SAM SZAFRAN 50 anni di pittura: Fondation Pierre Gianadda di Martigny

SAM SZAFRAN 50 anni di pittura, Fondation Pierre Gianadda di Martigny - Feuillages avec Lilette et boîte de pastel

SAM SZAFRAN, Feuillages avec Lilette et boîte de pastel, 1985 – pastello, cm 117 x 78 – Collezione privata

Fondation Pierre Gianadda Martigny SAM SZAFRAN 50 anni di pittura. Mostra dedicata a uno dei più significativi artisti contemporanei che operano con la tecnica del pastello. La Fondation Pierre Gianadda di Martigny (MAPPA) apre i suoi spazi dall’8 marzo al 16 giugno per raccontare cinquant’anni di pittura di Sam Szafran, artista che pratica la propria arte in modo tutto personale, distaccato dalle mode, ma assistito da una prodigiosa capacità espressiva. La mostra è curata da Daniel Marchesseau. Il catalogo raccoglie, con le immagini a colori di tutte le opere esposte, testi di Daniel Marchesseau, Jean Clair, Werner Spies, Raymond Mason. Antoinette de Wolff-Simonetta >  Szafran, un cognome il cui suono profuma di buono il colore, il colore che l’artista declina con costanza e ossessione  allineando via via i suoi pastelli. >>

Il pubblico della Fondation Pierre Gianadda di Martigny ritrova dopo più di dieci anni questo artista: ne aveva apprezzato i Laboratori dalle suggestioni quasi surrealiste, le Scale, che sfidano la prospettiva, e le sue cascate di verde dove si rileva una presenza furtiva di donna. Questi temi ritornano e coinvolgono il fruitore anche in forza delle due ceramiche monumentali che adornano il padiglione didattico della Fondation e che ripropongono, in un disegno dalla semplicità disarmante i due temi della scala, con il suo richiamo fortissimo al vuoto, e del feuillage (il fogliame) che si distende lungo la parete.

Il legame di Szafran con la Fondation Gianadda, oltre che da queste presenze permanenti, è testimoniato dalla donazione di una serie splendida di fotografie di Henri Cartier-Bresson.

SAM SZAFRAN 50 anni di pittura, Fondation Pierre Gianadda di Martigny, Hommage à Jean Clair pour son exposition Cosmos, 2012

SAM SZAFRAN , Hommage à Jean Clair pour son exposition “Cosmos”, 2012 – acquerello, cm 250 x 300 – Collezione privata

 

Sam Szafran

Nato a Parigi il 19 novembre 1934, da genitori ebrei emigrati dalla Polonia, Sam Szafran cresce nel cuore delle Halles. Suo padre muore all’inizio della guerra e il bambino è affidato ad uno zio severo. Troverà tenerezza solo presso i nonni. Col nonno frequenta la sinagoga di Guimard. Nascosto nel Loiret, presso dei contadini che lo maltrattano, alla fine trova rifugio presso dei repubblicani spagnoli. Si salva per miracolo dal rastrellamento del Vel’d’hiv nel 1942 ed è poi dichiarato “pupille de la nation”. La Croce Rossa lo invia in Svizzera, nei pressi di Winterthur, e qui rimane per due estati. L’artista confida che “furono quelli i soli momenti felici della mia adolescenza”. Impara a nuotare e a disegnare e il futuro grafico Jean Widmer ne rileva le capacità.

Nel 1947 con la madre e la sorella si imbarcano a Marsiglia per raggiungere a Melbourne uno zio materno là emigrato dopo il 1937. Dopo tre mesi di scuola per imparare l’inglese, comincia a lavorare: fa il magazziniere, il commesso di drogheria, il galoppino di un giornalista sportivo. Mostra in quegli anni un grande interesse per l’immagine e frequenta la biblioteca di Victoria dove può guardare in particolare i libri sulla pittura inglese: Hogart, Reynolds, Turner, ecc. È un periodo di grande fatica e di sconforto in cui aspetta con impazienza di poter rientrare in Francia. Nel 1951 è di nuovo a Parigi dove sopravvive accettando lavoretti vari, tra cui quello di interprete traduttore presso l’American Express. Si iscrive nel frattempo ai corsi di disegno organizzati dalla città.

