SKIRA editore: DOPPIO ROSSO Cina e Cuba, Fotografie di Neige De Benedetti, testi di Adriano Sofri e Giampaolo Visetti, presentazione e mostra a Milano

DOPPIO ROSSO Cina e Cuba, Fotografie di Neige De Benedetti, Testi di Adriano Sofri e Giampaolo Visetti, Skira editore, presentazioni a MilanoMilano arte: SKIRA pubblica il libro fotografico di Neige De Benedetti DOPPIO ROSSO Cina e Cuba, con testi di Adriano Sofri e Giampaolo Visetti. Presentazione e prima tappa della mostra giovedì 14 giugno ore 18 alla libreria la Feltrinelli di Via Manzoni (MAPPA), Milano. Con l’autrice ne parleranno Gad Lerner, Francesco Jodice e Giampaolo Visetti. Il libro è il risultato di due viaggi importanti. Di quelli che temprano cultura, carattere e, soprattutto, mettono in relazione la persona che viaggia con accadimenti che, da quel momento in avanti, la riguarderanno direttamente. E coinvolgeranno chi, con Doppio Rosso, assumerà queste microstorie: non meno vere e importanti di quelle che danno corpo a titoli e capitoli di libri, giornali, riviste… Viene da pensare alla tradizione del Grand Tour. Un Grand Tour del nuovo millennio. Nell’epoca dell’eterno presente dell’immagine digitale, dei social network, dei blog, della rete universale … L’occhio di Neige De Benedetti ha osservato i volti e i luoghi della Cina di Mao e della Cuba del Che. Anche dalle didascalie alle immagini che ci ha cortesemente inviato Carlotta Toscano (per Lucia Crespi – ufficio stampa di Skira) – e che riportiamo per intero, qui di seguito – emerge la volontà di indagare e fotografare una realtà non ufficiale, non definitoria, non cristallizzata nella finta evidenza delle immagini da mass media. E’ ancora necessario – viene da dire – recarsi. Portarsi – con capacità di sospendere ogni giudizio precostituito – davanti alle persone che abitano la storia. Il ruolo del fotografo è questo, oggi più che mai. E’ colui che può osservare sopportando di essere osservato nell’atto di regalare al mondo le mille storie che contano più dell’Unica Verità. Non ci sorprende che Neige De Benedetti abbia meno di venticinque anni: servono occhi giovani per illuminare vecchie rivoluzioni e luoghi nei quali, con probabilità, è ancora contenuto il germe del futuro. Da una didascalia di Neige De Benedetti: “La bambina studia il suo futuro finché, per poco, è ancora fermo nell’ombra.” >>

DOPPIO ROSSO Cina e Cuba, Fotografie di Neige De Benedetti, Testi di Adriano Sofri e Giampaolo Visetti, Skira editore

DIDASCALIE IMMAGINI © Neige De Benedetti:

1. Mao Zedong, a oltre sessant’anni dalla Rivoluzione comunista, continua a sorvegliare i cinesi dalla porta d’ingresso della Città Proibita, in piazza Tiananmen a Pechino. E tra gli sconfitti del capitalismo torna la nostalgia del Grande Timoniere.

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2. Cienfuegos. Il Che, aureolato da una nuvola bianca, guarda la parrucca del leone. A un certo punto in Germania qualcuno stampò un manifesto del Che con la scritta: “Ho un poster di ciascuno di voi a casa mia: Che”.

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3. Per i popoli delle minoranze etniche, Pechino resta la capitale lontana e irraggiungibile. Va visitata, almeno una volta nella vita, come forma di omaggio al potere: con la speranza che le autorità riconoscano le ingiustizie dei funzionari locali.

4. Chissà se questa signora di Trinidad sta guardando qualcosa, o è assorta nei suoi pensieri. Chissà che pensieri sono i suoi. È una signora molto povera, molto distinta.

5. Shangri La. Le regioni del Tibet storico sono esentate dal rispetto della legge sul figlio unico. Per una famiglia è un onore donare un bambino a un monastero buddhista. L’infanzia si consuma spesso dentro cortili vuoti, o trascrivendo rotoli di preghiera.

6. L’Avana. La bambina studia il suo futuro finché, per poco, è ancora fermo nell’ombra.

7. Shaolin. Con il tempo si può assomigliare anche alla statua che si è chiamati a pulire. I cinesi ritengono che la tartaruga possa reggere il peso del mondo, come un operaio fedele alla patria. Sedici ore di lavoro al giorno però sono troppe, anche nel nome dell’orgoglio nazionale.

