VINCENZO AGNETTI – L'OperAzione concettuale: ClAC Centro Italiano Arte Contemporanea di FOLIGNO, a cura di Italo Tomassoni e Bruno Corà

Apocalisse, 1970, perspex pantografato, sigilli in ceralacca, 60 x 34,5 x 6,5 cm, Archivio Vincenzo Agnetti, Milano - arte e cultura

Vincenzo Agnetti, Apocalisse, 1970, perspex pantografato, sigilli in ceralacca, 60 x 34,5 x 6,5 cm, Archivio Vincenzo Agnetti, Milano

ClAC Centro Italiano Arte Contemporanea (MAPPA) di FOLIGNO apre la mostra VINCENZO AGNETTI, L’Operazione concettuale dal 23 giugno al 9 settembre 2012. L’esposizione di Agnetti, uno dei grandi maestri internazionali dell’arte concettuale, è curata da Italo Tomassoni e Bruno Corà, in collaborazione con l’Archivio Agnetti di Milano, diretto da Bruna Soletti e Germana Agnetti > c. stampa a cura di Lucia Crespi >  Nell’ambito della programmazione espositiva del CIAC Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno, spazio per l’arte contemporanea inaugurato nel 2009 nel centro storico della bella cittadina umbra, sabato 23 giugno viene inaugurata la mostra dedicata all’opera di Vincenzo Agnetti, singolare protagonista outsider dell’arte italiana degli anni Sessanta-Settanta. >>

Artista visivo, poeta, scrittore, nasce a Milano il 14 settembre 1926. Diplomatosi all’Accademia di Belle Arti di Brera segue anche la Scuola del Piccolo Teatro di Milano diretta da Giorgio Strehler. Ancora giovanissimo inizia le prime esperienze di pittura informale e di poesia di cui tuttavia non restano tracce. “Quello che ho fatto – dichiarerà più tardi Agnetti – l’ho dimenticato a memoria: è questo il primo documento autentico”.

Posizione paradossale quella che Vincenzo Agnetti assume nei confronti dell’arte – esordisce Italo Tomassoni nel suo saggio nel catalogo della mostra di Foligno – si serve della tautologia per dimostrare che se l’opera d’arte aumenta le sue potenzialità, diminuisce le sue possibilità di sopravvivere. Come dire che più l’arte si autodefinisce, più dilata la sua portata storica. Ma più dilata la sua portata storica, minori saranno le sue chances di entrare nella storia”. E ancora: “…Infatti, sul presupposto che le contraddizioni sono un “parametro stimolante” e la tautologia un “parametro convincente”, diversamente dagli artisti concettuali degli anni ’70 che da On Kawara a Joseph Kosuth fino ai logici di Art and Language puntavano sulla centralità dell’idea, Agnetti si preoccupa di rendere possibile un equilibrio tra supporto e superficie, lingua e parola, sincronia e diacronia, dimenticanza e scoperta. In altri termini punta a una verifica dei flussi che si irradiano dall’oggetto arte“.

Libro dimenticato a memoria, 1970, libro fustellato al centro con copertina in tela, 70 x 50 cm, Archivio Vincenzo Agnetti, Milano

Libro dimenticato a memoria, 1970, libro fustellato al centro con copertina in tela, 70 x 50 cm, Archivio Vincenzo Agnetti, Milano

“Egli ha prodotto – scrive Bruno Corà nel suo testo per il catalogo della mostra – luoghi vivi dell’immaginario e li ha codificati istantaneamente mediante uno statement, un materiale e una proposizione di complessa concezione spazio-temporale, la cui necessità d’assoluto ha richiesto una disponibilità di vocazione avventurosa e un’attitudine epistemologica aperta, se non analoga alla sua, almeno sicuramente non divagatoria”. E ancora: ” In tutta l’azione poetica di Agnetti il vuoto, il silenzio e l’oblio sono sempre latenti…Dimenticare, perdere, cancellare sono infiniti coniugati alle forme di volta in volta da lui concepite. E sono tutti predicati della memoria e del tempo, attore primario della drammaturgia agnettiana”.

Della proteiforme attività svolta da Agnetti restano le opere che, dal 1967 al 1981­ – poco meno di quindici anni – l’artista ha realizzato: dipinti, sculture, azioni e scritti spesso dedicati anche all’opera di altri artisti amici, come Manzoni e Castellani, ma anche Melotti, Calderara, Arakawa, Girke, Prantl, Jochims e altri.

VlNCENZO AGNETTI, Profezia, 1970, olio su tela, 200,5 x 150,5 cm, Collezione Luigi Franco, Torino, al CIAC Foligno

VlNCENZO AGNETTI, Profezia, 1970, olio su tela, 200,5 x 150,5 cm, Collezione Luigi Franco, Torino, al CIAC Foligno

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Tra la fine degli anni Cinquanta e gli inizi degli anni Sessanta, partecipa alia vicenda della rivista d’arte Azimuth e dell’omonima galleria fondata da Piero Manzoni ed Enrico Castellani, coi quali stringe un sodalizio durato tutta la sua breve vita. Nel 1962 si reca in Sud America e risiede in Argentina sino al 1967, compiendo un’esperienza nel campo dell’automazione elettronica. Sosta poi a New York. Al rientro in Italia riprende i contatti con l’editore Vanni Scheiwiller, con cui aveva già collaborato nel 1958, scrivendo un testo critico-­poetico per le Tavole di accertamento di Piero Manzoni. E’ nel ’67, infatti, che Agnetti pubblica nelle edizioni Scheiwiller il suo romanzo-manifesto Obsoleto, con una copertina a rilievo realizzata da Enrico Castellani e nel contempo realizza la sua prima mostra personale presso il Palazzo dei Diamanti di Ferrara, dove espone Principia, una delle sue opere di ‘logica permutabile’.

