Arte contemporanea, mercato dell’arte, quotazioni, diritto di seguito, aste, crisi… – di GUSTAVO BONORA, Milano

Milano arte expo, Gustavo Bonora e Mino Ceretti, gallerie e mostre

Gustavo Bonora e Mino Ceretti

Gustavo Bonora ha inviato a MAE Milano Arte Expo un testo che volentieri pubblichiamo. – Gustavo BonoraLa congiuntura – Da mezzo secolo nel campo dell’arte si verifica un fatto straordinario, l’artista esordiente non ha più accesso al mercato dell’arte, fra lui e il mondo dell’arte si configura una faglia voluta e gestita da un monopolio di operatori che non si colloca più nell’ambito tradizionale costituito dai tre elementi storici – l’artista, il critico e la mediazione commerciale – ma sussiste in un sistema elitario che determina sia la validazione estetica che le regole commerciali dell’opera d’arte. La cosa non è determinata dalla congiuntura economica, ma il disagio endemico ne ha facilitato l’occasione: soppresso il commercio spontaneo, vige un mercato elitario fissato alle alte quotazioni e alla feticizzazione dell’artefatto o dell’opera storica, con l’effetto di escludere gli artisti esordienti. >>

A dire il vero il mercato tradizionale, più che libero, era selvaggio, e la produzione artistica, che da mezzo secolo campa sotto l’egida Postmoderna del Concettuale, ha prodotto una generazione di esordienti che, alienati al mito di un’Avanguardia oramai estenuata, sono improponibili, e quelli proponibili soggiacciono all’inedia di un sistema obsoleto.

Ora, anche come reazione naturale alla situazione endemica, soprattutto in ambito anglosassone, si delinea una prospettiva di regolamentazione normativa e di ragionevole valutazione estetica, che determina un riassetto culturale del settore e un verosimile rilancio del mercato, purché ci si attenga ad un certo dettato normativo, cui però occorre saperne fare la giusta occasione referenziale. E qui la filigrana di un censimento statistico, deducibile dal numero esorbitante dei diplomati, cui si aggiungono gli autodidatti, mostra che, nel “mezzo secolo” la categoria degli esordienti è aumentata del 30%, ma è velleitariamente reattiva quando asserisce l’aspettativa del riconoscimento scontato.

Per altro, nello stesso”mezzo secolo” si delineano le novità del cambiamento: le frontiere del mercato, implementate dall’estensione di Internet, fanno emergere nuovi territori operativi quali le fiere e le aste on line e nuove figure professionali quali il curatore, l’operatore di marketing e il brocker d’arte; tutte strutture indotte da una nuova normativa cui si oppone l’indole della resistenza al nuovo. Vada per esempio la norma del Diritto di seguito (“Droit de suite”: Legge comunitaria n. 39, 1 marzo 2002; Disposizioni del decreto di attuazione della Direttiva 2001 per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza alla Comunità Europea), in poche parole, viene riconosciuta all’artista una percentuale sulle transazioni successive alla prima vendita che, nel corso degli anni, variano con il variare delle quotazioni. Legge che, paradossalmente, è ignorata dagli stessi interessati, con l’effetto che migliaia di euro giacciono presso la SIAE e vengono risucchiati dalla stessa dopo un tot di anni.

In Italia, spesso, dagli artisti, le norme fiscali, più che evase, sono disattese per mancanza d’informazione; per esempio ignorano che, per vendere ed esportare all’estero, oltre che per il mercato nazionale, occorre essere in possesso di una partita IVA internazionale valida sia per l’Agenzia delle entrate, ma anche per le dogane (D PR 633 del 26-10-72, con le varianti  da Paese a Paese.    Negli “anni d’oro” del mercato i contratti che legavano l’artista al mercante con la clausola dell’esclusiva, difficilmente si attenevano alle regole che già vigevano in Europa e tanto meno al Diritto di seguito. In Inghilterra, dove la quotazione di base del “Droit de suite” è di 1000 Euro, (mentre in Italia è di 3000), un artista esordiente può vendere attenendosi alle regole trasformandolo in  un vero e proprio sussidio.

