AFRO, MUSEO BILOTTI: Roma con la mostra Dal progetto all’opera. 1951-1975 celebra Afro Basaldella – Museo Carlo Bilotti all’Aranciera di Villa Borghese

AFRO. Dal progetto all’opera. 1951-1975, Museo Carlo Bilotti all’Aranciera di Villa Borghese, ROMA, Il Caffe_Greco 1948 by Irving Penn

Il Caffe Greco, 1948 fotografia di Irving Penn

AFRO. Dal progetto all’opera. 1951-1975, Museo Carlo Bilotti all’Aranciera di Villa Borghese, ROMA. AFRO: in 37 opere le diverse fasi di concezione ed elaborazione dei quadri: dal disegno preparatorio fino alla versione definitiva del quadro. L’idea della mostra dedicata ad Afro Basaldella dal Museo Bilotti (MAPPA) – nel centenario della nascita (4 marzo 1912) – è analizzare il processo creativo dell’artista, il metodo, e mostrare come la pittura astratta, non diversamente da quella figurativa, fondi le sue basi su una elaborazione complessa e meditata, sfatando il falso mito contenuto nel detto “questo saprei farlo anch’io”. Paesaggi, nature morte e figure diventano così per Afro, in un sofisticato percorso creativo, forme mentali e pure dell’astrazione. L’esposizione, inaugurata l’11 ottobre, proseguirà fino al 6 gennaio 2013. MAE Milano Arte expo ringrazia Gabriella Gnetti di Zètema Progetto Cultura per le news e le immagini e suggerisce la visione del sito >LINK della Fondazione – Archivio Afro on-line. 

L’esposizione “Afro. Dal progetto all’opera. 1951-1975’” è promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico – Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale in collaborazione con la Fondazione Archivio Afro.  Organizzazione e servizi museali sono di Zètema Progetto Cultura.

Il catalogo che accompagna la mostra AFRO Dal progetto all’opera. 1951-1975, Museo Carlo Bilotti, edito da Gli Ori Editori Contemporanei, è diviso in tre sezioni: la sezione delle opere in mostra con un saggio introduttivo di Barbara Drudi (disegni preparatori, bozzetti e opere definitive a coprire un arco temporale che va dal 1951 al 1974. Saranno comprese opere su carta e su tela realizzate con diverse tecniche dall’acquarello al carboncino alla tempera fino alle tecniche con colle viniliche delle opere su tela); la sezione delle 20 fotografie autoriali – esposte dal 12 novembre presso lo spazio espositivo della Casina Giustiniani sempre all’interno del parco di Villa Borghese – con un testo di Peter Benson Miller; la sezione dedicata alle opere di Afro realizzate e istallate appositamente all’interno di alcuni dei palazzi ed edifici storici di  Roma con un testo di Antonia Rita Arconti.

AFRO Museo Bilotti Roma - La Caccia Subacquea, Tecnica Mista, Tela, cm 143,5X176,6, Collezione Privata, 1955

AFRO – La Caccia Subacquea, Tecnica Mista, Tela, cm 143,5X176,6, Collezione Privata, 1955

Dal testo AFRO: LA PITTURA PRIMA E DOPO, Barbara Drudi: Trentasette sono le opere – tra progetti e tele – esposte in questa occasione. Sono opere che vanno dal 1951 al 1975 e delineano esemplarmente tutto il percorso artistico di Afro: dal momento in cui decide di abbandonare la figurazione e intraprendere la via dell’arte astratta fino alle ultime, formalmente più composte, tele della sua produzione. Nonostante la scelta di Afro in favore dell’astrazione fosse deliberata, e in qualche modo anche dettata dal clima culturale, nei primi anni Cinquanta la sua pittura rimane ancora legata allo spunto figurativo, alla visione della realtà. In altre parole, quella libertà totale, quel ripartire da zero, che già si andava affermando al di là dell’oceano con Pollock e gli altri, non apparteneva ancora all’esperienza italiana.

Afro, fotografia di Frank Horvat, 1960 ca

Afro, fotografia di Frank Horvat, 1960 ca

Anche se, ricordiamo, nel 1950 Afro aveva compiuto il suo primo viaggio a New York in occasione della mostra personale alla Catherine Viviano Gallery. Partire dal “dato di realtà” per poi elaborarlo in modo soggettivo e in libera espressione formale era il modo di procedere di molti artisti italiani che, per certi aspetti coraggiosamente, si avviavano verso l’astrazione, disobbedendo alle regole e al domino del cosiddetto realismo socialista. Eppure quel coraggio, quel “salto nel buio”, come lo chiamò una volta Toti Scialoja scrivendo del suo passaggio alla pittura astratta, non era ancora totale. Ci si lanciava con il paracadute, potremmo dire. Così i punti di riferimento rimanevano saldamente fissati nella pittura francese, in Picasso, e nei padri dell’astrattismo italiano, cioè nel futurismo.

I dipinti e i disegni in mostra sono di diverse dimensioni, dai piccoli progetti fino ad opere di oltre due metri, tutti datati tra il 1951 e il 1975, anni tra i più significativi dell’attività di Afro. L’itinerario espositivo traccia una nuova rotta interpretativa, collocando Afro nel contesto artistico degli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale e a seguire negli anni dello sviluppo della pittura astratta a Roma.  Ponendo l’accento su un tema molto caro anche alla nostra contemporaneità: il procedimento creativo nella definizione del linguaggio dell’arte.

