ALBERTO GARCÌA-ALIX intervistato da Federicapaola Capecchi alla mostra curata da Carlo Madesani a Camera 16, per Milano Arte Expo

Alberto Garcia-Alix, Juanito, 1997 © Alberto Garcia-Alix, courtesy Camera16, Milano

Alberto Garcia-Alix, Juanito, 1997 © Alberto Garcia-Alix, courtesy Camera16, Milano

ALBERTO GARCÌA-ALIX – Camera16, Milano. Federicapaola Capecchi > Il 5 giugno, il sole è caldo e alto, la città esalta bellezze, odori e limiti. Di lì ad un’ora e mezza si tiene l’inaugurazione della mostra personale del fotografo Alberto Garcìa-Alix, curata da Carlo Madesani, fino al 27 luglio a Camera16  (click:MAPPA). Per Mae Milano Arte Expo sto andando a intervistare Garcìa-Alix. La curiosità e l’eccitazione di incontrare un personaggio come lui, uno degli artisti più riconosciuti nel panorama internazionale degli anni ’90, è palpabile, fin nella ricerca ansiosa del parcheggio più vicino per arrivare in anticipo. Ad accogliermi la professionalità dell’ufficio stampa di clp relazioni pubbliche, nella persona di Anna Defrancesco. Pochi minuti e Carlo Madesani, Alberto Garcìa-Alix e Nicolas Combarro Garcìa arrivano. Siamo pronti, ci accomodiamo accanto ad alcune delle foto in mostra e iniziamo. Una coreografa e un grande fotografo. E così dichiaro all’artista che approccerò lui e il suo lavoro dal punto di vista di una persona che, ogni giorno, studia e ricerca con il corpo, e ne riconosce un alto valore sociale, civile e politico. Davanti a me ho uno degli artisti che hanno vissuto tutta la Movida madrileña, il movimento sociale e artistico nato a Madrid, puerta del Sol, alla fine della dittatura di Franco, che, insieme, tra gli altri, a Joaquin Sabina (musica) e Pedro Almodovar (cinema) ha respirato e partecipato alla “transizione spagnola” che durò tutti gli anni ottanta, e oltre. >>

Davanti a me, uno dei fotografi europei di maggior talento. Davanti a me, un uomo dal viso intenso, pieno di storie, dallo sguardo profondo, sereno, ricco di vita, anche sofferta, vera. La prima domanda che gli pongo parte da un’osservazione del suo lavoro. L’impressione è che lui esponga il corpo per mostrarne, nessun tipo di limite, ma, al contrario, la forza rivoluzionaria. Anche i volti, i ritratti sono pieni del corpo sottostante, anche laddove non è inquadrato. Sono spesso corpi feroci. Così gli chiedo dove vuole arrivare con il corpo, e con questo tipo di sguardo sul corpo. “Il corpo è un’architettura nello spazio, può essere modellato. A seconda di come occupa uno spazio può dare diverse letture. La presenza può trasmettere violenza, timidezza… è un’architettura in movimento nello spazio.[…]” Già in queste prime battute introduce un leit motiv importante del suo lavoro e del suo pensiero: la presenza. Che nel corso dell’intervista prende poi anche la forma, e il corpo, dell’importanza della persona.

Alberto Garcia-Alix, Rita (máscara) 2002 © Alberto Garcia-Alix, courtesy Camera16, Milano

Alberto Garcia-Alix, Rita (máscara) 2002 © Alberto Garcia-Alix, courtesy Camera16, Milano

Soffermandoci su alcuni ritratti di nudo gli faccio notare come, il suo fotografare, per alcuni aspetti, mi abbia fatto venire in mente lo spettacolo del coreografo Canadese David Saint Pierre, La Pornografie des ames, dove l’uso del corpo enfattizza l’idea che la pornografia non esista, esista solo come si guardano le cose, cosa si mette nello sguardo. Che abiti altrove, non nei corpi senza veli o nel sesso esposto, ma nelle coscienze fragili. Voglio sapere il suo parere e, secondo lui, come mai, ancora e soprattutto oggi, vi sia tanta paura del corpo. È curioso. Io non ho l’idea della pornografia. A me interessa il ritratto, anche quando ritraggo il nudo. Mi interessa solo la persona. Chi è questa persona. Chi è lei, chi è lui. Per me il corpo è solo la persona. Non mi attrae la pornografia, la vedono gli altri, vedono la provocazione anche dove non c’è […]” Esprime l’idea che, in qualche modo, sia un falso. E un falso problema. Seguendo la sua attenzione per la presenza/persona gli chiedo come affronta il soggetto che ha dinanzi, persona, cosa o paesaggio. L’impressione è di un corpo a corpo, ma con cosa? Con la luce, il silenzio, la poesia, l’occhio, lo sguardo, ciò che si nasconde sotto pelle, i confini…di cosa? “Ogni ritratto è un confronto. Io quando fotografo sono molto vicino alla persona, non solo fisicamente. C’è una tensione, che deve correre tra me e il soggetto. La camera accentua uno spazio di confronto. È necessaria una tensione. È necessario il tempo del confronto. Che per me è sempre un tempo teso […]” Non vi tensione in questo termine, come si potrebbe intendere e fraintendere. Il tempo teso di cui parla Alberto Garcìa-Alix è quel filo, quella corda che unisce e traduce il senso, la comunicazione e i messaggi di due persone, l’una di fronte all’altra. La strada/direzione, dritta e precisa, dell’osservare, capire e trādūcere la presenza.

