Arte, mercato e quotazioni: IL GALLERISTA, figura e ruolo nell’arte contemporanea – di Cristina Palmieri

Quotazioni artisti contemporanei - bollettino del Milione con in copertina la Galleria

Bollettino del Milione con in copertina la Galleria

Mercato dell’arte e quotazioni arte contemporanea: IL GALLERISTA, figura e ruolo nell’arte contemporanea – di Cristina Palmieri (per IL FILO DI ARIANNA, rubrica di MAE Milano Arte Expo): Nel parlare di mercato, aste e quotazioni d’arte, nell’analizzare quali siano gli attori che si muovono su questo proscenio e nel cercare di focalizzare il loro ruolo e le loro caratteristiche, ritengo essenziale soffermarci sulla figura del “gallerista”, cercando di tratteggiarla evidenziando doverosi distinguo rispetto a quella, oggi sempre più diffusa, del mercante tout court. Storicamente le due figure si sovrappongono, tendono a coincidere. Per comprendere come sia nato il mercato dell’arte dobbiamo far riferimento ad un particolare  momento storico, quello  in cui comincia ad incrinarsi il tradizionale rapporto che vedeva l’artista regolarmente assoggettato (quindi  da essa assunto e mantenuto) alla committenza. Questo accade già a partire dalla fine del XVII secolo. Il processo però arriva al proprio compimento nel periodo dell’Impressionismo, quando sempre più gli artisti percepiscono la necessità di svincolare la propria ispirazione e le proprie necessità espressive dalle richieste del pubblico. Si affrancano così dai temi precostituiti che da secoli accompagnano  la storia dell’arte per scegliere in piena libertà i loro soggetti. >>

Questo comporta, inevitabilmente, la necessità di confrontarsi con una nuova clientela. Del resto si sta sempre più imponendo una  classe sociale, la borghesia, profondamente ansiosa di appropriarsi dei privilegi e degli status che per secoli erano stati appannaggio della nobiltà, che non può che costituire, in questo senso, il referente ideale di chi sta cercando di imporre un rivoluzionario modo di fare ed intendere l’arte. Il  mutamento  modifica la tipologia del  collezionista, spostandolo verso la scelta  individuale di ciò che incontra il suo gusto. Non tutti i collezionisti, però, si sentono in grado di effettuare valutazioni appropriate  in prima persona, e preferiscono potersi affidare a chi ha esperienza e conoscenze più profonde.

E’ in questo terreno, in  questa zona franca intermedia,  che si inserisce la figura di colui il cui compito è quello di mediare fra le esigenze degli artisti e quelle del pubblico. Generalmente si tratta di  una persona appassionata d’arte, che frequenta l’ambiente ed è vicina agli artisti, ne comprende la sensibilità, condivide le loro scelte espressive, il loro humus culturale. Intuisce anche quanto sia  difficile  che, in prima persona, possano essere in grado di vendere in modo capillare ed incisivo quanto producono. Inizia così a farsene promotore, ad organizzare mostre che li facciano conoscere al grande pubblico.

Durand- Ruel, Vollard (di cui abbiamo diffusamente parlato), Khanweiler costituiscono ancora oggi il riferimento per chi desideri operare nel settore in qualità di gallerista. Raffinati cultori dell’arte, capaci di intravedere la genialità degli artisti, di intenderne la rivoluzionaria attitudine espressiva, ebbero il merito di scommettere su di essi, divenendone i mecenati, i propulsori, gli editori. Diedero vita a quanto oggi definiamo “mercato dell’arte”, con tutto quanto ne consegue.

Il cambiamento epocale avviene dunque quando al significato culturale e sociale dell’opera d’arte si affianca quello di “bene” attorno al quale – inevitabilmente – si sviluppano interessi economici di investimento e profitto.

Questo, in breve, l’excursus storico che ci consente di comprendere come sia nata la figura del “mercante”.

Ma torniamo al proposito iniziale, quello di delineare le caratteristiche del gallerista, che consentano, soprattutto nel momento attuale, di operare un distinguo tra questa personalità e quella del mercante, per quanto difficile sia stabilire confini e limiti.

Mercato arte contemporanea - Carlo Cardazzo nella sua Galleria

Carlo Cardazzo nella sua Galleria

Per proporre esempi a noi vicini, nell’Italia del dopoguerra il mercato della pittura contemporanea comincia la propria ascesa. Nascono le prime importanti gallerie, quelle a cui si deve l’affermazione dei talenti maggiori della storia dell’arte italiana del ‘900.

I galleristi che le fondano dimostrano perciò la capacità di percepire la genialità di generazioni di avanguardie, possiedono il coraggio di credere nella pittura “nuova”, di acquistare le opere di artisti sui quali non molti hanno l’ardire di arrischiare, perché destano scalpore, talvolta anche scandalo. Sostengono, perciò, spiritualmente ed economicamente, quelli che oggi sono gli autori che alle aste conquistano primati da capogiro. Cito per tutti l’indimenticato Carlo Cardazzo, nella cui galleria milanese, “Il Naviglio” di Via Manzoni, si promuovono autori come Fontana, Scanavino, Capogrossi.  Oppure i fratelli Ghiringhelli, fondatori  de “Il Milione”, a cui dobbiamo l’affermazione sul mercato di Sironi, Morandi, degli astrattisti geometrici, nonché la proposta – in Italia – di artisti come Picasso e Wolf.

 

Quanto è possibile affermare è che, nel loro operare, sono stati motivati in primis da un sincero entusiasmo, un autentico slancio per l’arte e per le opere che poi commercializzano. Accanto a ciò è indubbio che li caratterizzasse anche una spiccata attitudine per gli affari. Ma da questo punto di vista diviene pressoché impossibile poter fare un raffronto con quella che è l’attuale realtà, dal momento che il contesto socio-economico di oggi è così profondamente mutato rispetto anche soltanto a quello dell’ultimo decennio del secolo scorso.

Quotazioni arte contemporanea - Carlo Cardazzo nella sua Galleria

Carlo Cardazzo nella sua Galleria

 

Molti mercanti d’arte hanno spesso dato vita alla loro attività partendo dalla passione che li animava come collezionisti. Questo ha comportato che quasi nessuno abbia vissuto il proprio mestiere alla stregua di un operatore della finanza, come invece oggi molte volte accade (lo vedremo a breve parlando della realtà delle fiere). La motivazione economica, perciò, non dico debba essere secondaria, ma certamente sarebbe auspicabile si affiancasse  ad un autentico sentimento dell’arte, al piacere del sodalizio spirituale ed intellettuale con gli artisti, che si concretizza in intensi confronti su quella che per entrambi non rappresenta tanto un’occupazione, quanto una ragione esistenziale.

 

In questo primo decennio del  XXI secolo tutto pare decisamente differente.

Mercato dell'arte contemporanea e quotazioniOggi  accade sovente che anche il “gallerista” si presenti come una figura che sta  a metà tra un mediatore ed un commerciante, che orienta il pubblico a concentrarsi sul valore  finanziario di un’opera, spesso molto distante da quello connesso al suo significato spirituale.

Sembra che  prima ancora di lasciarsi sorprendere dai colori e dalle forme, e meno ancora dal processo intellettivo che ha spinto l’artista a realizzare un lavoro, si sia tutti  proiettati verso un’ipotesi di probabilità del suo successo economico.

Come abbiamo già avuto modo di accennare occupandoci delle aste, quanto oggi contraddistingue, senza tema di smentita, la maggior parte del mercato pare essere in primo luogo la ricerca della via più efficace per commercializzare un bene di consumo, considerato alla stregua di mille altri. Ecco che tutto diviene “comunicazione”, marketing, ricerca dell’effetto, che si traduce in ansia di trasgressione e stupore, non di rado sterile quanto finalizzata a se stessa.

La commercializzazione preesiste al contenuto, alla ricerca che sempre dovrebbe sottendere alla valutazione di un’opera, al pensiero che in primis è il nucleo vibrante di quanto chiamiamo “arte”.

 

E’ doveroso perciò domandarsi  in che misura questo atteggiamento possa essere responsabile dello stato di confusione che caratterizza  l’evoluzione del pensiero artistico, del gusto estetico, nonché del generale inaridimento che connota la nostra società anche da un punto di vista culturale.

In siffatto contesto sempre più si sta affermando una figura di “mercante puro”, che  si occupa di arte con finalità speculative, quasi essa possa essere giudicata alla stregua di  un titolo borsistico o di un bene immobiliare.

Sempre meno invece persistono le tracce di una figura di amatore, capace di trasformare il proprio itinerario in un percorso di lettura dell’arte, che accompagni il cliente nell’ allestire una  raccolta o una collezione d’arte con autentica consapevolezza.

Mi permetto  perciò di concludere arrivando a definire  “gallerista” quel mercante che opera  con il costante intento di  avvicinarsi intellettualmente alla produzione di un’artista, vagliandone le ragioni e valutando l’acquisto delle sue opere pensando al piacere di percepirne la verità e le qualità intrinseche, proiettandole in un ipotetico tempo dilatato, non  come oggetto fisico fine a se stesso, ma come messaggio spirituale.

Cristina Palmieri, quotazioni e mercato dell'arte contemporanea Milano

CRISTINA  PALMIERI

per informazioni, domande e richieste di consulenza: cristina.palm@libero.it

MAE Milano Arte Expo -milanoartexpo@gmail.com- ringrazia Cristina Palmieri per la rubrica Il filo di Arianna dedicata al mercato dell’arte contemporanea e al collezionismo e consiglia anche la lettura de Antonello Negri, L’arte in mostra. Una storia delle esposizioni, Milano, Bruno Mondadori, 2011. Recensione per Milano Arte Expo di Luca Pietro Nicoletti >LINK

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