Dentro e fuori lo strappo, 1978, fotografia e tecnica mista su carta, 44,5 x 63,5 cm, courtesy Galleria Milano, Milano

Dentro e fuori lo strappo, 1978, fotografia e tecnica mista su carta, 44,5 x 63,5 cm, courtesy Galleria Milano, Milano

Con opere come queste prende corpo la problematica della relatività dei significati del linguaggio, dimostrando che se l’opera, con la forza della sua essenza visiva, comunica di per sé, tuttavia essa reca anche una sottostante valenza critico-epistemologica. A riprova di ciò, nel 1968, nel pieno della contestazione studentesca, espone la sua Macchina drogata, una calcolatrice Divisumma 14 Olivetti, i cui centodieci numeri vengono sostituiti da Agnetti con altrettante lettere dell’alfabeto, idonee piuttosto alia composizione e intonazione poetica che al calcolo.

Ma la Macchina drogata presente al CIAC nella mostra di Foligno non è che una delle circa cinquanta straordinarie opere esposte insieme ad alcuni altri capolavori come l’Apocalisse, 1970, il Libro dimenticato a memoria, 1970, gli Assiomi, 1969-70, su bachelite, i Feltri, pannelli incisi a fuoco e altre importanti opere, tra cui Surplace, 1979-80, quattro sculture e le Photo-Graffie, 1980, di poco precedenti la sua scomparsa.

Numerosi sono i viaggi compiuti da Agnetti in vari paesi tra cui quelli in Norvegia e nel Qatar, da cui invia una serie di lettere all’amico Scheiwiller, che saranno pubblicate postume nel 1981 e infine a New York, dove, sin dal 1975 apre uno studio e si confronta con la comunità artistica della città, attenta al suo lavoro teorico e artistico, osservandone l’opera presso la galleria di Ronald Feldman con cui egli collabora. Ma l’attitudine collaborativa con altri artisti della sua generazione è egualmente frequente al punto di realizzare opere insieme a Gianni Colombo (Vobulazione e bieloquenza), Paolo Scheggi (ll trono), Claudio Parmiggiani (Lo scriba), e altri.

Le opere di Agnetti presenti in numerose gallerie, collezioni private e musei di vari paesi del mondo sono state esposte numerose volte alia Biennale di Venezia.

Agnetti muore a Milano, improvvisamente, il 1° settembre 1981.

In occasione di questa importante esposizione di Foligno, viene pubblicato un esaustivo catalogo, comprendente i saggi critici dei curatori, un testo biografico redatto da Germana Agnetti, figlia dell’Artista, nonché numerose immagini delle opere, oltre agli apparati biobibliografici aggiornati.

 

La mostra di Agnetti resta aperta sino al 9 settembre.

 

Ufficio Stampa: Lucia Crespi, tel. 02 89415532 – 02 80401645, lucia@luciacrespi.it

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Apertura e orari mostra: Venerdì, Sabato e Domenica 10.00-13.00 – 15,30-19.00

Ingresso: gratuito

Il Centro Italiano d’Arte Contemporanea

CENNI STORICI E MISSIONE DEL CENTRO   

CIAC, Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno

CIAC, Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno

La Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno, che ha posto l’arte e la cultura tra i suoi più significativi settori di intervento ha iniziato un percorso di realizzazione di un Centro di Arte Contemporanea; tale spazio rappresenta il punto d’arrivo di una attenzione diffusa e crescente della Città verso la ricerca artistica contemporanea iniziata negli anni Sessanta con importanti Mostre; Convegni di estetica; contatti frequenti con protagonisti dell’arte italiana e internazionale e un collezionismo autorevole.  Su queste premesse storiche il Centro ha raccolto e attualizzato la diffusa domanda culturale proveniente dalla Città e si propone di conservarla e svilupparla conferendole concreta realtà dinamica.

Sorto nel centro storico sulle rovine di un edificio che fu Centrale del latte e poi Ufficio Postale, il Centro è contenitore di energie culturali e informazionali focalizzate sulla creatività. Produce tre-quattro mostre l’anno e promuove attività culturali anche proponendosi come punto di coordinamento delle iniziative sul Contemporaneo in Umbria. L’aggettivazione “italiano” sta ad indicare il luogo di concentrazione e diffusione delle attività museali ma non ne limita il raggio d’azione che svilupperà linee d’attenzione sia nazionali che internazionali.

ARCHITETTURA MUSEALE DEL CENTRO

L’architettura museale del Centro nasce da un’idea di Alviani in collaborazione con l’architetto Zamatti ed è stata successivamente realizzata dall’architetto Partenzi.

Il complesso architettonico è costituito da un parallelepipedo rivestito in corten che conferisce ai volumi esterni il classico colore ruggine del materiale. Privo di finestratura, si sviluppa su tre piani e prende luce da un lucernario centrale posto su pilastri che scandiscono la volumetria degli interni. Lo schema si caratterizza per la sua semplicità e il suo rigore. Protagonisti la luce e lo spazio, l’edificio si colloca tra l’abside medievale della chiesa di S. Francesco e le costruzioni liberty di Via del Campanile, determinando, in pieno centro storico, un impatto armonico che unisce l’antico al nuovo con contrasto stimolante.

Le sale espositive sono disposte su due piani. La terrazza ospiterà opere specific-site. Gli spazi a piano terra sono destinati ad esposizione e a luogo di incontro per eventi culturali, proiezioni, conferenze. La continuità urbanistica con l’environment esteriore prefigurerà un indotto polivalente e dinamico coerente con la missione culturale del Centro.

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Indirizzo: Via del Campanile, 13 – Foligno

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