Da allora, l’arte diventa il salvagente del giovane lavoratore. Nel 1953 comincia a frequentare gli insegnamenti della Grande Chaumière dove per quattro anni disegna con passione, animato da una grande curiosità ma anche dallo sguardo limpido dell’autodidatta. Il metro, le scale, le cantine, i passanti del Palazzo di Giustizia sono il suo atelier: scruta, traccia, sperimenta la prospettiva. Frequenta diversi gruppi a Montparnasse, poi nel quartiere Saint-Germain, dove scopre il jazz. Incontra poi nel 1954 Roseline Granet, che acquista le sue prime opere e lo sosterrà per molto tempo. Conosce Alberto e Diego Giacometti, poi Yves Klein, Tinguely e Riopelle.

I pastelli

Nel 1960 riceve una scatola di pastelli, che sono per lui una sorta di rivelazione. Abbandona la pittura ad olio e adotta questo mezzo espressivo, al quale si dedica totalmente per un decennio. Nel 1963 sposa Lilette Keller, originaria di Moutier nel Jura svizzero e un anno dopo nasce il loro figlio Sébastien. Dopo dieci anni di fatiche, migliora anche la situazione economica dell’artista.  Jacques Kerchache che incontra nel 1965 gli offre la sua prima mostra personale. Importanti sono le amicizie che maturano in quegli anni: con il poeta libanese Fouad El-Etr, che più tardi lo coinvolgerà come disegnatore nella rivista La Délirante da lui fondata, e Henri Cartier-Bresson che prende lezioni di disegno da Sam.

Per tutti questi anni Szafran non ha un vero atelier, ma lavora in luoghi lugubri e inadatti, fino a che scopre nel 1974 un’antica fonderia a Malakoff, dove ancora oggi vive e lavora.

Egli utilizza la tecnica del pastello con un raro talento, saggiando le numerose sfumature che da esso è possibile trarre. La storia del pastello in Francia è lunga e prestigiosa: nel XIX secolo viene usato per i ritratti (Manet, Toulouse-Lautrec, Degas), per i paesaggi (Delacroix, Millet); si rivela perfetto per tradurre le impressioni fuggevoli dell’impressionismo (Boudin, Monet, Renoir) e trova in Degas un interprete sorprendente. Nel XX secolo molti artisti ne fanno uso, da Delaunay a Balthus, Matta, Atlan. Ma è proprio Szafran a proporre un nuovo rinascimento di questa tecnica. Egli riconosce la qualità eccezionale dei pastelli fabbricati dalle sorelle Roche, rue Rambuteau, che diventano sue fornitrici esclusive a partire dal 1963.

 

Fondation Pierre Gianadda di Martigny, SAM SZAFRAN 50 anni di pittura,  Escalier Variation I, 2004, acquerello su seta

Fondation Pierre Gianadda di Martigny, SAM SZAFRAN 50 anni di pittura, Escalier Variation I, 2004, acquerello su seta, cm 164 x 207, Collezione Fondation Pierre Gianadda

 

La poetica e i temi di Sam Szafran

All’inizio, Sam Szafran si muove in ambito astratto, influenzato da Nicolas de Staël e da Jean-Paul Riopelle. Così come per un certo tempo è interessato alla materia insolita e densa di Dubuffet. Non è però a suo agio in questo percorso per cui torna alla figurazione. I suoi primi pastelli, verso il 1960, sono dei Cavoli, che gli ricordano la cucina dei paesi della sua infanzia, le sue radici polacche, e che diventano il pretesto per delle sottili sfumature, per una metamorfosi continua, per una vera attività organica. Ecco poi i suoi Atelier, che rivelano una grande teatralità, fatta di mobili, trespoli, cornici coinvolti in un intenso disordine. Alcuni sembrano il luogo di un dramma passionale al quale Szafran risponde con delle disposizioni quasi ossessive dei pastelli.