8. Camagüey. L’uomo è caduto a un passo dal traguardo. Segue lettera.

9. Santiago de Cuba. Essere allegri, tra l’uscio e il muro.

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10. Kunming. Nel 2010 ricorreva in Cina l’anno della Tigre, animale sacro pressoché estinto nella nazione a causa della deforestazione e del bracconaggio alimentato dalla medicina tradizionale. Nel 2012 si celebra l’anno del Drago, il più fortunato per l’Asia.

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11. Casilda. “Lo sport è un’arma della rivoluzione”. Per la rivoluzione, come dimostra la Cina dirimpetto, si può perdere la testa. E nonostante tutto continuare ad applaudire.

12. La Fabbrica 798, quartiere degli artisti di Pechino, rappresenta un’oasi di parziale libertà all’interno della capitale. In un cortile il bronzo di un rivoluzionario senza testa applaude il potere: propaganda e repressione restano la spina dorsale di questo capitalismo autoritario.

13. Il grande monastero buddhista di Sangri La era popolato da quasi mille monaci. Dopo la Rivoluzione Culturale e le ultime repressioni, ne sono rimasti meno di trenta, quasi tutti vecchi: la loro sopravvivenza è affidata ai parenti e ai pellegrini, che portano cibo nel convento.

14. Santiago de Cuba. El encanto – il grande magazzino, e il gioco della campana.

15. Nei monasteri di Lhasa la luce si diffonde assieme all’odore del burro di yak. Il fumo affumica e indurisce le travi di legno, rendendole eterne. Ma dopo le rivolte del 2008 i monaci sono stati in gran parte sostituiti da figuranti fedeli a Pechino: e qualcuno non parla nemmeno il tibetano.

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16. Iglesia de nuestra señora de la Caridad, nei pressi di Santiago de Cuba. In occasione della visita di Benedetto XVI, alla fine di marzo 2012, il governo cubano ha liberato a gennaio 2900 prigionieri, ad esclusione dei “politici”.

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17. Camagüey. Dentro una galleria d’arte moderna.

18. Una donna e un bambino sono raccolti in preghiera davanti al monastero più venerato di Lhasa, sorvegliati da due militari cinesi in assetto anti-guerriglia, dotati di estintore. Questa immagine sintetizza la tragedia del Tibet, occupato dall’esercito cinese da oltre sessant’anni.

19. I tibetani resistono alla colonizzazione degli han, etnia cinese maggioritaria. Più Pechino tenta di sradicare la civiltà himalayana e più questa si diffonde. Nel villaggio di Gongka la resistenza si traduce nel rifiuto della modernizzazione cinese.

20. Trinidad. Questo gran tipo ha pressoché ingoiato il mozzicone di sigaro dentro la sua fisionomia di saggio. Quanto ai sigari, Fidel Castro, gran fumatore pentito, in una famosa intervista ha detto: “Quando regaliamo una scatola di sigari a un amico, lo avvertiamo: ‘Se sei un fumatore, puoi fumarli; se hai un amico che fuma, puoi offrirglieli; ma la cosa migliore che puoi fare è regalarli a un nemico’”.

21. Lhasa. La bandiera della Cina sventola sul tetto del Potala, dividendo i colori dei vessilli tibetani. Dal giorno in cui il Dalai Lama è stato costretto a fuggire, la sua residenza è un museo presidiato dall’esercito di Pechino. E il palazzo più bello del mondo è l’icona globale di ogni libertà negata.

22. L’Avana. L’edificio americano – “ufficio di interessi Usa”, più o meno, che rappresenta qualcosa ma non la rappresenta, data l’assurda protrazione dell’embargo e del mancato riconoscimento – è perfino vietato fotografarlo. A destra in alto la bandiera cubana, a sinistra in basso lo slogan cubano, “Patria o morte”. Bandiere e slogan si gonfiano col vento, finché il vento non se le porti.

23. Le metropoli cinesi, come Shanghai, sono popolate di emigrati dalle campagne e conservano un’anima paesana. Le case sono troppo piccole e le si prolunga all’esterno: panni stesi, ma anche letti, salotti e cucine, la vita del bordo strada.

24. L’Avana. L’equilibrista è sceso, e ha lasciato penzolare dal filo tutte le sue scarpe.

25. Lijiang. I cinesi continuano a giocare, per tutta la vita. Ogni giorno siedono in un parco e attaccano con le partite di mahjong, dama e scacchi. Sono attenti a non lasciare invecchiare il cervello: e nemmeno il fisico, allenato portando a spasso gli uccelli in gabbia.

