Robert Rauschenberg, combine paintings e l'Annunciazione di Leonardo da Vinci – Milano Arte Expo

Robert Rauschenberg, 1968

Robert Rauschenberg, 1968

Robert Rauschenberg, combine paintings e l’Annunciazione di Leonardo da VinciMilano Arte Expo – materiali e frammenti: da un’intervista di  Rauschenberg -tra i precursori della Pop art – con André Parinaud in Arts n. 821, Parigi, maggio 1961. –  Lei inserisce degli oggetti nei suoi quadri. Ha dipinto anche in modo più tradizionale? – La pittura stessa è un oggetto, ed anche la tela. A mio parere il vuoto da riempire non esiste. – Si riconosce dei maestri spirituali, nel pensiero, nella pittura? – I miei pregiudizi cambiano di tanto in tanto. Trovo altrettanto importanti le cose che ci piacciono e quelle che non ci piacciono, e naturalmente queste cose cambiano. L’arte del passato è troppo spesso una continuazione del paesaggio. I pittori che mi hanno influenzato non fanno paesaggio. >

Guardiamo Leonardo da Vinci, per esempio. La sua pittura era la vita. Una delle sue opere essenziali che ha lasciato in me una traccia è l’Annunciazione a Firenze. In questa tela, l’albero, la roccia, la Vergine hanno tutti la stessa importanza, nello stesso tempo. Non c’è nessuna gerarchia. È questo ciò che mi interessa. È stato proprio dall’Annunciazione di Leonardo da Vinci che è partito lo shock che ha provocato in me la voglia di dipingere alla maniera attuale.

Come chiama ciò che fa?
– Lo chiamo combine-paintings, vale a dire opere combinate, delle combinazioni. Voglio così evitare le categorie. Se avessi chiamato pittura ciò che faccio, mi si sarebbe detto che era scultura e se l’avessi chiamata scultura, mi si sarebbe detto che si trattava di bassorilievi o di pitture.

Perché inserisce nelle sue opere, nei suoi combine-paintings, bottiglie, spaghi, sedie, oggetti diversi?
– Non c’è uno scopo. I pittori impiegano dei colori che sono anch’essi fabbricati. Desidero integrare nella mia tela qualsiasi oggetto legato alla vita.

Robert Rauschenberg

Robert Rauschenberg, untitled combine, 1963

È un tentativo poetico?
– È un’attualità.

Che senso dà a questa parola?
Le mie tele hanno il valore della realtà. A un dato momento la prospettiva fu un’attualità. Adesso sappiamo che è un’illusione. Nello stesso modo queste combinazioni sono, in questo momento, delle attualità.

Ma forse lei è solo una moda?
– Un pittore deve essere un ricercatore, un inventore continuo perché la comprensione dei suoi quadri rappresenterebbe il seppellimento della sua vita attiva. Se lo si comprende perfettamente è morto.

Si considera arrivato al culmine della sua ricerca, della sua esperienza oppure desidera andare ancora oltre?
– Non ci sono ancora.

Che parte ha lo humour nella sua pittura?
– Lo humour è forse l’obiettività della vista. L’ammirazione non permette l’attenzione, la concentrazione, e il pessimismo è anch’esso una forma di accecamento. Lo humour è insieme l’amore e la brutalità del momento.

Si considera una vittima dell’ordine sociale o un rivoluzionario? Appartiene al passato o all’avvenire? È un principio o una fine?
Sono nel presente, Cerco di celebrare il presente nei miei limiti ma utilizzando tutte le mie risorse. Il passato non esiste, così come l’avvenire, che è una supposizione. Il passato fa parte del presente. E’ presuntuoso pensare al passato e all’avvenire senza dirsi che l’idea che se ne ha è solo un’interpretazione del momento. Prova ne sia che, per me, il passato cambia continuamente, mentre l’avvenire resta sempre lo stesso.

Se non avesse critici e compratori che l’aiutassero materialmente e intellettualmente, se fosse totalmente solo, continuerebbe a dipingere come fa ora? Solo come un Van Gogh per esempio. La pittura le è intimamente e rigorosamente essenziale?
– Evidentemente. Si comincia sempre più o meno in questo modo. All’inizio mi mancava la spinta a lavorare nel modo in cui lavoro ora. Il grande rimprovero che mi si può rivolgere è d’impiegare materiali che si considerano estranei al contenuto della pittura. Adesso ho l’intenzione di dipingere senza la presenza fisica degli oggetti che ho integrato alle mie pitture; oppure di farlo in maniera tale che non si possano più chiamare pitture ma che costituiscano un ambiente, qualcosa che ci circonda. Non c’è ragione di non considerare il mondo una gigantesca pittura. L’inutilità è la nobiltà e libertà dell’individuo.

Non si potrebbe dire che la sua pittura, per il suo modo di utilizzare gli oggetti, di magnificarli, di esaltarli, sia ispirata a una sorta d’estetica dei rifiuti?
– Sì, ma il paradosso è che una volta riutilizzato, quel materiale cessa d’essere di rifiuto.

La sua arte può provocare?
– Lo spero! Non vorrei svegliarvi se non avessi qualche cosa da dire!

Cosa vuole comunicare con un quadro?
– Se mi chiedeste se voglio piacere o dispiacere, provocare o convincere e se mi deste ancora una dozzina di alternative sarei obbligato a dire che è esattamente tutto questo e tutto insieme. La metà delle mie ragioni sarebbe negativa e l’altra positiva. Ma lo sforzo di concentrare la mia energia su un messaggio mi limiterebbe e preferisco andare verso l’ignoto.

Vuole insinuare che lei non sa ciò che vuol dire e che non cerca niente di tutto ciò che si pretende trovare nelle sue tele?
– Se ci fosse un messaggio specifico, sarei limitato dai miei ideali e dai miei pregiudizi. Insomma, ciò che mi interessa è un contatto e non esprimere un messaggio.

Robert Rauschenberg

Intervista con André Parinaud

in Arts n. 821, Parigi, maggio 1961

MAE Milano Arte Expo –mail:milanoartexpo@gmail.com- materiali e frammenti per lo studio dell’arte contemporanea.

Milano Arte Expo

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *