Sylvie Bonnot: Dessins de Papier e Dessins/Photos, Centre d’Art Contemporain du Luxembourg Belge, 11 settembre – 16 ottobre 2011

André Malraux affermò che “les grands artistes ne sont pas les transcripteurs du monde, ils en sont les rivaux” (Les Voix du silence, 1951). La conseguenza di questa verità è che l’immagine prodotta dall’arte può non essere ridotta alla riproduzione del mondo esteriore, ma la forma data a un mondo interiore. Il mondo interiore ha potuto, così, veleggiare – con il vento in poppa e senza uragani – per un altro buon mezzo secolo di storia dell’arte.

Ci sarebbero due mondi. Entrambi visibili, quindi. Quello esteriore viene prima. Mentre l’altro, che permette all’artista di rivaleggiare, dopo. Anzi: contro, giacché vi si oppone volendolo superare.

Certo, fino a metà del secolo scorso non ci si poneva al mondo, o a sua sorella Natura, con altre intenzioni se non quelle di misurarla, ordinarla, progettarla, utilizzarla, sfruttarla…
Noi, oggi, siamo convinti che sia prudente non prosciugarla o distruggerla.
Il nostro rapporto con il mondo è cambiato. Sentiamo che dobbiamo trattare. Cediamo al dialogo. Instauriamo una relazione ben diversa con ciò che non vogliamo annientare. Siamo legati ad una Natura che – dimostratamente – è meno “matrigna” di quanto possa esserlo l’uomo. E questa ragione nuova porta con sé altre novità…

Il sentimento del Sublime – il piacere che si prova osservando la potenza o la immensità di una cosa che potrebbe distruggere chi la guarda, il Sublime dinamico kantiano – non è più lo stesso, dopo la bomba atomica. L’umanità è in grado di distruggere il mondo, di annientare se stessa in un’ora, di ripetere l’atto della creazione clonando esseri viventi e pomodori sciapi (ma belli e duraturi!). Cosa dipingerebbero, oggi, William Turner e Caspar David Friedrich? E ancora, lo metterebbero in rete, in Internet? Ne scoveremmo in Facebook le opere chiedendo loro amicizia?…

Ci sono artisti che vivono con forza – e fatica – un dialogo con il mondo esperibile, Naturale, sulla base di questi nuovi legami, riuscendo a produrre un’arte non trascrittiva, moderna e di sicuro valore. Una di questi è Sylvie Bonnot (1982, vive e lavora a Parigi). Terrà una mostra personale, 11 settembre – 16 ottobre,  al Centre d’Art Contemporain du Luxembourg Belge (CLICCA: MAPPA) per la quale consigliamo vivamente un viaggio.

link al CACLB: http://www.caclb.be/
link al sito di Sylvie Bonnot: http://www.sylviebonnot.com/default.asp?lg=

Sophie Eloy (Musée de la vie romantique) e François Michaud (Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris), scrivono di Sylvie Bonnot:
“(…) Est-ce réduire le territoire jusqu’à ce qu’il se rapporte à l’échelle humaine ou expanser le corps jusqu’à ce qu’il ne connaisse plus ses limites ? Il s’agit dans les deux cas de mesurer et donc de se mesurer à la nature ; en fin de compte, de trouver un accord homothétique. Sylvie Bonnot parle de la violence des éléments, de leur absence de pitié pour elle mais elle dit également comment elle les prend à bras-le-corps dans le laboratoire, comment elle maîtrise la chimie, le papier, la lumière jusqu’à l’épuisement et à l’apparition de l’image.”

Insistiamo, su questo concetto di omotetìa – in matematica, omografia tra due spazi affini – e cioè di parallelismo, di scrittura e segno che hanno un’origine comune a ciò a cui alludono. Sylvie Bonnot ha vissuto – e a lungo – le inquadrature fotografiche. I suoi viaggi / appostamenti hanno prodotto una esperienza sinestetica completa del “paesaggio”. Se Paesaggio è la forma dell’ambiente con il quale ci relazioniamo in un dato istante, per la Bonnot è diventato luogo nel quale la memoria del corpo si fonde con l’immagine…

E questa memoria perdura nei sentieri (o strade) che percorrono successivamente l’immagine fotografica: con colori puri, contrastanti con il bianco e nero della fotografia. Strade che si biforcano, che deviano improvvisamente, la cui geometria è cavallo tra gestualità “espressionista astratta”, automatica e progettazione architettonica di “vuoti” e di “pieni”. I pieni occultano. I vuoti mostrano. E, in mostra, è una natura densa di contrasti violenti: acque tempestose e rocce imponenti, cieli e nuvole scurissime…

Sylvie Bonnot continua la strutturazione di questo Sublime Omotetico anche nei Disegni di Carta, dove i paesaggi si traspongono in linee e strati ed il vento che urla tra rocce in piegatura di carta.

Scrive la stessa Bonnot:
“(…)Mes Dessins de Papier sont mes pierres et mes icebergs ; les photographier c’est vivre un autre contact physique avec les lieux et avec l’instant des prises de vue.”
“(…)Mes pliages se sont transformés en fantômes, en résonance de pierres. Ils effleurent les lignes des icebergs d’Hokkaido et du Spitzberg Oriental. Les traces dessinées, extraites des paysages sont devenues épaisseurs dans le bruissement du papier froissé. Ce bruit s’est imposé au cours de mes réalisations. Le bruit m’était déjà important: fracas des vagues sur les falaises de jour, considérablement accentué au creux de la nuit, le vent, qui s’engouffre dans les vêtements, brûle les oreilles, le vent hurle aux pierres, le vent disperse, efface; de bruit de mes pas. Le papier, membrane sonore, caisse de résonance, se déploie dans l’espace de l’atelier ; mouvement des grandes feuilles soulevées et torturées dans la rythmique dessinée, martèlement du graphite.”

Non possiamo che augurarci di vedere – presto – Sylvie Bonnot in mostra anche a Milano!

Mostre personali recenti di Sylvie Bonnot:
2010 14868 Kms, La Porcherie (Ménétreux le Pitois, Bourgogne)
2008 Eros est un Rocher, Haus Burgund (Mayence, Allemagne)
2007 Sans titre, Galerie du Larith (Chambéry)
2005 Plein Air, Fremantle Art Centre (Perth, Australie)
2005 Reflection on the Line, Moore’s Building Contemporary Art Gallery (Fremantle, Australie)
2005 Stroke I, Margaret River Ressource Centre (Margaret River, Australie)

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