Giovani artisti emergenti: arte pubblica, arte privata – Francesco Tadini per Milano Arte Expo

Francesco Tadini

Francesco Tadini – fotogramma intervista a Robert Gligorov – mostra a Fabbrica del Vapore Milano

Francesco Tadini per Milano Arte Expo: Giovani artisti emergenti: arte pubblica, arte privata, street art, lettera n° 2. Mio padre, Emilio Tadini, pittore e scrittore, pur dovendo vivere (lavorava 16 ore al giorno) e, quindi, vendere le sue opere (attraverso Studio Marconi, ora Fondazione Marconi, in via Tadino 15 a Milano) ha sempre sostenuto un magnifico paradosso: “L’arte dovrebbe essere pubblica”. Le opere d’arte sono, nel corso del tempo, la traccia più visibile e formalizzata di ogni civiltà. Più dei generali si ricordano gli artisti. Più dell’elenco dei papi, le grandi opere dell’intelligenza umana che “sfidano” la perfezione divina. Basti pensare alla Creazione di Adamo di Michelangelo – a quel formidabile gruppo di personaggi della Cappella Sistina – per avere sott’occhio il documento più definitivo di quanto “in là” porti questa sfida. >

Adamo, semplicemente, allunga la mano verso il Signore che si sporge – con una fatica “bestiale”, ben visibile nei muscoli tesi del braccio – a insufflare la vita a colui che lo potrà, poi, raffigurare e glorificare con grandi monumenti e grandi riti … L’arte è pubblica, per definizione. Il lavoro che crea la polis e ne definisce l’immaginario … Oggi, ai tempi nostri, parrebbe un paradosso: le grandi opere (o quelle che vengono ritenute tali) sono prodotte e rese pubbliche seguendo la regola prima della polis: il mercato. Il libero mercato crea, il libero mercato distrugge. L’artista al quale il Mercato dell’Arte regala (o vende?) le proprie attenzioni diventa re per un giorno. O, per meglio dire: l’artista che viene messo al centro dalla somma di gruppi finanziari + un curatore/critico di successo (di immagine) + una serie di aste (spesso pilotate o addirittura fasulle) + una galleria internazionale (così ricca da avere una influenza transnazionale).

L’arte è pubblica quando è di mercato. Più le opere vengono (fittiziamente) quotate e più la polis plaude all’artista. … Ma è veramente così? Se fosse così e basta, allora verrebbe da consigliare agli artisti giovani ed emergenti solo una cosa: mettetevi a leccare Culi Potenti e Ricchi e lasciate perdere qualunque altra strategia.

La realtà, però – nonostante l’impressione che una persona mediamente informata possa derivare da una lettura superficiale – è un’altra. La polis continua a cambiare e a evolvere la propria rappresentazione. Le città – i luoghi dove quasi ogni nuovo nato di questo pianeta vuole vivere – continuano ad espandersi in tutto il mondo. L’architettura, le strade e la morfologia del territorio evolvono e rappresentano l’immagine “complessiva”che conta ben al di là di qualche tentativo di “riduzione” di carattere pubblicitario o di moda. E l’immagine nella città si articola in una infinità di modi. C’è spazio anche per nuovi artisti, così come per i designer, per i grafici, per gli stilisti…

Richard Hamilton

Richard Hamilton, Just what is it that makes today’s homes so different, so appealing?

La realtà è pop? Just what is it that makes today’s homes so different, so appealing? (Che cosa esattamente rende le case di oggi così diverse, così attraenti?) realizzata da Richard Hamilton nel 1956 è opera miliare: misura di quanto pop possa entrare in un’opera d’arte. Il collage ironico di Hamilton – “prototipo” della pop art – venne esposto, sempre in quell’anno, in una mostra nella londinese Whitechapel Gallery dal titolo This Is Tomorrow. 58 anni dopo, la forma del benessere non è cambiata molto. Il paesaggio mentale attraente ha rinnovato i brand di riferimento, ma la sostanza resta indiscussa: la proprietà di alcuni beni renderà la nostra vita degna di essere vissuta. Ma riusciremmo, oggi, a guardare solo all’interno delle nostre case? Il mondo ha cominciato a riflettere sul rapporto tra “interni” ed “esterni”, tra uomo e natura, tra sviluppo sostenibile e sviluppo insostenibile … e le condizioni alle quali la parola “benessere” può essere legittimamente impiegata iniziano a “flettere” i parametri rigidi dettati dal periodo di incessante crescita economica al quale ci si era abituati dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Il concetto di sharing economy si fa strada e, sempre più, impariamo a condividere automobili, biciclette e persino case. Forse, in prospettiva, prevarrà un modello di economia per il quale la proprietà privata conta meno della condivisione. L’arte seguirà? Non ne siamo certi, anche se vale la pena ricordare che coloro i quali riescono a essere pionieri di un nuovo territorio in espansione ne trarranno i migliori frutti. Potremmo però dire che – non da oggi – la stessa Street Art rappresenta il tentativo di evolvere in una direzione nuova nella fruibilità dell’opera d’arte.