Tornando alla crisi del mercato dell’arte, gli elementi che l’hanno determinata, sono anche:

  • Maggiore competitività sia sul numero che sulla quantità delle opere sul mercato
  • Impossibilità di accertamenti sulle quotazioni “reali” delle opere d’arte soprattutto per le opere d’arte contemporanea di artisti non storicizzati o esordienti
  • Mancanza di accertabilità di provenienza dell’opera d’arte
  • Mancanza di adempimenti delle regolamentazioni europee e internazionali
  • Pressapochismo da parte degli artisti che persistono nella concezione che all’artista basti “dipingere” delegando ogni responsabilità agli organizzatori e galleristi

Chi investe oggi in opere d’arte, sempre più richiede maggiori tutele e garanzie e, poiché, è finito il periodo d’oro di chi investiva soltanto per “passione” o per “hobby”, attualmente, anche gli appassionati d’arte, oltre al loro piacere e soddisfazione personale, tendono sempre più a ricercare qualità e certezze di responsabilità.

Dobbiamo però aprire una ulteriore parentesi, non secondaria, ossia della trasformazione di una figura di riferimento, quale il critico d’arte, che in passato era il mediatore fra l’artista (interpretazione dell’opera) e la sua potenziale valutazione (collocamento nel mercato o in un movimento artistico) che oggi come oggi ha perso la sua funzione orientativa, divenendo egli stesso operatore e imprenditore e, a questa figura, si sovrappongono, creando ulteriore confusione, altri protagonisti come il curatore di mostre e consulenti.

Al cambiamento del mercato dell’arte contribuiscono necessariamente anche i nuovi supporti promozionali, informativi e di mediazione alle trattative di vendita che sono i network, i quali, oltre a fornire velocemente tutte le informazioni sugli artisti, le tendenze e le quotazioni (e creano una forte concorrenza), aprendo alle potenzialità dei mercati mondiali emergenti (Cina, Russia, India, Emirati) oltre a quello anglosassone (America e Inghilterra) formando delle vere e proprie sinergie e creando una vera e propria “Borsa dell’Arte” (VEDI ARTICOLO di Federica Codignola pubblicato su Tafter Journal, giugno 2010) per cui, i mercati locali o periferici e i galleristi o artisti, che non modificano il loro operato e le loro competenze, rischiano sempre più l’emarginazione e l’esclusione.

Il dibattito per essere costruttivo, dovrebbe includere anche tutti questi elementi e non limitarsi alla crisi economica o alla crisi di idee dell’arte contemporanea che, certamente esistono e pesano fortemente ai cambiamenti, ma sono solo alcuni aspetti di un mercato che sempre di più si sposta e si inserisce nella globalizzazione.

Gustavo Bonora

Gustavo Bonora, 1970 circa, Milano Arte Expo, Exfabbricadellebambole

Gustavo Bonora, 1970 circa

Oggi, oltre alla pittura, Gustavo Bonora dirige – con la collaborazione di Rosy Menta e Daniela Basadelli Delegà – l’associazione culturale Exfabbricadellebambole, a Milano. – vedi: http://www.exfabbricadellebambole.com/

