Gualtieri di San Lazzaro di Luca Pietro Nicoletti a Palazzo Isimbardi – Milano Arte Expo

Luca Pietro NicolettiGualtieri di San Lazzaro di Luca Pietro Nicoletti a Palazzo Isimbardi – libro consigliato da Milano Arte Expo. Lunedì 15 dicembre 2014, alle ore 18, a Palazzo Isimbardi, Biblioteca, Via Vivaio 1, Luca Pietro Nicoletti presenta il volume Gualtieri di San Lazzaro Scritti e incontri di un editore d’arte a Parigi, Quodlibet, 2014. Dall’introduzione  La sfortuna di un “uomo meraviglioso” – Da quando arriva per la prima volta a Parigi nel 1924, la vicenda di Gualtieri di San Lazzaro (Catania 1904- Parigi 1974) copre mezzo secolo di arte contemporanea. Un cinquantennio, il suo, di pubblicazioni e di scritti intensamente vissuto nel centro propulsore dell’avanguardia artistica europea dove deciderà di consacrarsi totalmente alla promozione dell’arte moderna. >

San Lazzaro, a Parigi poco più che ventenne, come si legge sui risvolti di copertina di un suo romanzo tardo, «teneva sotto il letto una piccola pinacoteca, sia pure di non grande valore a quei tempi: Picasso, Modigliani, Soutine, cui era legato da amicizia fraterna; Chagall, sulla cui opera doveva pubblicare qualche anno dopo la prima monografia. Venuto in Italia per la visita di leva, quando tornò a Parigi non trovò più nulla», ma continuò a collezionare l’amicizia degli artisti, gli stessi che, più tardi, sarebbero stati i protagonisti del suo libro più importante: il romanzo autobiografico Parigi era viva pubblicato una prima volta nel 1948 e riedito, ampiamente accresciuto, nel 1966, e ripubblicato nel 2011.

Gualtieri di San Lazzaro

Gualtieri di San Lazzaro

Ma oltre che giornalista, scrittore e critico d’arte, il contributo più consistente di San Lazzaro alla promozione dell’arte moderna è avvenuto attraverso l’editoria, dapprima tramite la direzione della rivista «Chroniques du jour» e le omonime edizioni d’arte fra la metà degli anni Venti e tutti gli anni Trenta, poi con la rivista «XXe Siècle», a cui si lega maggiormente il suo nome. Come editore, si deve a lui, ad esempio, la prima monografia su Marino Marini, nel 1936, mentre alla rivista va riconosciuto il merito di essere stata fra le prime a dedicare attenzione, in Francia, all’opera di Wassily Kandinsky, ancora ignorato dalla critica d’arte parigina degli anni Trenta. Di «XXe Siècle», per altro, aveva fatto una rivista raffinatissima, che univa, a una eccezionale qualità tipografica, un ulteriore elemento di ricercatezza grazie all’idea di inserire nell’editoria, e in quella periodica in particolare, originali d’artista attraverso un uso consistente della litografia.

Al tempo stesso San Lazzaro diventa una figura di raccordo nei rapporti fra Italia e Francia, che considererà sempre come «due province di una stessa repubblica», sebbene soltanto Parigi gli avrebbe permesso di dare vita a una grande avventura come fu quella di «XXe Siècle».
I meriti e la fama accumulati in vita, però, non hanno impedito una lunga sfortuna postuma, cui certo la difficoltà di reperimento di edizioni e documenti non ha giovato.

È caduto nel vuoto per lungo tempo, insomma, l’augurio di Ugo Ronfani, che nel novembre del 1974 apriva il proprio ricordo dell’amico appena scomparso dicendo che «gli amici francesi stanno preparando – mi dicono da Parigi – un hommage per ricordare Gualtieri di San Lazzaro. Lo faranno certamente, perché gli volevano bene; e lo faranno prima che da parte italiana si faccia qualcosa per degnamente commemorare questo modesto ma prezioso “ambasciatore” della nostra cultura in Francia». Il prezioso volume preparato l’anno seguente in Hommage da Daniel Abadie ed Alain Jouffroy, tirato in pochissimi esemplari, sarebbe stato, però, l’unico segno in tal senso, insieme alla connessa mostra al Musée de la Ville de Paris, anch’essa nel 1975.

