Grafica d'arte, collezionare stampe e multipli d'artista: viaggio nella storia dell’arte – di Pasquale Siniscalco

Stampe d'autorePasquale Siniscalco per Milano Arte Expo – Grafica d’arte, collezionare stampe e multipli d’artista: un viaggio nella storia dell’arte – Se l’acquisizione di un oggetto d’arte significa, in ultima analisi, il riconoscimento da parte del compratore di un pezzo di se stesso nell’opera,  il collezionare arte identifica un percorso, più o meno consapevole, di tale processo di auto-conoscenza. Le caratteristiche della raccolta diventeranno poi un ritratto del gusto e, in definitiva, del carattere del collezionista. Cosa dire allora di chi colleziona stampe d’arte, siano esse antiche, moderne o contemporanee, oppure multipli d’autore? Il caso di chi scrive queste righe, che prima di essere mercante d’arte è stato (e rimane) appassionato e collezionista nell’animo, è forse rappresentativo di un atteggiamento generale di chi condivide questa medesima passione. >

Limitandoci per ora al mondo delle stampe d’autore (quello dei multipli è settore più specificamente riferito al contemporaneo), possiamo dire che chi colloca le proprie scelte in questo ambito artistico si configura spesso come un viaggiatore immaginario nel tempo e nello spazio, quasi un piluccatore di suggestioni provenienti da testimonianze di movimenti, scuole, periodi collocati a volte agli antipodi gli uni dagli altri.

Supponiamo per un attimo di sfogliare uno di quegli splendidi cataloghi delle maggiori case d’asta internazionali, magari con denominazioni suggestive come Old Master Through Modern Prints, oppure la lista opere delle principali gallerie d’arte specializzate nel settore. Immediatamente ci accorgeremmo che stiamo compiendo un percorso nella storia dell’arte che copre oramai sei secoli, si espande per tre continenti (cinque nella produzione contemporanea) e che comprende tutti i principali movimenti artistici che in tale orizzonte spazio-temporale si sono succeduti.

Molto probabilmente, la prima opera sarà di un artista del tardo quattrocento (le origini della stampa d’arte e l’invenzione dei caratteri mobili sono sostanzialmente coevi): se saremo fortunati potremo imbatterci in un foglio del Mantegna, ma di sicuro troveremo delle incisioni di Dürer. Poi certamente ci fermeremmo a gustare la formidabile produzione di incisioni d’arte di Rembrandt, ci perderemmo all’orizzonte di una veduta del Canaletto o sprofonderemmo atterriti e affascinati in un Carcere di Invenzione di Piranesi. Sfogliando ancora le pagine, entreremmo prepotentemente nella modernità con Goya per poi godere della grazia di una ballerina di Degas o di una paffuta fanciulla di Renoir. Potremmo accostarci al simbolismo con Redon o ai grandi atipici come Ensor o Rouault. Le avanguardie del ‘900 ci verrebbero incontro nelle opere di Picasso, Chagall, Kandinsky, Mirò. L’astrazione informale, l’arte concettuale, la Pop Art porterebbero le loro testimonianze attraverso incisioni, litografie o serigrafie. Non mancherebbero all’appello nemmeno i grandi contemporanei come Lucian Freud, David Hockney o Georg Baselitz.
Scorrendo poi il listino prezzi ci renderemmo conto di un dato sul quale il grande pubblico (e anche buona parte degli stessi appassionati d’arte) ha una consapevolezza bassissima.
Ad esempio, ci accorgeremmo che molti di noi (una volta soddisfatti i bisogni primari di sopravvivenza) potrebbero portarsi a casa un esemplare della prima edizione dei Capricci di Goya, che un foglio di Picasso può costare meno di uno scooter, e che tantissime incisioni o litografie originali di maestri assoluti hanno prezzi inferiori a quelli di uno smartphone di ultima generazione.
Con la differenza, sottolineo con un pizzico di malignità, che possedere un’opera d’arte non necessita di manutenzioni, bolli annuali o pieni di benzina, che il suo valore non si dimezza appena uscita dal concessionario o dal negozio del venditore, che un’acquaforte non diventa obsoleta in sei mesi a causa dell’introduzione di nuovi modelli, e che il “valore d’uso” di una litografia che costa meno di una borsa griffata destinata ad andare fuori moda in una sola stagione ha invece una durata pressoché secolare.

Ora, posso immaginare un retropensiero che potrebbe passare nella mente di qualcuno: se costano poco, allora evidentemente poco valgono. Errore! Senza addentrarci in questioni filosofiche sul concetto di valore in un’opera d’arte, faccio solo notare che la produzione incisoria o litografica, come del resto quella del multiplo d’arte, è per sua intrinseca natura molto più pensata, meditata, voluta ed in ultima analisi rappresentativa dell’identità artistica di un autore rispetto magari ad uno schizzo improvvisato che spesso, seguendo il feticismo del “pezzo unico”, viene a costare molto di più.

Per fare un esempio, tornando a citare Goya, probabilmente l’immagine più immediatamente associata a questo artista è quella de Il sonno della ragione genera mostri, che è appunto un’incisione dei Capricci, o ancora più banalmente se pensiamo al volto stesso dell’artista, molto probabilmente stiamo in realtà richiamando alla memoria di nuovo un suo Capriccio, il primo foglio della serie.

Ma fermiamoci qui, per ora, con queste prime considerazioni sul mondo delle stampe e dei multipli d’arte, sul cui fascino spero di aver acceso una piccola scintilla di curiosità.

Vi aspetto quindi alla prossima occasione su queste pagine, a presto!

Pasquale Siniscalco

MAE Milano Arte Expo –mail:milanoartexpo@gmail.com- ringrazia Pasquale Siniscalco per il testo e la rubrica decicata a Grafica d’arte, stampe d’autore e multipli d’artista e consiglia la visione – a questo >LINK – del sito Siniscalco Arte.

Milano Arte Expo

 

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