Francisco Goya L’irruzione del contemporaneo, di Pasquale Siniscalco per Milano Arte Expo

stampe d'autoreFrancisco Goya, L’irruzione del contemporaneo, di Pasquale Siniscalco per la rubrica Grafica d’arte, stampe d’autore e multipli d’artista di Milano Arte Expo – Cosa ci viene in mente se pensiamo ad un quadro? Probabilmente molti di noi immagineranno un ritratto, altri un paesaggio campestre o una veduta urbana, qualcuno (raramente) una composizione astratta. Se poi ci poniamo in una prospettiva storica, dovremmo aggiungere a questi soggetti quelli di natura religiosa, che anzi hanno avuto un ruolo dominante nella produzione visiva degli ultimi due millenni. A cavallo tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento avviene però una rivoluzione in campo artistico, che segue le due grandi rivoluzioni politiche (l’americana prima e la francese poi) che segnarono uno spartiacque nella storia planetaria. >

Accade dunque che un affermato pittore spagnolo, tanto apprezzato dalla buona società del tempo fino a diventare ritrattista ufficiale della corte, decide di andare oltre l’usuale campionario di ispirazione fino ad allora universalmente accettato e di porre la propria attenzione sul mondo delle relazioni sociali che lo circondano. Pensa magari di togliersi uno sfizio, di concedersi un “capriccio” innocente mettendo alla berlina i vizi più o meno nascosti che appartengono alla realtà intorno a lui. Questo pittore affida allora ad un mezzo intimo e personale, l’incisione su rame, quelli che sono i suoi pensieri e, più o meno inconsapevolmente, conficca una pietra miliare nella storia dell’arte. L’artista in questione si chiama Francisco Goya y Lucientes e si dedica a questo progetto dal 1797 al 1799, quando infine annuncia sul Diario de Madrid la pubblicazione del ciclo dei suoi ottanta Caprichos.

Francisco Goya

Francisco Goya y Lucientes, Tal para Qual, 1799, dalla quinta edizione dei Capricci 1881-86 – Acquaforte e Acquatinta, 20×14,5 cm

Dai torchi di stampa emergono immagini grottesche e innovative: asini dotti, fanciulle leziose, vecchie megere; ma anche streghe volanti, creature deformi, demoni alati. Vizi e debolezze della condizione umana, convenzioni sociali e ipocrisie dei tempi correnti (ma quanto mai universali) appaiono rappresentate pungenti e provocatorie come mai prima di allora.

Goya, forte della propria popolarità, forse si si attendeva riconoscimenti e successo. Generò invece sconcerto e scandalo tra le classi alte spagnole che si sentivano messe in causa dalle immagini proposte. Costretto dal clamore generato dalla pubblicazione delle opere e dal timore di un intervento dell’Inquisizione (in quegli anni ancora pienamente operante) a ritirare i fogli dal mercato, Goya trovò supporto nel re Carlo IV, che comprò l’intera tiratura invenduta ripagandolo con una pensione per il figlio, mentre le lastre originali delle incisioni divennero patrimonio della Calcografia Nacional. Fu solo con la seconda edizione, nel 1855, e con le seguenti, tredici in tutto, che i Capricci acquisirono notorietà internazionale, diventando l’opera capostipite dell’arte grafica moderna.

Ancora più diretti e violenti furono i toni del secondo grande ciclo incisorio di Goya, I Disastri della Guerra, realizzato tra il 1810 e (probabilmente) il 1815, nel periodo in cui in Spagna infuriava il conflitto seguito all’invasione delle truppe napoleoniche. Qui Goya è testimone diretto della barbarie e del fatale decadimento morale e materiale che ogni guerra porta con sé, creando probabilmente la prima grande testimonianza antimilitaristica della storia dell’arte. Contrariamente ai Capricci, i Disastri non furono pensati per essere pubblicati, ma come espressione assolutamente personale dei sentimenti e della visione dell’artista. Solo nel 1863, trentacinque anni dopo la morte di Goya, la Reale Accademia di San Fernando acquisì le lastre e pubblicò la prima edizione organica della suite.

I Disparates o Proverbios, caratterizzano invece l’ultima fase della produzione di Goya, che anziano, malato e non più in auge sta per ritirarsi nella sua abitazione di campagna, la ben nota Quinta del Sordo, le cui pareti furono affrescate con le sue Pitture Nere. Nei Disparates (letteralmente “follie”), Goya lascia mano libera alla propria potenza immaginifica realizzando opere dal tono prepotentemente onirico che influenzarono in maniera profonda le successive generazioni di artisti. Anche in questo caso, la pubblicazione dei fogli avvenne solo molto dopo la morte di Goya, con diciotto lastre edite dall’Accademia di San Fernando e ulteriori quattro dalla rivista parigina L’Art.
Per chi voglia approfondire il mondo delle stampe di Goya, ottimi riferimenti, anche iconografici, sono le pagine web del Museo del Prado
(vedi LINK) e della Real Academia di San Fernando (vedi LINK). Chi invece volesse arricchire la propria collezione d’arte (o iniziarla nel migliore dei modi) portando in casa propria una testimonianza diretta di questo colosso della produzione artistica di ogni tempo, sappia che una foglio della prima edizione dei Capricci o delle altre suite può costare alcune migliaia di euro, mentre se si considerano edizioni successive il prezzo può essere anche al di sotto dei mille euro.

Alla prossima!

Pasquale Siniscalco

MAE Milano Arte Expo –mail:milanoartexpo@gmail.com- ringrazia Pasquale Siniscalco per il testo Francisco Goya, L’irruzione del contemporaneo e la rubrica decicata a Grafica d’arte, stampe d’autore e multipli d’artista e consiglia la visione – a questo >LINK – del sito Siniscalco Arte.

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