26. Camagüey. El Instituto Nacional de Educación y Recreación tiene il suo torneo di scacchi en el barrio. Diffusissimo nelle strade cubane è il gioco del domino. Non è il mahjong, ma viene anche lui dalla Cina, via Francia e Spagna.

27. Trinidad. Questa è una scena bellissima. Tutti si sono fermati, anche il cane, per farla durare. (Si tratta di una casa della santeria. C’è uno che vi legge il futuro: andategli incontro, bisogna pur vivere).

28. Rio San Juan. Le auto di Cuba – salvo le pubbliche, Lada o Moskovich di fabbricazione esteuropea, Fiat polacche – risalgono a prima del ’59, Chevrolet o Chrysler. Si chiamano almendrones, sono belle, spesso non vanno più, e ci si può accomodare come in salotto.

29. Gli scandali alimentari inducono i cinesi a fare la spesa nei vecchi mercati contadini, come a Yangshuo, e a privilegiare l’acquisto di animali vivi. Le pescherie sono sconosciute: il pesce si compra solo vivo, ad eccezione dello squalo, di cui è stato appena bandito il commercio delle pinne.

30. Tra Pinar del Rio e Cienfuegos.

31. Il Rio San Juan è uno dei tre fiumi che attraversano Matanzas. I bambini si buttano in acqua facendo lo scivolo su enormi foglie di banano.

32. Le stoffe di preghiera coprono lo stupa che segnala il passo sopra il lago Yamdrok, a quota cinquemila. Pastori e contadini si fermano per ringraziare gli dei, bere del latte fermentato e scambiare qualche agnello sotto gli occhi dei massicci cani tibetani: stare insieme è tempo usato bene.

33. Lhasa. Teste di yak, pietre dipinte con il sangue e macchie di latte purificatore: sulle rive dei grandi fiumi himalayani, la popolazione non rinuncia ai millenari omaggi agli dei. Il Tibet è salvato dalla fede incrollabile della gente, che dipinge scale sulle rocce per aiutare le anime a salire in cielo.

34. Guantánamo. Va’ a sapere se lo scatolone era pieno o vuoto, e di che cosa.

35. Sancti Spiritus. Ecco una specie di Escher dei poveri ma belli. Portoni spalancati, scale a cielo aperto, veroni, e terrazze – le azotecas, buone per il bucato, le piante e le chiacchierate – tutto è estroverso, e anche le facce delle persone.

Fotografia

Doppio rosso
Cina Cuba

Fotografie di Neige De Benedetti
Testi di Adriano Sofri e Giampaolo Visetti
Una fotografa visita, una dietro l’altra, la Cina e Cuba. È nata trent’anni
dopo la rivoluzione cubana, quaranta dopo la rivoluzione cinese. La
notizia è che la fotografa è molto giovane, ma le rivoluzioni sono molto
invecchiate.
Cuba e Cina sono agli antipodi, continenti, canzoni, numeri
incomparabili. La rivoluzione cinese fu un modello di metodo, la
cubana un campione di irregolarità. Piegarono ambedue la rivoluzione a
dinastia. Ma niente è più lontano del Mao in cornice dorata nella
Tiananmen dall’icona pop del Che all’Avana. Teorizzarono ambedue la
guerriglia, ma gli uni erano irsuti e neri di barbe e gli altri glabri come
specchi. Offrirono un modello concorrente ai rivoluzionari del Terzo
mondo. Poi gli uni restavano poveri, gli altri diventavano ricchi, e i
modelli svanivano. Ora uno sfoglia le pagine a fronte e pensa: Guarda
come sono diversi! E come si somigliano! E poi, magari, pensa: Guarda
come siamo diversi! E come ci assomigliamo!

Neige De Benedetti

è nata a Milano nel 1988. Dopo la maturità classica,
ha studiato fotografia al London College of Communication. Collabora
con “Vogue Italia” e ha realizzato vari progetti editoriali, umanitari e
pubblicitari.
Con Skira ha pubblicato La notte di Mattia (2010).
2012, 24 x 24 cm, 168 pagine
142 colori, brossura
ISBN 978-88-572-1389-7
€ 30,00

STUDIO LUCIA CRESPI
Ufficio Stampa Skira
Via Francesco Brioschi, 21 – 20136 Milano
T   02.89401645
F   02.89410051
M   carlotta@luciacrespi.it

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