Dal sito di Exfabbricadellebambole “…  Scopo della nostra associazione, che agisce come agente d’arte per artisti, è interagire fra la domanda e l’offerta, offrendo una serie di servizi a 360° mirati alla promozione artistica e culturale. Il mercato dell’arte è decisamente cambiato negli ultimi decenni e attualmente si indirizza sempre più verso metodologie e regole globali – esistono ormai legiferazioni internazionali che lo discplinano – e per mercato, non intendiamo solo vendite o transazioni sulle opere, ma anche opportunità di lavoro per gli artisti. Abbiamo individuato l’anello mancante fra la domanda e l’offerta, che nel passato erano inscindibili dal ruolo del mercante o del gallerista e oggi sono appannaggio di molteplici figure (galleristi, curatori, pubbliche relazione, comunicazione, procacciatori ecc.) che spesso non offrono completezza di servizi lasciando scoperte aree e competenze assolutamente essenziali: tutela legale, tutela fiscale, informazione e aggiornamento. Exfabbricadellebambole non si limita a organizzare eventi ed esposizioni presso la propria sede o presso altre con cui collabora in logica di scambio al fine di creare una rete reale e virtuale, ma offre e fornisce servizi e competenze agli artisti non solo giovani o esordienti ma anche a coloro che, pur qualitativamente qualificati, non sono entrati per diverse ragioni in un circuito effettivo ed efficace.”

Exfabbricadellebambole, Gustavo Bonora, orizzonte, 1994, Milano arte expo

Gustavo Bonora, orizzonte, 1994

3 comments

  1. Complimenti, un articolo molto interessante. C’è da aggiungere che nella giungla del mercato dell’arte vanno poi ad aggravare la situazione le lobbyes che controllano non solo i mercati ma gli artisti stessi, mettendo in serio pericolo le idee e i concetti che l’artista vuole esprimere. Di fatto è un tipo di mercato che quasi sempre vende arte già morta. A questa catastrofe forse l’unica via e soluzione che suggerirei agli artisti che intendono farsi conoscere in modo serio è di imparare dalla storia, ovvero assocciarsi proponendosi con un bel manifesto e di li un movimento che operi senza l’ausilio di alcun intermediario. Ma forse la mia è un’idea troppo utopistica.

    • Caro Gianni Spada vedo che hai avvertito giustamente il problema endemico dello statuto attuale del mondo dell’arte, ma l’idea di un movimento come tu suggerisci sarebbe un artificio che cadrebbe nel vuoto perchè un movimento è una topica indotta da ragioni culturali ed estetiche militate da soggetti motivati storicamente, crearlo artificialmente resta quindi un’utopia, tuttavia, nulla impedisce di associarsi a qualche organizzazione che abbia assunto il problema e le cognizioni fondanti lo stato critico ed endemico del mondo dell’arte.
      Il problema è anche quello di regolamentarsi con le nuove legislazioni e restituire il lavoro dell’artista ad una professione riconosciuta ed adempiente come scritto nell’articolo.

  2. Carissimi di Exfabbricadellebambole, di fatto non posso che darvi totalmente ragione fino a quando la sussitenza di un movimento fosse creato in modo artificioso come voi dite, sono pienamente daccordo anche per quanto riguarda le regolamentazioni. Quello che mi piace pensare è che la forza deve venire dal basso, dagli artisti, che non devono creare nulla se non una parola chiave di presentazione alla quale nessuno si deve attenere rigorosamente, come un tempo, e come voi stessi dite di “estetiche militate da soggetti motivati storicamente…”, ma occorre una coscienza culturale, una sorta di abbandono dello stereotipo dell’artista introverso che sta chiuso nel suo studio, nascosto agli occhi di tutti fino a quando non vi siano le sue mostre personali. A Berlino un vecchio capannone industriale è diventato l’epicentro di artisti che si avvicendano e che con 200 euro al mese l’artista ha uno spazio grande tutto per se e per tutto il tempo che vuole, per lavorare ed esporre e può anche condividerlo con altri artisti, il tutto in un corrido espositivo notevole, fatto di artisti giovani e meno giovani. Perchè in Italia questo non succede? E’ solo un fatto culturale o qualcuno ha interessi da proteggere? in questo piccolo articolo parlo alla meno peggio della libertà degli artisti http://www.artemaestra.it/cms/2009/02/04/arte_libera/ a voi l’ardua sentenza.

I commenti sono chiusi.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 4.450 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: