Fondazione Marconi: Grandi opere … Grandi. Trent’anni di grandi opere della galleria che segnò una svolta a Milano inaugurando nel 1965 con Valerio Adami, Mario Schifano, Lucio Del Pezzo ed Emilio Tadini

Studio Marconi, 1967, inaugurazione Emilio Tadini, Vita di Voltaire (photograph Enrico Cattaneo)

Fondazione Marconi di Milano (clicca: MAPPA), dal 23 settembre al 17 novembre 2011, con inaugurazione giovedì  22 settembre alle ore 18:00, Grandi opere … Grandi. Opere di Valerio Adami, Enrico Baj, Gianni Colombo, Lucio Del Pezzo, Bruno Di Bello, Antonio Dias, Lucio Fontana, Hsiao Chin, Louise Nevelson, Giulio Paolini, Gianfranco Pardi, Arnaldo e Giò Pomodoro, Mimmo Rotella, Mario Schifano, Emilio Tadini, Giuseppe Uncini, Franco Vaccari, William Wiley, Adriano Altamira, Davide Benati, Alighiero Boetti, Enrico Castellani, Bruno Ceccobelli, Piero Dorazio, Marcello Jori, Giuseppe Maraniello, Richard Hamilton, Aldo Spoldi, Joe Tilson, Lee Ufan.

Il padre di Giorgio Marconi si chiamava Egisto. Era operaio laccatore e, finita la prima guerra mondiale, a Milano, si mise a fare cornici. Agli inizi degli anni Trenta, malgrado la crisi che arrivò dall’America, aveva una ventina di operai con i quali produceva soprattutto per i musei. “Ancora oggi la maggior parte delle cornici della Pinacoteca di Brera sono sue” (* vedi nota). Egisto Marconi inventò un nuovo modo di fare cornici. Le case stavano  cambiando e scomparivano le pesanti tappezzerie arabescate: diventavano più chiare, “per cui non c’era più bisogno di quelle cornici pesanti, nere o dorate, che bloccavano il quadro come uno stipite per renderlo visibile rispetto allo sfondo dei muri”.  Egisto imparò a farle anche seguendo i suggerimenti degli stessi artisti con i quali intratteneva un rapporto stretto. Nacquero le cornici “tipo Sironi, tipo Carrà, tipo Campigli…“. Lui regalava cornici e loro contraccambiavano con i quadri.

Valerio Adami, Professione pittore, 1974, Acrilici su tela, 210x350

Giorgio Marconi imparò, assistendo il padre, a preparare il gesso per le cornici, a scegliere le patine d’oro o d’argento, o i colori tenui, a non prevaricare l’opera con il suo contorno e, soprattutto, a entrare in rapporto con gli artisti.  Frequentava anche l’Università  – medicina – e scriveva per il giornale universitario dei suoi incontri con “Funi il taciturno, Sironi l’aggressivo, de Pisis il sognatore…“. Poi, suo padre,  gli presentò una nuova leva di artisti con i quali entrò subito in sintonia: “Andai nei loro studi e le loro opere mi apparvero subito intriganti”. Erano Adami, Baj, Arnaldo e Giò Pomodoro.

Marconi non fece il medico e continuò l’attività del padre. Con i collezionisti e gli artisti si mise a viaggiare e a frequentare altri artisti e gallerie. Londra, poi gli Stati Uniti ma, soprattutto, Parigi “perché quello era il vero centro culturale dell’epoca per le avanguardie”.

Alla fine degli anni cinquanta , a Milano, le gallerie erano poche e, quasi tutte, già legate a maestri affermati.  Non era facile esporre, per i giovani. “Un luogo per esporre era il Premio San Fedele, aperto ai nuovi fermenti creativi. C’era inoltre Arturo Schwarz che si occupava di dadaisti e surrealisti … e la Beatrice Monti della Galleria dell’Ariete che trattava i giovani artisti americani e inglesi. Con loro iniziai ad avere occasioni di lavoro … e così pure con Carla Pellegrini della Galleria Milano, con Carlo Cardazzo del Naviglio e con Peppino Palazzoli della Galleria Blu. ”

Emilio Tadini, Museo dell'uomo, Festa e forma del cibo, 1974, acrilici su tela, 260x600

Marconi stabilì accordi con numerosi artisti e organizzò mostre. Mancava, però, ancora uno spazio espositivo “tutto per i giovani, un punto di riferimento, di scambio, di incontro tra artisti, collezionisti, nuovi appassionati, critici, intellettuali…”. “Dall’interno di un cortile di via Tadino, al secondo piano, è partito il grande fiume: era il 1965, e l’11 novembre riuscimmo a inaugurare la nostra prima mostra. Ormai eravamo grandi, io avevo trentacinque anni, Adami trenta, Schifano trentuno, Del Pezzo trentadue, Tadini trentotto. Alcuni erano sposati e anche padri. Era ora di fare sul serio.” Nacque lo Studio Marconi.

Mario Schifano, Corpo in moto e in equilibrio, 1963, Smalto e grafite su carta intelata, 220x300

Milano diventò rapidamente luogo d’arte internazionale. Si moltiplicavano gli scambi tra gallerie. E Studio Marconi cominciò a collaborare stabilmente con un folto gruppo di artisti, critici, fotografi, giornalisti, idealisti, sognatori…. Via Tadino diventò sede di incontri quotidiani tra persone che lavoravano insieme. Studio Marconi era  galleria ideale in un periodo di Ideali, in un mondo che poteva cambiare in qualunque direzione, in una città di Milano governata da una grande borghesia che sapeva dare, oltre che prendere.

