THE PLOT IS THE REVOLUTION: due Antigoni, due generazioni, due speranze.

Sabato 29 ottobre 2011, Fondazione Arnaldo Pomodoro, Marco De Meo per MAE

Parola di ritorno, la rivoluzione, in questo momento storico tra “indignados”, movimenti e, molto più semplicemente e veritieramente, uomini allo stremo delle forze, delle risorse e della pazienza. La rivoluzione dei Motus inizia in un sabato pomeriggio milanese in Piazza Affari, dove la compagnia teatrale, pubblico e sostenitori, “occupano” la piazza, per abitare e far vivere di teatro e di pensiero, il luogo simbolo del sistema. Eh sì, perché “la rivoluzione non è niente senza il corpo” afferma Judith Malina durante lo spettacolo/incontro cui assistiamo. Difficile chiamarlo spettacolo, é un incontro di pensieri, di generazioni, di visioni di futuro; malfidenti e facinorosi lo definirebbero un “raduno di sovversivi”, perché si discute e ci si interroga su come resistere al sistema.

The Plot is the Revolution è il primo accadimento che ha inaugurato Making The Plot, nuovo progetto Motus 2011>2068. L’incontro tra i Motus e Judith Malina, anima del Living Theatre insieme a Julian Beck, avviene a New York, dove l’ottantacinquenne Judith vede Too Late!, il secondo contest dei Motus sull’Antigone al Public Theatre, rimanendone colpita. Decidono così di tentare un’esperienza comune. Così é nata l’idea di questo nuovo confronto/contest tra due Antigoni: Judith Malina, (già Antigone nel 1967) e Silvia Calderoli, Premio Ubu come miglior attrice under 30 nel 2009. Dal percorso di Judith Malina nasce il titolo: nel 1968, agli spettatori di Paradise Now, veniva data una mappa in forma di diagramma che rappresentava il viaggio ascensionale dello spettacolo verso la Rivoluzione Permanente. A pié di pagina del diagramma si leggeva The Plot is The Revolution.

E così eccoci qui, la trama è la rivoluzione anche in questo milanese 2011, interrogandoci su un tempo presente e inevitabilmente su un futuro prossimo venturo. Silvia Calderoli interpreta e abita con grande convinzione e capacità le parole e gli stimoli di Judith Malina, coadiuvata in questo mastodontico confronto da due attori del Living Theatre, Brad Burgess e Thomas Walker, e rende straordinariamente l’esplosione di interrogativi che sempre emergono attorno alla parola “rivoluzione”, sia a livello intimo e personale, che a livello più generale e politico. L’incontro tra queste due Antigoni è carico di significati e di aspettative, non solo perché Antigone è stato uno dei capisaldi del Living Theatre, non solo perché Antigone è il cuore dei conflitti tra leggi e morale, tra necessità del cambiamento e ottusità della conservazione. Soprattutto perché questo dialogo tra generazioni diverse, ma incredibilmente vicine, mosse dallo stesso fuoco che induce ancora a credere nel teatro come possibilità di azione e di cambiamento, che riesuma il vocabolo rivoluzione come centro del fare artistico e vera possibilità, è un fondamentale ragionamento su teatro e società. Dal quale, oggi, non si può prescindere. E questa necessità, in questo 29 ottobre 2011 arriva, nella sua pienezza, tanto da commuovere. Come commuove e smuove chiedersi se ha ancora valore, oggi, parlare di rivoluzione. Come cercare risposta in chi ha pagato con la propria libertà l’ardire di diffondere concetti scomodi ai politici? (30 giorni di carcerazione per il Living Theatre nel 1968) La risposta sarebbe ovvia. Le risposte vanno cercate in noi. E il messaggio dei Motus e di Judith Malina è chiaro e forte: “Antigone siamo noi”. La violenza va trasformata in amicizia e il malessere deve essere condiviso affinché le forze possano unirsi e tradursi in azione.

E’ ancora possibile immaginare Brave new world come tanti utopisti hanno fatto in passato? Esistono spazi mentali e geografici per presupporre e tramare epocali ribaltamenti/rovesciamenti o, diciamolo, vere rivoluzioni, nel nostro assopito occidente? Insomma la rivoluzione here and now è ancora concepibile?”

Motus e Judith Malina continueranno a provocare domande tra tanti compagni di viaggio: artisti, critici e spettatori che partecipano a The Plot is the revolution. Domande che alimentano la loro ricerca verso lo spettacolo “animale politico“, che debutterà nel 2013. Attorno all’idea di trama, d’intreccio/tessitura interculturale fra artisti dell’area del mediterraneo, in particolare quelli provenienti da zone in cui sono in atto processi di radicale trasformazione e/o di vera e propria rivoluzione, continueranno Atti Pubblici, Happening per giovani attori e migranti, fra utopie, visioni libertarie e catastrofiche, coinvolgendo artisti e liberi pensatori, giovani attori ma anche anziani, bambini, blogger ed economisti, scienziati, filosofi e rifugiati politici. Noi andiamo a casa stasera, spettatori/attori di un esperimento, di un fatto, di un dialogo fra generazioni, esperienze, voci e fisicità diverse, di un dialogo diretto con noi – infatti ci viene chiesto di lasciare un segno di questo momento con loro prima di andar via -, di un’azione che ci riguarda. E ci sentiamo anche noi vicini, uniti nel credere che vi è ancora una possibilità d’azione, e che il teatro e l’arte ne devono essere i protagonisti.

Motus

THE PLOT IS THE REVOLUTION

ideato e diretto da Enrico Casagrande e Daniela Nicolò

con Silvia Calderoni e Judith Malina (Living Theatre)

con la partecipazione di Thomas Walker e Brad Burgess

e la comunità a-venire di “The Plot”

una produzione Motus

Evento Eccezionale realizzato grazie al sostegno di:

Festival Santarcangelo 41

Fondazione Morra, Napoli

e la collaborazione di Cristina Valenti

http://www.teatroi.org

http://www.motusonline.com

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