La figura di San Lazzaro sarebbe entrata in un denso cono d’ombra facendo rapidamente perdere i contorni del suo profilo critico e, insieme, facendo dimenticare il suo ruolo di figura “cerniera” negli scambi artistici e culturali fra l’Italia e la Francia. La speranza di Ronfani, e di molti altri insieme a lui, di vedere giustamente collocato San Lazzaro nel ruolo che si merita nel milieu culturale che ha determinato la fortuna dell’arte moderna, fino ad ora è rimasta sostanzialmente disattesa, lasciando poche tracce che merita ripercorrere per rendersi conto dell’immagine rarefatta e leggendaria, ma in fondo generica, che si era tramandata di questo “siciliano ombroso” come lo definì Malaparte.

Gualtieri di San LazzaroUna eco di breve durata si era avuta, sulla stampa, quando San Lazzaro, settantenne, si spense a Parigi il 7 settembre del 1974. Nel necrologio compilato per «Il Tempo», la testata romana cui San Lazzaro aveva periodicamente inviato, sin dalla sua fondazione nel 1946, i propri elzeviri sulla vita della Ville Lumière, Fausto Gianfranceschi lo aveva efficacemente definito «scrittore e “testimone”» annotando come la sua critica d’arte fosse principalmente racconto di prima mano di cose viste e di incontri con persone vere, e dandone il ritratto di un acuto osservatore: «Scrittore delicato, dotato di ironia e di penetrante spirito di osservazione, San Lazzaro sapeva rendere con una frase, con un breve dialogo, l’immagine di un ambiente, il carattere di una persona, un risvolto del costume, la nostalgia per un tipo di esistenza eccitante e libera di cui oggi, nonostante tutta la nostra spregiudicatezza, non si conosce l’uguale». […]

Nonostante l’auspicio ottimistico di Pierre Volboudt che scrive nel 1976, in un articolo dedicato alla mostra al Musée de la Ville, che «San Lazzaro vivant», purtroppo di lui si smetterà di parlare molto presto, e la sua figura avrà contorni incerti[…].

Sovente, il suo nome compare nelle memorie di Milena Milani, compagna del gallerista Carlo Cardazzo, che fu amica di San Lazzaro e lo ricorda soprattutto in relazione ad altri amici comuni, come Serge Poliakoff o Cesare Zavattini, o a personalità come Man Ray o Nina Kandinsky.
Anche Marina Marini, nelle sue memorie, ha parole affettuose verso «un amico caro e sincero» di suo marito Marino: un uomo chiuso ma piacevole conversatore, oltre che appassionato del proprio lavoro e continuamente vessato dalle difficoltà economiche. E gli doveva essere affezionato, Marino Marini, al punto da consigliargli di sposare Nina Kandinsky, ormai vedova, in modo da risolvere una volta per tutte i suoi problemi economici.
Soltanto Yves Chevrefils Desbiolles, nel suo libro sulle riviste d’arte francesi, si ricorderà delle edizioni di «XXe Siècle» e di quelle, ancora più dimenticate, di «Chroniques du jour», che colloca nel capitolo su Les «belles revues» a confronto coi «Cahiers d’art» di Zervos, riconoscendo che «XXe Siècle» e la testata di Zervos, come già «Minotaure» e «Verve», «ont modifié notre approche de l’art autant que notre connaissance de celui-ci».
[…]

Uno studio monografico su San Lazzaro, dunque, si presentava come un campo vergine da sondare tenendo unite le varie anime (l’editore, il narratore e il critico d’arte) che si sono alternate nella sua vita. Si trattava, insomma, di restituire un ritratto a tuttotondo di una figura di cui si riunivano frammentarie e incerte informazioni. La costituzione di un fondo archivistico dedicato a Gualtieri di San Lazzaro e a Maria Papa, la seconda moglie di questi, è stata un passaggio essenziale per operare una revisione di questa figura e addentrarsi un po’ più in profondità nella sua lunga vicenda. I documenti donati infatti da Nicolas Rostkowsky, figlio di Maria Papa, all’Università degli Studi di Milano, hanno consentito di ricostruire con buona approssimazione il tracciato principale delle vicende di questo protagonista del sistema dell’arte della metà del Novecento.

Questo libro vuole quindi essere un tentativo di comprensione globale di San Lazzaro nella sua complessità psicologica e umana, oltre che di principi estetici e morali, attenendosi alla cronologia degli scritti e delle edizioni, ma anche seguendo, nei documenti, il tracciato dei progetti non realizzati: in questi, in molti casi, si riconoscono con più immediatezza le idee critiche dello scrittore e dell’editore, oltre a cogliersi con chiarezza il discrimine fra le intenzioni e i risultati effettivamente raggiunti. Un ritratto insomma non solo intellettuale, ma anche umano, per quanto sia difficile mettere a fuoco un carattere riservato come quello di San Lazzaro. Lo annotava bene, in una pagina del suo diario datata 9 settembre 1974, la moglie del pittore Franco Gentilini, Luciana: «effettivamente c’era qualcosa di aristocratico nei modi di San Lazzaro: intanto una grande riservatezza, un colloquiare pacato, un raffinato controllo del tono della voce, tono basso in generale e addirittura bassissimo quando doveva confondere le idee a un interlocutore indesiderato». Sono poche parole che chiariscono l’impenetrabilità dell’intimo di quest’uomo che, con una punta di narcisismo, taceva sulle proprie origini, e persino sulla propria età anagrafica: «aveva la debolezza», ricorda sempre la Gentilini, con una punta di divertimento, «di nascondere la sua età, ne faceva assoluto mistero e semmai se la calava. Solo raramente si tradiva, avendo l’impudenza di raccontarci che aveva conosciuto in giovinezza personaggi deceduti da troppi anni per entrare nei limiti dell’età che faceva adombrare di avere. Dico adombrare, perché l’argomento era di quelli che non si potevano assolutamente toccare».

Luca Pietro NicolettiData questa nebulosa biografica che attornia il profilo di San Lazzaro, dunque, si è dato ampio spazio, oltre che alle lettere, agli scritti di San Lazzaro stesso, specialmente a quelli di carattere autobiografico, pur con tutte le cautele con cui vadano maneggiate le memorie autobiografiche, e in parte rielaborando e correggendo, precedenti contributi che ho già pubblicato su questo argomento.
In entrambe le circostanze, la narrazione autobiografica lasciata da San Lazzaro stesso in Parigi era viva, nel dattiloscritto inedito del romanzo epistolare Lettere non recapitate e in altri testi sparsi, seguita sul controllo dei documenti, è stata un supporto essenziale per cercare di chiarire gli umori e le intenzioni dell’editore, e per fare un minimo di luce sui vuoti documentari che interessano interi periodi della sua biografia. Il filo conduttore di questa storia, dunque, è fatto di libri e di riviste, collocati nel contesto delle coeve esperienze dell’editoria e sullo sfondo della produzione artistica internazionale, anche se con un occhio di riguardo per l’Italia e per Parigi, le sue patrie di nascita e d’adozione.
[…]

Paradossalmente, le relazioni più difficili da ricostruire su basi documentarie sono proprio quelle più prossime a San Lazzaro, come l’intensa amicizia con il pittore russo Serge Poliakoff, poco avvezzo alla comunicazione scritta, ma soprattutto tanto vicino a San Lazzaro da non rendere necessario l’uso di carta e penna. In fondo, però, si tratta di una dinamica frequente nel Novecento: all’altezza cronologica di San Lazzaro rimane traccia dei rapporti fra persone lontane, laddove la comunicazione scritta sopperiva alla difficoltà del contatto telefonico. Ecco dunque un fitto numero di missive indirizzate agli amici più stretti ma geograficamente distanti, come Marino Marini, Giuseppe Capogrossi o, più tardi, Franco Gentilini. Ma nel San Lazzaro scrittore di lettere raramente si ritroverà un piacere letterario per l’arte dell’espitolografia, ben più acuto in alcuni suoi corrispondenti, come Milena Milani e Cesare Zavattini: al contrario, la sua preoccupazione è volta soprattutto al presente della comunicazione istantanea, tanto immediata da distoglierlo dalla cura di datare le proprie missive. È capitato infatti di trovare suoi epistolari completamente sguarniti di date, salvo i casi in cui furono registrate dai destinatari, come in quelle già ricordate a Capogrossi o, ancor più, a Gentilini.

