’aprirsi degli anni sessanta inaugura una fase cruciale della ricerca artistica di Carlo Nangeroni. Rientrato definitivamente da New York, dove era nato nel 1922 e dove era tornato, alla fine della guerra, dopo un lungo soggiorno in Italia, è a Milano che elabora il proprio linguaggio più autentico. In America aveva conosciuto, a date precoci in cui in Italia quasi se ne ignorava l’esistenza, la stagione irripetibile dell’Espressionismo astratto. Nangeroni stesso, dopo una partenza in ambito figurativo e una conversione fra cubismo e surrealismo, diventerà un pittore informale. progressivamente, però, capisce che la sua vocazione è verso una formula esatta. >

Alla fine degli anni Cinquanta, in fondo, l’Informale stava vivendo la sua ultima stagione e ci si stava chiedendo se il suo superamento dovesse avvenire in termini dialettici o con l’avvio di un capitolo nuovo e diverso che lo accantonasse del tutto. Nangeroni prende risolutamente questa seconda strada, la stessa che conduce alle istanze dell’arte cinetica e programmata, senza che rimangano tracce che possano far in qualche modo immaginare la stagione precedente, ma rimanendo fedele alla pittura come medium tradizionale. Ma soprattutto, l’adesione a formule di pura geometria modulare non rinuncia a un dato ludico e ironico: pur ricorrendo a forme di rigore elementare, la geometria di Nangeroni resta umana ed accostante.

Carlo Nangeroni

Carlo Nangeroni, Seriale Percorsi, 1966, acrilici su tela, cm 60×60

Da questo punto del suo percorso prende avvio la bella mostra curata da Alberto Zanchetta presso il MAC di Lissone, che propone una esauriente selezione di opere di quel momento provenienti dalla collezione della Galleria Lorenzelli di Milano.

Attraverso una sequenza piana e ordinata, è possibile constatare la coerente linearità di un percorso che procede per variazioni, tramite la ripetizione di un modulo e la sa inesausta reinvenzione.

Fra i meriti di questa esposizione e del catalogo che l’accompagna, c’è quella di collocare l’opera di Nangeroni a buon diritto nel contesto delle esperienze del suo tempo.

In un percorso coerente di proposte, infatti, questa mostra segue con profitto ad una di Gaul a una di Grignani e a un’antologica di Lorenzo Piemonti.

Preso in prospettiva, infatti, si impone la necessità di una lettura anticanonica, emancipata da un formalismo irrelato che caratterizza molta critica tutt’oggi. Zanchetta propone alcune coordinate essenziali: gli anni Sessanta in cui prende vita il lavoro di Nangeroni sul modulo, in effetti, sono anni “pieni di cerchi”, che siano sotto aspetto di perforazioni o di elementi cinetici o di trascrizioni pittoriche dei retini tipografici. Il nesso con le esperienze cinetiche, da circostanziare ulteriormente al vaglio della filologia visiva, mi pare quello più stringente, ma è pur vero che il caso specifico va comunque inserito in una più ampia casistica che assuma l’aspetto di una vera e propria iconografia.

Carlo Nangeroni

Carlo Nangeroni

Nel caso specifico, Zanchetta, sulla scorta di alcune riflessioni di Archipenko, che Nangeroni aveva conosciuto in America, aveva coniato la definizione di «pittura molecolare», in cui i cerchi non sono soltanto dei «punti-luce» che scandiscono la lettura del quadro, ma di particelle che hanno una propria memoria «giacché», scrive Zanchetta pensando ad Archipenko, «ogni molecola di colore è dotata di una memoria pregressa».

È comunque un dato certo, prescindendo da una lettura “biologica” di queste opere, che il momento in cui Nangeroni raggiunge la propria cifra stilistica è caratterizzato da una «topografia puntiforme» erede delle istanze astratto-concrete, di cui condivide la progettualità di partenza, ma «appassionata pur essendo “fredde” nella gamma cromatica».

Si tratta di una fase sperimentale, di un momento di transizione animato dallo spirito della variazione, in cui l’artista, sperimenta più modi di intervento.

Fra i cambiamenti più significativi, con quanto comporta di ricaduta sullo stile, si segnala il passaggio dalla pittura ad olio al colore acrilico: accanto ai colori pieni, saturi e coprenti, fanno la loro comparsa inedite trasparenze.

Quel tono di levità solenne e non austera deriva anche dalla scoperta, nei rigori della geometria, della leggerezza della velatura: è così che dentro l’astrazione compare una luce iridescente.

Luca Pietro Nicoletti

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Carlo Nangeroni

Carlo Nangeroni, Elementi in serie, 1963, olio su tela, 40×50

CARLO NANGERONI Sessanta cum laude
Lissone | Museo d’Arte Contemporanea
Sabato 13 Dicembre 2014 – Domenica 15 Febbraio 2015

Carlo Nangeroni

Carlo Nangeroni, Lissone, Museo d’Arte Contemporanea

MAE Milano Arte Expo –mail:milanoartexpo@gmail.com– ringrazia Luca Pietro Nicoletti per il testo e le fotografie (si ringrazia anche l’ufficio stampa CLP Relazione pubbliche per le ulteriori immagini) delle opere di Carlo Nangeroni di Sessanta cum laude, mostra in corso fino a febbraio 2015 al MAC Museo d’Arte Contemporanea di Lissone.

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