Arnaldo Pomodoro, Segmento, 1970 -71, Bronzo, 25 x 170 x 70

Oggi, in un mondo che cambia e che può cambiare – ancora, come sempre – in qualunque direzione, in piena crisi economica, sociale e culturale: in una città depressa ma piena di risorse, chiusa e pragmatica, nella quale i giovani fanno fatica davvero a lavorare e a vivere (ma anche il periodo della ricostruzione, dopo la guerra, non era uno scherzo, crediamo) si attende che una luce nuova rischiari un qualunque “nuovo inizio”. Chissà se Milano potrà  ri-comprendere che l’Arte e la Cultura valgono – e fruttano, nel tempo – più di qualunque manuale di economia. Chissà se “verso”  l’Expo (periodo molto più decisivo di quello di svolgimento dello stesso Expo) si avvererà la magia – semplice e bastante, nonostante tutto – che consiste nella rinascita della fiducia nell’innovazione. L’Italia investe troppo poco in Istruzione, Ricerca e Cultura. Ce lo dicono tutti… STOP.

Lucio Fontana, Concetto spaziale. Teatrino, 1965, Idropittura su tela nera e legno bianco laccato, 178 x 192

Ci siamo accorti che la “riapertura” delle attività espositive di questo autunno (e non solo a Milano) prevede un numero elevatissimo di mostre collettive. Crediamo che questo sia dovuto, da una parte, alla crisi – che spinge i galleristi a minimizzare i rischi – dall’altra, come nel caso di Grandi Opere … Grandi alla Fondazione Marconi, alla volontà di ravvivare un fuoco che sta smorzandosi.   Grandi Opere … Grandi è una mostra al quadrato. E’ importante per il livello delle opere esposte. E’ vitale perché fornisce un modello. E’ Milano che si risveglia. E’ la città internazionale che potrebbe tornare – eroicamente? – a esistere a dispetto della crisi. E’ l’esempio evidente – storicizzato e appeso alle pareti della Fondazione Marconi di via Tadino dal 23 settembre al  17 novembre 2011 – di una generazione di artisti – e galleristi – che ha superato la povertà del dopoguerra italiano e ricostruito tutto.

(*i virgolettati si riferiscono a un’intervista rilasciata da Giorgio Marconi a Natalia Aspesi per il volume, edito da Skira nel 2004, Autobiografia di una galleria – Lo Studio Marconi 1965/1992)

Gianfranco Pardi, Diagonale, 1982, Acrilici su tela, 200 x 300

Grandi opere … Grandi

Inaugurazione mostra: 22  settembre 2011 ore 18 

… Sono stato sempre affascinato dalle opere di grande formato e talvolta di grandissimo. Le ho sempre collezionate pensando un giorno di fare “un museo di Grandi opere”. Sono passati cinquant’anni … chissà. Mi fa piacere presentare in questa occasione parte della mia collezione insieme ad alcune opere provenienti dai miei collezionisti.

                Giorgio Marconi

Giovedì 22 settembre la Fondazione Marconi presenta la mostra Grandi Opere … Grandi, allestita su tutti e quattro i piani dello spazio di via Tadino, dedicata appunto alle opere di grande formato.

Mimmo Rotella, Mitologia, 1962, Dècollage su tela, 164 x 190

Gli artisti selezionati sono quelli con cui Giorgio Marconi ha lavorato, tra cui Valerio Adami, Enrico Baj, Gianni Colombo, Lucio Del Pezzo, Bruno Di Bello, Antonio Dias, Lucio Fontana, Hsiao Chin, Louise Nevelson, Giulio Paolini, Gianfranco Pardi, Arnaldo e Giò Pomodoro, Mimmo Rotella, Mario Schifano, Emilio Tadini, Giuseppe Uncini, Franco Vaccari, William Wiley… ma anche Adriano Altamira, Davide Benati, Alighiero Boetti, Enrico Castellani, Bruno Ceccobelli, Piero Dorazio, Marcello Jori, Giuseppe Maraniello, Richard Hamilton, Aldo Spoldi, Joe Tilson e Lee Ufan.

Le opere esposte vanno dall’inizio degli anni sessanta fino alla fine degli anni ottanta. Quasi tutte a partire dai 2 metri, sono scelte per il formato grande e anche per l’importanza all’interno della produzione del singolo artista.

Quindi opere di grande formato, ma anche, come suggerisce il titolo della mostra e confermano poi i nomi dei protagonisti,  di notevole importanza.

Lucio Del Pezzo, Casellario 40 elementi, 1974, Colore acrilico e collage su legno, 224 x 350

Fondazione Marconi Arte Moderna e Contemporanea

Via Tadino, 15, 20124 Milano

Tel. 02 29 41 92 32  fax 02 29 41 72 78

info@fondazionemarconi.org

www.fondazionemarconi.org

Inaugurazione mostra: 22 settembre 2011 ore 18

Durata mostra: 23 settembre – 17 novembre 2011

Orari: martedì – sabato h 10,30 – 12,30 e 15,30 – 19

Ingresso gratuito

Ufficio stampa: Cristina Pariset tel. 02-4812584 fax 02 4812486 – cell 348-5109589   cristina.pariset@libero.it

Hsiao Chin, La vita quotidiana è più importante delle cose del mondo, 1961, Inchiostri su tavola, 290 x 150

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