Afro Libio Basaldella

Afro nasce a Udine nel 1912. Nel ‘28, appena sedicenne, espone insieme ai fratelli Dino e Mirko alla prima e unica Mostra della Scuola Friulana d’Avanguardia. Nel 1930, grazie a una borsa di studio offerta dalla Fondazione Artistica Marangoni di Udine, Afro ha l’opportunità di recarsi a Roma in compagnia del fratello Dino e di entrare in contatto con l’ambiente artistico della capitale.

AFRO Museo Carlo Bilotti Roma MostraDal ‘31 inizia a partecipare alle diverse Mostre Sindacali e nel ’33 espone alla Galleria del Milione di Milano, insieme ai friulani Bosisio, Pittino e Taiuti;  successivamente Afro si trasferisce a Roma. Nel ‘35 partecipa alla Quadriennale di Roma, e nel ’36 alla Biennale di Venezia; dove esporrà anche nel ’40 e nel ’42. Dopo l’esperienza della Scuola Romana, la realizzazione di diverse opere di pittura murale ed il temporaneo avvicinamento al Neocubismo, nel 1950 Afro si reca negli Stati Uniti ed inizia la ventennale collaborazione con la Catherine Viviano Gallery. Il differente clima culturale e i molteplici movimenti artistici americani di quell’epoca, rimarranno impressi nella memoria dell’artista e verranno rielaborati in seguito in maniera del tutto personale. Nel ’52 aderisce al gruppo degli Otto, con i quali prende parte alla XXVI Biennale; in occasione dell’edizione successiva, Lionello Venturi gli dedica un saggio critico, dove mette in evidenza l’abilità tecnica, la precisione e la passione per il lavoro, l’eleganza naturale e la poesia dell’artista. Nel 1955 è presente alla prima edizione di Documenta a Kassel, alla Quadriennale ed alla Mostra itinerante negli U.S.A.: The New Decade: 22 European Painters and Sculptors. Ormai Afro ha raggiunto consensi e fama soprattutto a livello internazionale e nel 1956 ottiene il premio come miglior pittore italiano alla Biennale di Venezia. Nel 1958, prende parte, insieme ad Appel, Arp, Calder, Matta, Mirò, Moore, Picasso e Tamayo, alla decorazione della nuova sede del palazzo dell’UNESCO a Parigi dipingendo Il Giardino della Speranza. Gli anni 1959-‘60 vedono ancora Afro impegnato a livello internazionale: è invitato a II. Documenta a Kassel, è vincitore del premio a Pittsburgh e del premio per l’Italia al Solomon R. Guggenheim di New York. Nel 1961 J. J. Sweeney, curatore del Guggenheim Museum di New York, gli dedica una splendida monografia.

Afro, 1958 fotografia di Imogen Cunningham

Afro, 1958 fotografia di Imogen Cunningham

Tra le personali di questi anni ricordiamo: Cambridge, al Massachusetts Institute of Tecnology nel ‘60; Parigi, alla Galerie de France e Milano, alla Galleria Blu nel ‘61. Poi, tra il ’64 ed il ’65, ancora in Europa: alla Galerie im Erker di St. Gallen, alla Räber di Lucerna, alla Günter Franke di Monaco di Baviera e nel 1969-’70 la vasta antologica curata da B. Krimmel al Kunsthalle di Darmstadt, alla Nationalgalerie di Berlino, ed in seguito al Palazzo dei Diamanti di Ferrara.

Dopo la morte del fratello Mirko, avvenuta nel 1969, Afro subisce alterne vicende di salute. Gli anni ’70 sono caratterizzati dall’intensificarsi dell’opera grafica e da un diradarsi dell’attività pittorica ed espositiva. Muore a Zurigo nel 1976.

L’anno successivo viene pubblicata la monografia curata da C. Brandi.

Nel 1978 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma gli rende un prestigioso omaggio allestendo una ricca e documentata retrospettiva a cura di B. Mantura. Nei decenni successivi mostre personali e collettive, studi approfonditi da parte di storici e critici dell’arte mantengono vivo consolidando il lavoro del maestro e contribuiscono alla diffusione della sua opera sia a livello nazionale che internazionale.

AFRO. Dal progetto all’opera. 1951-1975

Museo Carlo Bilotti all’Aranciera di Villa Borghese ROMA

Mostra Afro. Dal progetto all’opera. 1951-1975
Dove  Museo Carlo Bilotti-Aranciera di Villa Borghese Roma, Viale Fiorello La Guardia
Apertura al pubblico 11 ottobre 2012 – 6 gennaio 2013, chiuso il lunedì
Biglietti  Intero 8€; Ridotto 7€ (riduzioni e gratuità secondo la normativa vigente).Sconto del 10% sulla consumazione presso la caffetteria della Casina del Lago presentando il biglietto del Museo, nel giorno di acquisto
Promossa da Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico di Roma Capitale – Sovraintendenza ai Beni Culturali e Fondazione Archivio Afro
Catalogo Gli Ori Editori Contemporanei
Mostra a cura di Barbara Drudi, Peter Benson Miller e Fondazione Archivio Afro
Sponsor del sistema Musei in Comune Acea, Banche Tesoriere di Roma Capitale (BNL– Gruppo BNP Paribas, UniCredit, Monte dei Paschi di Siena), Acqua Claudia, Finmeccanica, Gioco del Lotto, Vodafone
Con il contributo tecnico di Atac;  La Repubblica
Servizi di vigilanza Travis
Supporto organizzativo e servizi museali Zètema Progetto Cultura

MAE Milano Arte Expo -milanoartexpo@gmail.com- ringrazia l’Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura per le notizie e le immagini relative alla mostra di Afro al Museo Bilotti di Roma.

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