Chi se non gli street artists – il sottoscritto Francesco Tadini ha appena fatto parte della giuria per un contest di street art a Fabbrica del Vapore di Milano, in occasione della grande mostra Wonderwalls – mettono in evidenza e sotto gli occhi di tutti il problema del rapporto tra arte privata e arte pubblica? Chi ribalta maggiormente l’idea di una polis troppo occupata dagli spazi privati e, soprattutto, rappresentata dalla proprietà privata di spazi d’immagine (vedi gli immensi tabelloni pubblicitari) che “hanno la pretesa”, giacché paganti, di essere condivisi?
Viene da pensare che uno dei nodi del problema dell’arte emergente sia proprio quello della quantità e qualità degli spazi a disposizione. E’ del tutto evidente che, con la rete del web, gallerie e artisti giovani hanno un nuovo mondo globale a cui parlare. Con rapidità e accessibilità chiunque può conoscere il loro lavoro. Ma è altrettanto certo che, se non si pensa a nuove possibilità di condivisione di spazi pubblici dedicati all’arte, le loro opere verranno confinate al “presente elettrico” di Internet. Forse, gallerie e artisti – unendosi, magari – dovrebbero con maggior forza “strappare” spazi pubblici di rappresentazione al dominio privato e provare a consegnare al mondo l’idea di un’arte che non resta chiusa nel circo dove, come domatori di leoni, i cosiddetti Grandi Curatori la fanno da incontrastati padroni.

Forse.

Francesco Tadini

Lettera n° 1 di Francesco Tadini, fondatore di Spazio Tadini, agli artisti giovani:

Cari artisti giovani ed emergenti … (l’emersione: un’azione che allude a una profondità resa quasi invisibile dalla superficie). “Artisti emergenti” è un insieme vastissimo di persone che, appassionate d’arte, provano a dipingere, scolpire, installare, disegnare e, parallelamente, tentano di mostrare i loro manufatti a un pubblico altrettanto vasto di frequentatori di gallerie d’arte, musei, istituzioni artistiche, fiere d’arte … “Giovani” – quasi indipendentemente dalla verità anagrafica – è categoria che comprende, praticamente, chiunque non sia ancora “storicizzato”, cioè morto e sepolto. Fatta questa premessa – e compreso che siamo tutti ancora giovani – con garbo e timidezza vi do qualche consiglio. 1 – Studiate e frequentate musei e gallerie d’arte non meno di quanto vi aspettereste da un vostro futuro collezionista. >

Francesco Tadini

Francesco Tadini – da un Video a Fabbrica del Vapore Milano

2 – Lavorate almeno 8 ore al giorno sulla vostra “ricerca artistica” e altre 8 ore per un’attività che vi consenta di sbarcare il lunario. 3 – Cercate una galleria con la quale avviare un rapporto continuativo (e non solo una mostra) o, meglio ancora, un gruppo di gallerie d’arte che vi sostenga.

4 – Non vendete le vostre opere da soli: sarebbe come se una casa automobilistica cercasse clienti con un solo punto vendita. Otre a questo: le gallerie vi schiferanno perché sapranno di avere a che fare con un dilettante. Meglio che niente: chiedete a un vostro amico di farvi da rappresentante e lasciate che abbia un’utilità economica, anche minima, da ogni transazione di opere.

5 – Non vendete e/o non accettate che le vostre opere vengano vendute “in nero”: oltre a non pagare le tasse – comportamento sbagliato e condannato – restereste in ombra. Nessun documento – nessun fatturato – significa nessuna vendita, per chi volesse (gallerie, mediatori, aste …) provare a vendere le vostre opere in futuro: non è una buona premessa.
Francesco Tadini Milano – Video a Fabbrica del Vapore Milano
6 – Fatevi realizzare un sito internet da un professionista e non cercate di farlo da soli, a meno che non abbiate competenze in “web marketing” e in SEO (ottimizzazione sui motori di ricerca): il web può essere un buon trampolino di lancio se non vi fate conoscere solo da chi – tautologicamente – vi conosce già. Se utilizzate un blog è il compito verrà assolto in modo ancora migliore: avrete la possibilità di aggiornarlo da soli e molto frequentemente. E la frequenza di aggiornamento incide in maniera molto forte sulla visibilità on line.

7 – Diventate collezionisti d’arte – se non lo siete già – e mostrate con entusiasmo il vostro interesse per le opere altrui. Non c’è nulla di peggio di un artista autoreferenziale che abbia appeso, in casa propria, solo “la propria arte”. Come? Scambiate le vostre opere con quelle di altri artisti, o di gallerie (a Spazio Tadini, fondato da Francesco Tadini e Melina Scalise è possibile) che li rappresentano e che accettino uno scambio. Investite in questo anche qualche risparmio: con poche centinaia di euro potete acquistare (anche nelle aste) opere piccole o disegni di ottimi autori, anche del passato.

8 – Diffidate da chi vi consiglia di tenere prezzi alti in partenza. Il mercato è fatto dalla domanda e dall’offerta – andrebbe condannato chi sostiene il contrario: partite bassissimi, diffondete (anche regalando) e, progressivamente, provate a ritoccare al rialzo i prezzi. E’ molto più importante e decisivo diffondere le proprie opere in un numero elevato di case, uffici, spazi pubblici o di passaggio che non fare una mostra – o una fiera d’arte – in più.

Per oggi può bastare. Domani altri consigli.

MAE Milano Arte Expo –mail:milanoartexpo@gmail.com- ringrazia Francesco Tadini – fondatore, insieme a Melina Scalise, della Casa Museo Spazio Tadini – per il testo / lettera ai giovani artisti emergenti: arte pubblica, arte privata, street art.

Milano Arte Expo

 

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