Eppure San Lazzaro doveva aver ben chiari gli usi e le funzioni dello scrivere lettere, tanto da immaginare, come proprio testamento spirituale, una prosecuzione di Parigi era viva, ma in forma epistolare (le Lettere non recapitate).

Quello che rimane però chiaro, nella corrispondenza, è la necessità da parte di San Lazzaro di un confronto continuo e diretto con gli artisti stessi, dallo scambio di idee con Magnelli alla corrispondenza di lavoro con Arp e Chagall: in un caso come nell’altro, San Lazzaro tratta di persona ogni affare, tanto da trovarsi spesso in ruoli di mediazione, specie fra artisti e collezionisti.

Tutto questo non ne fa un bohemien, come alcune sue pagine autobiografiche indurrebbero a credere, ma un uomo taciturno, che guarda con disincanto il crepuscolo di quel mondo artistico a cui ha consacrato tutta la vita.

Si ha poi la netta sensazione che la vita di San Lazzaro corra a lungo su un doppio binario: se in Francia il suo nome si afferma come editore, quando scrive i suoi libri San Lazzaro ricorre alla propria lingua madre, con la ferma intenzione di consolidare in patria la propria fama di scrittore. Non gli mancheranno, in tal senso, la stima e l’incoraggiamento degli amici scrittori, da Enrico Falqui a Giancarlo Vigorelli, per non dimenticare la presenza costante di Cesare Zavattini. Non si può dire, tuttavia, che allo scrittore abbia sorriso la fortuna che invece hanno avuto a livello internazionale le sue edizioni d’arte. Ciononostante, l’attività dello scrittore è un supporto necessario per capire quella editoriale, perché per San Lazzaro letteratura e critica d’arte non sono mai state separabili: sarà lui stesso, infatti, a dire che la critica che preferiva di più era quella fatta dai poeti. […] Come scrisse San Lazzaro stesso negli ultimi anni di vita, «credo che sul letto di morte, esalare l’ultimo respiro sia buttar fuori dal proprio “io” tutta la vita, fare in sé il vuoto supremo. E se si scrive di sé, come mi sono proposto, debbo farlo considerandomi proprio in punto di morte. Scrivere di sé: quale tremenda agonia per pervenire al vuoto, restituendoci all’infinito  all’immensità dello spazio in cui, come pesci in un acquario, non facciamo che girare e rigirare intorno a noi stessi. Ma ci riuscirò? E Marcel Proust, potrei giurare che ci sia riuscito, pur avendo scritto, lui, un capolavoro?».

Luca Pietro Nicoletti

> leggi altri ARTICOLI )

Luca Pietro Nicoletti (Sesto San Giovanni, 1984), è dottore di ricerca in storia dell’arte. Si è occupato di arte del Novecento, con particolare attenzione al contesto italiano e francese e alla cultura editoriale. Di Gualtieri di San Lazzaro ha curato la riedizione di Parigi era viva (2011) e Modigliani (2013). Ha curato il volume L’avanguardia primitiva. La collezione di Alessandro Passaré (2014).

 

Gualtieri di San Lazzaro

Cronologia della vita e delle opere

1904-1924
Giuseppe Antonio Leandro Papa nasce a Catania il 29 gennaio 1904, figlio naturale di Marcello Papa (1873-1936) e Francesca Rapisarda (1883-1955). Ancora bambino, il padre lo porta con sé nei suoi spostamenti per l’Italia, prima a Venezia, poi a Parma e infine a Roma. In una nota biografica si dichiara “senza studi”. A Roma frequenta la Terza Saletta del Caffè Aragno e il Teatro degli Indipendenti. Anton Giulio Bragaglia pubblica due suoi racconti, nel 1921, sulle «Cronache d’Attualità», che compaiono già con lo pseudonimo Gualtieri di San Lazzaro. Per un certo periodo è anche cronista giudiziario per «Il Messaggero».