Alberto Garcia-Alix, Tav Falco, 2003 © Alberto Garcia-Alix, courtesy Camera16, Milano

Alberto Garcia-Alix, Tav Falco, 2003 © Alberto Garcia-Alix, courtesy Camera16, Milano

Lo sguardo di Alberto Garcìa-Alix è sempre più aperto e, non temo di dirlo, commuovente nel soffermare la sua attenzione su questi temi e aspetti del suo porsi dinanzi ai soggetti e del senso che per lui ha la persona. Così, inevitabilmente, finiamo a parlare anche di cosa ha rappresentato per lui vivere il pieno della  Movida madrileña, che senso ha avuto, e potrebbe avere oggi, una libertà di espressione e visione dove ogni persona – anche quelle ritenute “ai margini” – è il focus e la verità. “Quando è morto Francisco Franco si è aperto davvero un mondo di speranza. Io avevo 19 anni. Tutto stava cambiano. La possibilità di respirare un tempo nuovo, la modernizzazione … l’interesse culturale verso la cosidetta cultura alternativa, la cultura underground, la controcultura…la possibilità di desiderare un mondo diverso…li valori alti di una gioventù…ognuno di noi è prodotto/frutto di un’epoca. Le idee, il modo di vedere le cose [….]”.

È sempre più un fiume di parole, le sue, i pensieri, i miei. Parliamo di cosa è oggi il corpo e l’uomo. Cosa sono diventati, che spazio occupano e quale spazio esiste per essi. Ci interroghiamo se esista oggi lo spazio dell’uomo. Per arrivare al senso forse più forte, almeno per me, di questa conversazione con un’artista come lui, a quel “yo me reconozco”, il cui timbro di voce, le pause, e tutto ciò che vi è dietro, o di manifesto, va sentito, con le proprie orecchie. Volutamente non vi ho tradotto o riportato l’intera intervista, né, alla fine, si è voluto montarla, tagliarla, limarla. Riteniamo sia da ascoltare: che la viva voce di Alberto Garcìa-Alix sia da non perdere (verrà pubblicata domani sul canale Youtube di Milano Arte Expo).

La sua opera, quindici immagini inedite per l’Italia e tre video [De carne y hueso, Lo màs cerca que estuve del paradiso e Un horizonte falso] che raccontano il suo percorso creativo, sono esposti fino al 27 luglio 2012 a Milano, Camera 16. La mostra, curata da Carlo Madesani, conduce tra immagini di estremo realismo, a volte molto crudo, in un raffinato uso del bianco e nero, introduce ad un modo di usare la luce che ha reso l’opera di Alix unica nello scenario della fotografia contemporanea, accompagna negli ultimi anni della sua ricerca artistica dove, ora, si trova a costruire le sue storie attraverso il video: un suo modo di guardare alla realtà che corre in parallelo a ciò che narra con la macchina fotografica.

Alberto Garcia-Alix, Pequeño pony © Alberto Garcia-Alix, courtesy Camera16, Milano

Alberto Garcia-Alix, Pequeño pony © Alberto Garcia-Alix, courtesy Camera16, Milano

Attardandosi tra le fotografie e il silenzioso cortile di un bel palazzo milanese auguro di avere anche il piacere di conoscere Carlo Madesani. Portatore di un interessante modo di curare l’arte: aprire nuove visioni dell’arte contemporanea. Con la sfida, anche, di trasformare, educare il gusto, ma nel senso latino del termine, e – ducere – tirar fuori. Così ricerca artisti, il cui sguardo, vissuto e opera, svelano da diverse angolature i molteplici aspetti di una vita vissuta appieno. Di Alberto Garcìa-Alix e di Leigh Bowery (la precedente mostra), infatti, dice: “entrambi questi artisti rappresentano la ricerca di verità…partendo dal proprio spirito, dalla percezione anche si sé stessi e di sé rispetto agli altri. Entrambi erano e sono due persone oneste, affrontano con grande apertura di cuore e mentale quello che è il loro mondo, e quello che esiste. E cercano di offrirsi e di offrirlo agli altri.”

Piace chiudere, come saluto e augurio di buena suerte, con un altro concetto, parafrasato, di  Alberto Garcìa-Alix: “voglio dare dignità alle persone quando le fotografo. Le immagini documentano il mio amore per la persona.” Per questo artista ogni scatto è un incontro intimo e personale. Un dialogo reale tra uomini. Dio non lo comprendiamo, ma un uomo sì!

Federicapaola Capecchi, coreografa

Alberto Garcia-Alix, El lugar de mi confesión, 1995 © Alberto Garcia-Alix, courtesy Camera16, Milano

Alberto Garcia-Alix, El lugar de mi confesión, 1995 © Alberto Garcia-Alix, courtesy Camera16, Milano

ALBERTO GARCÌA-ALIX

CAMERA 16

Milano, Camera16 (via Pisacane 16)

6 giugno – 27 luglio 2012

orari: lunedì – venerdì / 15.00 – 19.00

Ingresso libero

Info: tel. +39 02 36601423 – info@camera16.it www.camera16.it

Alberto Garcia-Alix, Carlo Madesani, mostra fotografica a Camera16, Milano

Alberto Garcia-Alix e Carlo Madesani, nel cortile della galleria Camera16, Milano

Ufficio stampa

CLP Relazioni Pubbliche

tel. 02.36755700 – press1@clponline.it

ALBERTO GARCÌA-ALIX http://www.albertogarciaalix.com

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