Nel 1972 prende avvio per Szafran l’avventura dell’Imprimerie Bellini, così denominata in omaggio al pittore italiano. Si tratta di un atelier di litografia creato dall’artista con due soci. Con il carboncino o il pastello Szafran racconta questo atelier, con l’alta macchina da stampa, i suoi ingranaggi e i suoi rulli di inchiostro. E lo fa incessantemente, a lungo, sperimentando nuovi angoli di lettura e luci differenti.

Le sue prime lezioni sul vuoto, Szafran le riceve dallo zio severo, in una tromba di scala. Egli sceglie questo tema “perché era un problema da risolvere…”, ma molto presto la Scala diventa terreno di sperimentazione, diventa costruzione mentale. Curve sinuose con una rampa come una voluta, effetti di scarpata, zoom in avanti, l’artista si prende gioco della prospettiva fino alla vertigine. In certe opere, questa vertigine si traduce nell’esplosione di colori che diventano tinte pure. Richiami del vuoto che si traducono in visioni panoramiche deliranti.

Infine l’ultimo tema: il Fogliame. La passione di Szafran per le piante risale all’epoca in cui ha lavorato nell’atelier di Zao Wou-Ki: “ero affascinato da un magnifico filodendro che risplendeva al di là della vetrata…”. Fino all’ossessione l’artista disegna delle serre invase dalle foglie, un’invasione di vegetali dove appare in contrappunto Lilette in kimono seduta su una seia o una panca Gaudì.

SAM SZAFRAN 50 anni di pittura, Fondation Pierre Gianadda di Martigny, Senza titolo, 1981, pastello a olio

SAM SZAFRAN 50 anni di pittura, Fondation Pierre Gianadda di Martigny, Senza titolo, 1981, pastello a olio, cm 154 x 113,5 – Collection du Centre Pompidou, Parigi © ADAGP

SAM SZAFRAN 50 anni di pittura

FONDATION PIERRE GIANADDA

Rue du Forum 59 – 1920 Martigny (Svizzera)

Tel.: (+41) 27 722 39 78

Informazioni in Italia: 031.269393

www.gianadda.ch

orari: tutti i giorni: 10 – 18

Catalogo: Fr. 45.– (circa € 37,50)

Il biglietto della mostra: adulti CHF 18.-  € 15,00;  terza età: CHF 16.-  € 13,50; famiglie: CHF 38.-  € 32,00; bambini oltre 10 anni e studenti: CHF 10.-  € 8,50; gruppi: CHF 16.-  € 14,00

consente di visitare anche:

► la Collezione Franck     ► il Parco delle sculture    

► il Museo gallo-romano  ► il Museo dell’automobile 

Per chi giunge a Martigny in auto dall’Italia attraverso il tunnel del Gran San Bernardo il pedaggio di ritorno in Italia, dietro presentazione della ricevuta di andata e di un biglietto di ingresso alla Fondation Gianadda, è gratuito.

Offerta speciale Ferrovie Svizzere « RailAway » : 20% di sconto sul viaggio in treno, il trasferimento e l’ingresso alla Fondation Pierre Gianadda (prenotazioni biglietti in Italia: telefono 02.67479578).

Con il sostegno di  UBS

Ufficio stampa: uessearte via Natta 22  Como

tel. 031.269393 – fax  031.267265    e-mail: info@uessearte.it

MAE Milano Arte Expo -milanoartexpo@gmail.com- ringrazia l’Ufficio stampa Uessearte per le notizie e le immagini relative alla mostra SAM SZAFRAN 50 anni di pittura presso la Fondation Pierre Gianadda di Martigny .

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