1924-1943
Lascia Roma per trasferirsi a Parigi. Conosce Léopold Zborowsky, che gli affida la direzione di una rivista artistico-letteraria a cui da il titolo di «Chroniques du jour», in omaggio alla rivista di Bragaglia. Il primo numero, pubblicato come settimo anno di edizione (per riprendere la scansione delle «Cronache d’Attualità» di Bragaglia, che si erano interrotte alla fine del sesto anno di pubblicazione), esce nel 1925.
A partire dal 1928, interrotta la prima serie della rivista, fonda le edizioni Chroniques du jour. La rivista riprenderà le pubblicazioni, in una nuova veste, nel 1929. Sempre nel 1928 sposa, a Parigi, Rasha Segal (1907-1951). Nel 1930 incontra per la prima volta Wassily Kandinsky.
Nel 1938 fonda la rivista «XXe Siècle», di cui pubblicherà quattro numeri fino al 1939.
Scrive per un breve periodo (1935-1936) su «Emporium» e su «La Fiera Letteraria», e invia regolarmente articoli alla «Gazzetta del Popolo» di Torino. In particolare, le cronache di vita parigina scritte fra il 1939 e il 1943 saranno riuniti in un libro: Parigi era morta.

1943-1949
Soggiorno romano, si stabilisce in un appartamento di via Gregoriana, che per un certo periodo condivide con De Chirico. Dirige «Espresso», edizione pomeridiana de «Il Tempo» di Roma, poi la terza pagina de «Il Tempo». Pubblica: Cinquant’anni di pittura moderna in Francia (Roma, Danesi, 1945); Parigi era morta (Garzanti, Milano 1947); Parigi era viva (Garzanti, Milano 1948; premio Bagutta Opera Prima 1949). Collabora a «Omnibus».

1949-1959
Ritorno a Parigi. Collabora a «Spazio» di Luigi Moretti con cronache e “lettere” da Parigi.
Nel 1951 muore la moglie Rasha Segall. Lo stesso anno esce il primo numero della nuova serie di «XXe Siècle». Organizza alcune mostre nelle gallerie di Carlo Cardazzo (Kandinsky opera grafica, Sonia Delaunay, Jean Arp, Michaux, Serge Poliakoff, Krajcberg).
Nel 1957 conosce la scultrice polacca Maria Rostkowska, che sposerà nel 1958. Nel 1959, nel mese di giugno, inaugura una galleria d’arte nella sede della rivista, in rue des Canettes 14.
Pubblica: Modigliani (Edition du Chêne, Parigi 1953), Modigliani (Hazan, Parigi 1957), Modigliani. Ritratti (Mondadori, Milano 1957); Klee. La vie et l’œuvre (Parigi, Hazan, 1957; traduzioni: Klee. A study of his life and work, Frederick A. Praeger, New York 1957; Klee. A study of his life and work, Thames and Hudson, Londra 1957; Paul Klee. Leben und Werk, Droemersche, Monaco-Zurigo 1958).
Collabora regolarmente con «Il Tempo» di Roma.

1960-1969.
Pubblica: Klee. Vita e opere (il Saggiatore, Milano 1960), Parigi era viva (seconda edizione riveduta e ampliata, Mondadori, Milano 1966); Un inverno a Parigi (con undici incisioni di Franco Gentilini, Edizioni del Naviglio, Milano 1967).
Nel 1969 cede la società «XXe Siècle» all’imprenditore-editore americano Léon Amiel, mantenendo la direzione della rivista.

1970-1974.
Lavora a L’opera completa di Marino Marini, che uscirà con un saggio di Herbert Read e introduzione di Patrick Waldberg (Silvana editoriale, Cinisello Balsamo 1970).
Nel 1971 chiude la sede della galleria in rue des Canettes.
Pubblica: L’aglio e la rosa (Edizioni del Naviglio, Milano 1971); L’uomo meraviglioso (Edizioni del Naviglio, Milano 1971). Nel 1973, durante una lunga convalescenza ospedaliera, scrive al dittafono il romanzo autobiografico epistolare Lettere non recapitate, rimasto inedito.
Muore a Parigi il 7 settembre 1974, e viene sepolto al cimitero di Montparnasse. Nel 1975 il Musée de la Ville de Paris gli dedica una grande mostra intitolata San Lazzaro et ses amis curata da Daniel Abadie e Alain Jouffroy.

MAE Milano Arte Expo – milanoartexpo@gmail.com – ringrazia Luca Pietro Nicoletti per aver messo a disposizione le immagini e il testo introduttivo del libro Gualtieri di San Lazzaro Scritti e incontri di un editore d’arte a Parigi.

milano arte expo

 

 

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *