OMBRE DI GUERRA: Al Museo dell’Ara Pacis novanta fotografie dai principali conflitti nel mondo, per dire basta al dramma della guerra, dal 14 dicembre 2011 al 5 febbraio 2012

© Henri Bureau/Sygma L’incendio dei pozzi petroliferi. Abadan, Iran, 1980 - clic x INGRANDIRE

“Due fotografi, due giornalisti, Tim HetheringtonChris Hondros, sono morti a Misurata, in Libia, il 20 aprile scorso mentre erano al lavoro, documentando quel che doveva essere documentato. Con Tim abbiamo lavorato insieme per questo progetto: abbiamo discusso le immagini di guerra, quelle fisse e quelle in movimento del suo film “Restrepo” e sua è l’immagine che chiude la selezione. Alla memoria di Tim Hetherington e Chris Hondros, al loro lavoro, è dedicato questo volume nella convinzione di quanto sia fondamentale il ruolo difficile e scomodo, lo sguardo partecipe ma attento, informato e sensibile, del fotogiornalista.” Ci sembra davvero giusto aprire con queste parole di Alessandra Mauro – riferite al libro OMBRE DI GUERRA che accompagna la mostra omonima curata dalla Mauro e da Denis Curti per Contrasto, al Museo dell’Ara Pacis a Roma dal 14 dicembre 2011 al 5 febbraio 2012. E’ doveroso per due ragioni: perché gli eroi e caduti del giornalismo sono eroi e guardiani della vera democrazia e perché la guerra in Libia conferma, ancora una volta, che la domanda “Può, una guerra, essere giusta?” non ha una risposta univoca e definitiva. E’ la domanda – da sempre, forse – che più mette in moto il pensiero alla rincorsa di una lepre che non cessa di sfuggire: la civiltà della pace. Affermava Susan SontagUna fotografia non può costringere. Non può svolgere il lavoro morale al posto nostro. Ma ci può mettere sulla buona strada. comunicato stampa > 

Il soldato che stringe il fucile, traumatizzato dalle bombe in Vietnam, nello scatto di Don
McCullin; la veglia funebre in Kosovo di Merillon; la bandiera americana piantata su Iwo
Jima nella Seconda Guerra Mondiale; il miliziano ripreso da Robert Capa colpito a morte nella
guerra civile spagnola, le fosse comuni della Bosnia nelle foto di Gilles Press, la guerra nel
Libano di Paolo Pellegrin. Sono solo alcune delle immagini della mostra Ombre di guerra ospitata
al Museo dell’Ara Pacis dal 14 dicembre 2011 al 5 febbraio 2012, vere icone del nostro tempo
che raccontano, una dopo l’altra, le guerre più recenti, dalla Spagna del 1936 al Libano del 2007:
settanta anni di storia dell’iconografia del dolore. Novanta grandi immagini di altrettanti
grandi fotografi; ognuna di loro è una proposta per meditare sul senso della nostra tradizione
visiva e sociale, sul significato e la follia di una pratica insensata e dolorosa come la guerra.
La mostra propone una serie di icone della fotografia per offrire al pubblico una meditazione
ragionata sul significato e il potere simbolico delle immagini. Un percorso visivo doloroso, capace
però di stimolare reazioni e richiamare l’attenzione sulla follia della guerra.

© Paolo Pellegrin/Magnum Photos Dopo un bombardamento aereo Israeliano. Beirut, Libano, 2006


Ombre di guerra è un progetto Contrasto che nasce su proposta dalla Fondazione Veronesi
nell’ambito delle iniziative legate alla terza Conferenza internazionale Science for Peace (Milano,
18-19 novembre 2011), oggi alla sua terza edizione, e che si propone come obiettivi la diffusione
di una cultura di pace e la progressiva riduzione degli ordigni nucleari e delle spese militari a
favore di maggiori investimenti in ricerca e sviluppo.
La mostra è promossa da Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico –
Sovraintendenza ai Beni Culturali, con la cura di Alessandra Mauro e Denis Curti per Contrasto.
I Servizi Museali sono di Zètema Progetto Cultura.


“Queste fotografie vogliono essere un invito alla riflessione e poi al dibattito su come dire basta
alla violenza. Per questo la mostra fa parte delle iniziative promosse da Science for Peace, il
progetto che ho voluto creare per promuovere la cultura della non violenza e della tolleranza”
afferma il Prof. Umberto Veronesi.
Alessandra Mauro e Denis Curti, che hanno selezionato le immagini, scrivono: “Abbiamo scelto un
gruppo significativo di 90 fotografie per mettere in mostra il dramma della guerra e offrire una
lettura critica a partire proprio dalle immagini che hanno costruito, nel tempo, una vera e propria
estetica della guerra.
Gli scatti sono presi ad esempio per il valore simbolico acquisito negli anni e vengono riproposti
oggi con una chiave che mira ad aumentare il grado di consapevolezza dell’osservatore. Ogni
immagine è accompagnata da un testo che racconta la storia stessa dell’immagine, ne ricostruisce
il contesto e ne enfatizza il valore simbolico acquisito negli anni.
Davanti a fotografie che mostrano il dolore, la sofferenza e l’orrore della guerra, alcuni critici
scambiano l’urgenza di raccontare e di creare consapevolezza con pornografia visiva, indifferenza o
ipocrisia. Come se la disponibilità e l’abbondanza d’immagini orribili anestetizzassero chi le guarda,
rispetto all’orrore. Queste accuse verso la fotografia documentaria, in realtà, rivelano qualcosa di
semplice e al tempo stesso pericoloso: un desiderio di non guardare il mondo.
La forza dei fotografi di guerra, invece, risiede proprio nel fatto che non si girano dall’altra parte –
al contrario, si impegnano nel mostrare situazioni che devono essere corrette. Il senso del loro
lavoro si rintraccia nella necessità di partecipazione diretta alle vicende che raccontano (come
Robert Capa, che sosteneva che “se le tue foto non sono abbastanza buone, vuol dire che non sei
abbastanza vicino”), nella volontà di andare in fondo a un fatto giornalistico, nella scelta
consapevole di scattare, di mostrare, di raccontare, di denunciare.”
La fotografia di guerra diventa così un modo per parlare consapevolmente di civiltà
attraverso la sua negazione. Mostrandoci un mondo inospitale, i fotografi ci costringono a
immaginare come potrebbe essere un mondo migliore, o per lo meno un mondo meno peggiore e
le fotografie rappresentano un punto di partenza per una riflessione di tipo etico.
Come ha scritto Cornell Capa: “le immagini, al loro massimo di passione e verità, possiedono lo
stesso potere delle parole. Se non possono apportare cambiamenti possono, almeno, fornire uno
specchio non distorto delle azioni umane e quindi dare una forma alla consapevolezza umana e
risvegliare le coscienze”.

“Le fotografie di questo volume raccontano una parte della recente storia dell’umanità. Si tratta di 90 immagini, celebri o meno celebri, di alcuni tra i conflitti che hanno infestato il pianeta dal 1936 al 2007. La scelta è stata condotta cercando di privilegiare quelle immagini che più di altre avessero un valore non solo di documentazione ma simbolico nell’individuare i diversi aspetti del dramma umano e infinito che è la guerra.” Alessandra Mauro

Fotografi in mostra
Abbas, Eddie Adams, Lynsey Addario, Dimitri Baltermants, Micha Bar-Am, Bruno Barbey, Gabriele Basilico, Werner Bishof, Phili Blnkinsop, Jean-Marc Bouju, Alexandra Boulat, Margaret Bourke-White, Henri Bureau, Larry Burrows, Romano Cagnoni, Robert Capa, Gilles Caron, Francesco Cito, Mario De Biasi, Corinna Dufka, Thomas Dworzak, Stuart Franklin, Leonard Freed, Mauro Galligani, Marc Garanger, Jean Gaumy, Ashley Gilbertson, Stanley Greene, Philip Jones-Griffith, Ron Haviv, Tim Hetherington, Henri Huet, Yevgeni Khaldei, Josef Koudelka, Alex Majoli, Eiichi Matsumoto, Don McCullin, Susan Meiselas, Georges Merillon, Davide Monteleone, James Nachtwey, Paolo Pellegrin, Gilles Peress, Joe Rosenthal, Sebastião Salgado, David “Chim” Seymour, Crhistiane Spengler, Tom Stoddart, Anthony Suau, Gerda Taro, David Turnley, Nick Ut, Peter van Agtmael, Riccardo Venturi, W. Eugene Smith, George Steinmeyer, Laurent Van der Stockt, Francesco Zizola
FOCUS SU FONDAZIONE VERONESI E IL PROGETTO SCIENCE FOR PEACE
La Fondazione Umberto Veronesi nasce nel 2003 allo scopo di sostenere la ricerca scientifica,
attraverso l’erogazione di borse di ricerca per medici e ricercatori e il sostegno a progetti di
altissimo profilo. Ne sono promotori scienziati, tra i quali ben 6 premi Nobel che ne costituiscono
anche il Comitato d’Onore, il cui operato è riconosciuto a livello internazionale.
Al contempo la Fondazione è attiva anche nell’ambito della Divulgazione Scientifica, affinché i
risultati e le scoperte della scienza diventino patrimonio di tutti, attraverso grandi conferenze con
relatori internazionali, progetti per le scuole, campagne di sensibilizzazione e pubblicazioni.
Un progetto ambizioso che, per raggiungere il suo obiettivo, agisce in sinergia con il mondo della
scuole, con le realtà – sia pubbliche che private – nel campo della ricerca e con il mondo
dell’informazione.
Science for Peace: il progetto internazionale promosso dalla Fondazione Umberto Veronesi che
ha come duplice obiettivo la diffusione della cultura di pace e la riduzione delle spese militari.
Premi Nobel, uomini di scienza e di cultura si riuniranno il 18 e 19 novembre nell’Aula Magna
dell’Università Bocconi di Milano e presenteranno al mondo le loro proposte concrete di pace.
Tra i partecipanti anche due Premi Nobel: Harald zur Hausen (Nobel per la Medicina 2008), Shirin
Ebadi (Nobel per la Pace 2003).

Museo dell’Ara Pacis, lungotevere in Augusta (angolo via Tomacelli) – 00100 Roma (RM) Tel.+39 060608 – clicca: MAPPA

Sito del Museo dell’Ara Pacishttp://www.arapacis.it/
Ufficio Stampa Zètema
Patrizia Bracci
p.bracci@zetema.it g.alessio@zetema.it
www.zetema.it
Ufficio Stampa Contrasto
Valentina Notarberardino
vnotarberardino@contrasto.it
Tel.+39 06 328281
www.contrasto.it
www.contrastobooks.com
Ufficio Stampa Fondazione Veronesi
Emma.averna@fondazioneveronesi.it
Elisa.invernizzi@fondazioneveronesi.it
Tel +39 02 76018187

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